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martedì 7 febbraio 2017

E lo Spread torna a 200 bps


L'inizio di questo 2017 per i mercati obbligazionari non è stato semplice. Negli ultimi giorni a causa delle tensioni politiche nazionali ed internazionali lo spread tra i titoli di stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund) ha raggiunto quota 200 bps, un livello  chiave  che non veniva toccato da Gennaio 2014. 


Dai minimi toccati a marzo 2015 quando venne registrato un valore record di appena 89 bps in seguito all'avvio del piano di acquisti di titoli di stato della BCE (Quantitative Easing), lo spread è risalito di oltre 110 bps portandosi a ridosso della soglia critica di 200 bps.  
Osservando il grafico si può chiaramente osservare un cambio di rotta della tendenza dello spread a partire da metà 2016 quando , dopo una fase di trading range tra i 100 e 130 bps, vi fu una prima impennata a seguito della Brexit. L'elezione di Trump, il cambio di rotta della politica monetaria della Fed, e l'aumento dei fronti nazionalisti in Europa, le dimissioni di Renzi e sopratutto la grande incertezza politica italiana sulle prossime elezioni ha riportato la tensione del mercato a livelli che non si vedevano da 3 anni e mezzo.  


Il comparto dei titoli governativi a tasso fisso da inizio 2017 accusa un calo del 2,52% trascinato al ribasso dalla Francia (-3,3%) dall'Italia (-3,32%) e dal Belgio (-3,13%). Unico paese che si è difeso in questa fase è stata la Germania che da classico fly to quality ha registrato un calo meno vistoso (-0,97%) . 
Da segnalare il balzo delle volatilità sia a 20 giorni che annuali ( a 260 giorni). Per l'Italia si parta di una volatilità annua sul comparto del 4,73% e quella a 20 giorni è salita addirittura al 5,23%. 



Interessante analizzare anche la volatilità sul comparto a vari intervalli temporali (20, 100 e 200 giorni) . Dai minimi toccati ad agosto 2016 c'è stata una vera e propria impennata con la volatilità a 100 giorni risalita a 4,86% su livelli che non si toccavano da dicembre 2016. 

Analizzando gli ultimi 6 mesi la situazione appare ancor più seria :


Le perdite sul comparto dal 12 agosto sfiorano il 6% con l'Italia che accusa la peggiore performance tra i paesi europei con un -7,36%. 



Evidente l'aumento dei rendimenti per tutti i paesi da quella data con particolare evidenza per i titoli a scadenza più lunga quali decennali e trentennali in particolare. Il 30 anni tedesco ha accusato un calo del 15,8% in 6 mesi per dare l'idea del movimento in atto. Il 30 anni italiano è salito di 146 bps sfiorando il 3,50% di rendimento a scadenza . In 6 mesi chi avesse comprato questo titolo avrebbe perso 1/4 del proprio capitale...un vero affare come investimento. 


Va segnalato che i titoli a 2 anni italiani hanno subito l'aumento maggiore (+13bps) tra tutti i paesi europei e che ora rendono addirittura di più di quelli portoghesi. 

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane ma di certo la volatilità rimarrà ancora elevata date le numerose incertezze politiche a livello europeo. 


giovedì 24 novembre 2016

In Questo mondo di tassi….in questo mondo di eroi..



Era il 1988 quando Antonello Venditti fece scalpore nella musica italiana con la canzone "In questo mondo di Ladri".... Dopo quasi 30 anni il mercato dei titoli di stato ha vissuto le peggiori 2 settimane degli ultimi 26 anni sia in termini di volatilità sia in termine di perdite assolute. Si stima che a livello globale le perdite siano state vicine ai 2 Trilioni di dollari, ovvero 2000 Miliardi di dollari! 

Gli ultimi 20 giorni sono stati caratterizzati da uno spiccato aumento della volatilità sul mondo tasso. In particolare è stata l’elezione di Donald Trump a scatenare una vera e propria corsa dei rendimenti dei titoli di stato americani che hanno condizionato l’andamento dei tassi a livello mondiale. Dopo la Brexit, da un punto di vista politico ed internazionale appare chiaro che qualcosa sta cambiando e all’orizzonte ci aspettano molte novità nei prossimi mesi/anni.   Rispetto alla campagna elettorale Trump è sembrato da subito più equilibrato e ha parlato subito di alcuni punti chiave che son piaciuti ai mercati azionari:
1) Agevolazioni fiscali e riduzioni delle aliquote fiscali per la classe media americana. Inoltre vuole abbassare le tasse federali sulle imprese dal 35% al 15%, abolire la tassa di successione e fare un condono per un rientro dei capitali dall’estero. 
2) Aumento dei posti di lavoro ( 25 milioni) e aumentare la Crescita del Pil al 3-4% annuo. 
3) Commercio internazionale più protezionistico. 
4) Immigrazione: Costruzione di un muro con il Messico ed espellere 11 milioni di immigrati irregolari.
5) Politica estera: lotta al terrorismo per sconfiggere ISIS e nuovo piano per la sicurezza nazionale portando l’esercito a 540mila unità, 350 navi, 1200 caccia e 36 battaglioni dei marines.

