mercoledì 3 febbraio 2016

Bear Market 2016 ….again

Bear Market 2016 ….again


Il primo mese di questo 2016 è stato indubbiamente uno dei peggiori mesi della storia dei mercati finanziari. Il Bear Market ha avuto la meglio e gli investitori hanno fatto più o meno tutti la fine di Di Caprio nell’ultimo film (Revenant) .
La situazione va analizzata su più fronti cercando di interpretare al meglio la possibile evoluzione futura da questi livelli.

1) I mercati negli ultimi 5 anni sono stati drogati/tranquillizzati dalla politica monetaria ultra-espansiva delle banche centrali di tutto il mondo. A parte la Fed tutte le altre banche centrali mondiali continuano ad assumere un atteggiamento molto flessibile ed espansivo per sostenere i mercati. Va sottolineato che la scorsa settimana la Banca Centrale Giapponese ha portato il tasso ufficiale di riferimento in territorio negativo a -0,1%. A seguito di questa manovra a livello mondiale si è raggiunta la cifra record di 5.500 Miliardi di dollari di titoli di stato in territorio con rendimento negativo, e tale cifra è probabilmente destinata ad aumentare nei prossimi mesi quando anche la BCE adotterà ulteriori manovre espansive. 


La prima domanda che viene spontanea porsi è : “ha senso per un investitore investire in titoli a rendimento negativo?” La risposta banale sarebbe no ma la realtà e che c’è talmente tanta paura di perdere ingenti quantità di soldi a causa della fortissima volatilità che caratterizza i mercati che si investe quel capitale in titoli sicuri a rendimenti leggermente negativi (come se fosse un assicurazione). Contemporaneamente la liquidità del sistema finanziario non è bassa anzi denota un immobilismo preoccupante tra gli investitori come nella crisi del debito sovrano in Europa tra e 2011 e 2012.
Il grafico sottostante mostra l’excess liquidity dell’Eurozona e come si può notare negli ultimi mesi c’è stato un nuovo picco simile a quello registrato a giugno 2012. 


Siamo ormai in un nuovo mondo quello definito ZIRP (Zero interest-rate policy) e in alcuni casi anche sotto zero (Svizzera e Germania). 




I titoli di stato tedeschi sono scesi a nuovi minimi assoluti sulle scadenze fino a 7 anni. Impressionante pensare che un titolo a 5 anni renda -0,24% all’anno, mentre per trovare un rendimento positivo bisogna allungarsi a titoli che scadono nel 2024. Un decennale rende appena lo 0,29%. A fianco i rendimenti euribor su varie scadenze. Va segnalato che l’euribor a 3 mesi a cui sono legati molti mutui è in territorio negativo (-0,16%). Gli Euroswap sono tutti negativi fino a 4 anni (-0,05%)
Questi tassi esprimono un concetto molto semplice: nei prossimi anni non ci sarà inflazione e anzi c’è un concreto rischio di deflazione o di perdita di valore da altri asset finanziari/reali altrimenti tutto ciò non sarebbe coerente. La storia ci insegna che il mercato ha sempre ragione e conosce ragioni che la ragione non concepisce.
Difficile comunque immaginare che le banche centrali adottino politiche monetarie restrittive nei prossimi 12 mesi dato lo scenario macroeconomico mondiale attuale che sembra impostato verso una stagnazione/rallentamento economico.
)  2) Crisi Cinese: Il tracollo della Borsa cinese appare giunto ad un livello significativo almeno da un punto di vista grafico visto che sono stati raggiunti i livelli di fine 2014 e le quotazioni sembrano aver trovato un debole supporto in area 2620 punti dove transita la media mobile a 200 settimane.
In un contesto di stabilizzazione economica e di dati macro coerenti con le aspettative di crescita della Cina le quotazioni dovrebbero assestarsi attorno a questi livelli. Qualora dovessimo invece trovarci davanti ad un violento rallentamento economico/recessione le quotazioni potrebbero anche tornare in area 2000 punti sui valori minimi del 2013.


1 3)  Petrolio e Materie Prime: Le quotazioni continuano a rimanere su valori estremamente bassi (30$), attorno ai minimi registrati durante la crisi 2008-2009. Di per se non è un elemento negativo per la crescita economica europea anzi visto che in tal modo risparmiamo miliari di euro ogni anno da poter spendere in attività produttive ed in consumi ma i rischi a livello globale di qualche default di big player del comparto petrolifero e di conseguenza di qualche grande banca a livello mondiale possono rappresentare un concreto pericolo per l’economia mondiale. 



1 4)   Rischi di deflazione. Gli ultimi dati disponibili parlano di un inflazione ancora molto anemica in europa e i rischi di avere ulteriori rallentamenti nei prossimi mesi appaiono evidenti anche dalle parole di Draghi e degli altri esponenti della BCE.  Il forward swap 5x5 europeo ha toccato nuovamente 1,5% valore minimo che fu toccato a gennaio 2015 quando Draghi lanciò di fatto il quantitative easing per contrastare il rischio deflattivo. Probabile in tal senso una manovra significativa da parte della BCE nella prossima riunione di Marzo.



Da segnalare che anche il 5X5 forward swap americano è letteralmente crollato nelle ultime settimane passando da 2,70% di dicembre 2015 al 2,29% attuale valore già toccato a Gennaio 2015. Anche in questo caso le aspettative di inflazione in America sono molto più basse di 1 mese fa . 

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    5)   Crescita degli utili e crescita economica. Negli ultimi mesi del 2015 la crescita economica a livello globale sembra essere in deciso rallentamento. Nei prossimi mesi avremo i dati ufficiali ma di certo gli ultimi dati macroeconomici hanno segnalato un rallentamento dei vari indici predittori del tessuto economico sia in Europa sia in Cina che in America.

1 6)    Tensioni quasi alle stelle sui mercati finanziari: 



Da inizio 2016 tutti i mercati azionari mondiali sono in territorio negativo con performance che in molti casi superano il 10%. Da segnalare che il momento magico dell’Italia sembra essersi interrotto a fine 2015. Infatti a livello europeo è il peggior listino di questo 2016 con una perdita del 17%. Ad appesantire il listino italiano sono state principalmente le banche che hanno accusato una perdita del­ 26,3% (indice It8300 delle banche italiane). 



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