Questa politica economica dovrebbe spingere l’economia e l’inflazione al rialzo e la prima reazione da parte degli investitori è stata da una parte di comprare azionario e dall’altra di vendere titoli di stato. 




Come si può osservare dal grafico sovrastante la reazione dell’indice SP500 è stata impressionante con un rialzo di oltre il 5% nell’ultimo mese. Infatti dopo aver toccato la media mobile a 200 giorni l’indice è rimbalzato superando di slancio i massimi precedenti e portandosi sui nuovi massimi assoluti. Dinamica identica anche per il più famoso indice mondiale Dow Jones Industial Average che si è portato per la prima volta nella storia al di sopra dei 19000 punti e sembra proiettato verso quota 20.000. 
Da inizio 2016 la situazione del mercato azionario mondiale mostra una dispersione di rendimenti molto varia. La palma d’oro spetta sicuramente al mercato brasiliano bovespa che dopo un avvio di anno non particolarmente brillante, ad oggi mette a segno uno stratosferico +43% ( che diventa +71% sommando la rivalutazione del real brasiliano). Molto bene anche l’andamento dell’indice americano Dow Jones che sfiora un rialzo del 10% da inizio 2016 (+12,6% considerando l’apprezzamento del dollaro). Se per il Giappone tutto sommato l’anno non è stato particolarmente entusiasmante ( Tokyo -3,68% che diventa un +5,4% considerato lo Yen) , l’area Euro è sicuramente quella che ha subito le perdite peggiori. L’indice Eurostox sta perdendo circa un 7% da inizio anno ma vi sono notevoli differenze tra paese a paese. La Germania (Dax)  risulta il paese più difensivo con un -0,4% merito del forte movimento del dollaro contro l’euro che permette alle aziende tedesche di esportare molti beni e servizi all’estero. La Francia (Cac40) perde un 2% da inizio anno mentre Madrid ( IBEX) perde circa un 9%. Maglia nera del lotto europeo è l’Italia con un -22,6% a causa del crollo delle banche italiane (con l’indice delle banche italiane che ha perso oltre il 40% da inizio anno). Bene invece Londra che mette a segno un +9% nonostante la Brexit ( -5% considerando il crollo della sterlina).


Sul fronte obbligazionario si è invece scatenata una vera e propria tempesta perfetta. I titoli di stato americani sono saliti ai massimi dell’anno con il decennale americano che ora rende il 2,35%. Il rialzo messo a segno da luglio/agosto è vicino ai 100bps. Notevole anche l’inclinazione della curva americana che ha visto risalire anche i rendimenti sulle scadenze più brevi. Ad esempio i titoli a 2 anni rendono l’1,12%.





Il 5X5 forward Swap è risalito ai massimi da Gennaio al 2,58% (quasi 60bps negli ultimi giorni, e 90 bps dai minimi di luglio). Il Breakeven decennale americano è risalito all’1,95% valore massimo dall’autunno 2014.  




Il recupero delle quotazioni del petrolio passato da 26$ di febbraio ai 48$ attuali al barile si è iniziato a trasferirsi sulle aspettative degli operatori sulle dinamiche di inflazione. La riunione dell’Opec del 30 novembre sarà molto importante in tal senso.


Dal 12 agosto a ieri 23 novembre queste sono le variazioni in Basis Point delle varie curve dei tassi: 



Come si può osservare il movimento è stato molto marcato soprattutto per l’Italia che ha visto i btp soffrire in modo significativo con rialzi superiore ai 100bps sia per la parte centrale della curva (7-10Y) sia per la parte extra-long (30y +115bps). 

Cosa significa tutto ciò? Che se avevate comprato un btp a 30 anni per ferragosto a quasi 130 oggi è circa 20% più in basso a circa 104 ( il 14 novembre aveva toccato quota 99)  E poi dicono che è l’azionario il comparto volatile! 



Se osserviamo la pagina degli spread dei titoli di stato dei principali paesi al mondo emergono alcuni punti salienti: I rendimenti dei titoli a 10 anni di quasi tutti i paesi sono tornati in territorio positivo (a parte la svizzera) . La Grecia è stato l’unico paese che in questa fase ha visto diminuire i propri tassi di interesse e il proprio spread nei confronti della Germania (oggi 666bps). Gli spread periferici sono saliti a livelli che non si registravano da 2 anni, in particolare quello tra BTP e Bund risalito a 180 bps a causa delle tensioni pre-referendum del 4 di dicembre. Ai nuovi record storici anche lo spread tra titoli di stato americani e bund tedeschi (209bps a causa del forte movimento sul dollaro e dal mutato approccio alla politica monetaria da parte della FED e della BCE). Da segnalare anche l’aumento degli spread dei paesi core e semi-core,  emblematico in tal senso l’aumento dello spread tra Francia e Germania a quasi 50 bps dai minimi di 20bps di luglio. 


Osservando il grafico del btp decennale si può osservare come negli ultimi mesi il rendimento sia passato da 1,04% al picco del 2,20% di alcuni giorni fa.  In altri termini un eventuale investitore che avesse comprato sui minimi di rendimento il btp decennale starebbe perdendo oltre il 10%.   

Se ne evince da questi movimenti che al crescere dei rendimenti anche gli spread si sono ampliati e probabilmente per vedere dei cali significativi da questi valori dovremo aspettare importanti tornate politiche e numerosi interventi da parte delle banche centrali.


Per quanto riguarda le aspettative di inflazione in Europa post elezioni di Trump si può osservare una decisa risalita delle quotazioni. L’inflation Swap decennale è risalito a 1,31% mentre a luglio eravano scesi sotto l’1%. L’inflation Swap 5x5 usato da tutti gli operatori di mercato come aspettative di inflazione tra 5 anni per 5 anni è risalito all’1,6% dall’1,25% di questa estate. Si tratta dei livelli più elevati da Gennaio 2015.



Per quanto riguarda lo Spread tra btp e bund si può notare come il livello attuale sia il massimo dal 2014 e sia tornato sui livelli pre-crisi 2011 quando sfiorò i 200 bps. I 200 bps rimangono un livello di guardia estremamente significativo che qualora venisse violato a seguito di un risultato avverso del referendum (vittoria del no?) ed accolto negativamente dal mercato potrebbe innescare una serie di stop loss per portarlo in area 250bps. Considerando che la Bce è molto attenta sul tema e che si tiene pronta a scendere in campo con qualsiasi strumento per mantenere la stabilità del sistema ed evitare una crisi sistemica (parole di Constancio) mi sembra difficile che possa essere valicato tale livello. Al contrario è ipotizzabile che il mercato si sia già orientato su un esito negativo del referendum e che, di conseguenza, lo spread possa tornare in area 150bps nelle prossime settimane qualsiasi sia l'esito del referendum. In tal senso basta pensare a cosa è accaduto nei giorni post referendum Brexit con lo spread che era rientrato rapidamente ad un livello normale di 130bps.  Ad ogni modo, dato lo scenario complessivo sui tassi ed il mutato atteggiamento della Fed, la fase di relativa tranquillità che ha vissuto lo spread negli ultimi 2 anni (spread tra 88bps e 150bps) sembra alle spalle e dovremo abituarci probabilmente ad un nuovo regime di volatilità. 




Per concludere, prima di Natale dovremo seguire con molta attenzione questi eventi…perché il 2016 non è ancora finito e tante cose possono accadere: 
1) 30 Novembre   ( Riunione Opec) 
2) 4 Dicembre (Referendum Costituzionale Italiano) 
3) 4 Dicembre ( Elezioni presidenziali austriache)
4) 5-8 Dicembre ( Corte suprema Britannica si riunisce per valutare art.50 su Brexit)
5) 8 Dicembre ( Meeting BCE in cui potrebbe esserci estensione del quantitative easing) 
6) 14 Dicembre ( Meeting Fed in cui la Yellen dovrebbe alzare i tassi di 25 bps) 

martedì 5 aprile 2016

Il Bund decennale rende lo 0,09%


Il bund decennale tocca dei nuovi minimi assoluti. Attualmente gira allo 0,09% mentre rimangono stabili o in leggera crescita gli spread con gli altri paesi. Impressiona il fatto che per trovare un rendimento positivo sulla curva tedesca bisogna spingersi a 10 anni. Il titolo tedesco a 9 anni oggi è infatti sceso in territorio negativo a -0,03%. Va sottolineato che questo titolo l'anno scorso sui minimi assoluti di aprile toccò lo 0,05% prima di iniziare una fase estremamente volatile che lo portò nel giro di pochi mesi all'1%. 

martedì 22 gennaio 2013

La crisi è finita o almeno i mercati stanno scontando questo


Sono passate alcune settimane dal mio ultimo post e il mercato è drasticamente cambiato nell'ultimo periodo. Cerchiamo di fare il punto della situazione dopo le ultime evoluzioni dei vari mercati internazionali. 

1) La crisi europea sembra volgere al termine, i mercati stanno scontando la fine del contagio dei paesi dell'area euro periferici e i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni sono scesi violentemente su valori più accettabili e sostenibili rispetto a quelli di un anno fa'.


Le variazioni dell'ultimo anno parlano chiaro con un vero e proprio crollo dei tassi di interessi della Grecia ( da oltre il 30% al 10,45% odierno) del Portogallo ( dal 14% al 6,095 odierno) e dell'Italia ( dal 6,25% al 4,23% di oggi). Miglioramenti significativi anche per Francia, Germania e Spagna ( che potrebbe essere la vera sorpresa del 2013 ) .

A dir poco sorprendente la performance messa a segno dal btp decennale italiano da quanto si è insediato il governo Monti è passato dal 75 al 4,22% odierno. ( In altre parole un investitore che avesse comprato i btp nei giorni di tensione di novembre 2011 avrebbe realizzato un guadagno vicino al 30%...) 

2) Osservando il grafico sottostante del rendimento del btp decennale appare evidente che siamo tornati su dei livelli che non si vedevano da ottobre 2011 e la tendenza sembra proiettare tale rendimento attorno al 3,80%-4% di rendimento (valore strutturale di lungo periodo e a mio avviso sostenibile per l'attuale situazione economica dell'Italia). 



3) Per quanto riguarda gli indici azionari la situazione è stata a dir poco positiva nell'ultimo trimestre del 2012 e anche in questa prima parte del 2013. 


L'indice azionario americano Sp500 dopo aver violato al rialzo i precedenti massimi del 2011 sembra essere proiettato verso i 1500 punti e successivamente sui suoi massimi assoluti storici in area 1560 punti. Nonostante vi sia un elevata fase di ipercomprato il mercato rimane tonico e non ci sono segnali preoccupanti di ritorno di volatilità sui mercati anzi....
Osservando il grafico del Vix ( l'indice della paura) si può notare che alcuni giorni fa è stata violata al ribasso un importantissimo supporto statico ( in area 13,3 punti), rotto il quale si è assistito a un drastico calo della volatilità sui mercati. E al calo della volatilità si sa è associato un rialzo dei prezzi azioanari. 


Allungando l'orizzonte temporale di riferimento si può osservare che il Vix è tornato ai livelli del 2007, cioè in una fase naturale del ciclo economico e dei mercati finanziari. Forse siamo davvero in una nuova era di volatilità ( che a questo punto potrebbe tornare verso un livello strutturalmente naturale tra i 10 e i 12 punti ) simile a quella presente nel grafico sottostante dal 2005 in poi. Questo segnale è a mio avviso la vera svolta degli ultimi mesi e mi lascia molto più fiducioso per il 2013. 



Per quanto riguarda l'indice Italiano Ftse Mib va segnalato la formazione di un testa spalle di lungo periodo che avrà il suo punto di svolta attorno ai 18000 punti. L'eventuale rottura di questo valore potrebbe innescare una violenta accelerazione con successivi target in area 20000 e finale attorno ai 22000 punti. 


Osservando i grafici non si può non essere ottimisti sul 2013 e pensare che la crisi economica stia per finire. In genere i mercati anticipano la fine della crisi di circa 9 mesi e se i minimi sono stati toccati a metà del 2012 probabilmente inizieremo ad osservare dei dati macro in miglioramento già a partire dal 2 trimestre del 2013. 

Al momento tuttavia i numeri della disoccupazione in europa sono ancora tutti negativi ma si spera valga il detto dall'abisso non si può che risalire....



mercoledì 26 settembre 2012

Gli orsi tornano a piazza affari


Dopo giorni vissuti in piena euforia i mercati azionari europei sono tornati nuovamente in una fase di correzione. In particolare il mercato orso sembra esser tornato a casa (Piazza Affari) proprio da quando la Consob ha permesso nuovamente le vendite allo scoperto sui titoli finanziari italiani (il divieto è scaduto venerdì 14 settembre alle 18) ....sarà un caso??? Guardate i grafici e dite la vostra...

A partire dal 17 settembre infatti il listino italiano Ftse Mib ha perso oltre 1000 punti passando dai 16600 punti agli attuali 15408 punti (-3,3% solo oggi) . 
Da un punto di vista grafico lo scenario sembra alquanto preoccupante poichè sembra essersi formato un testa spalle ribassista che potrebbe proiettare l'indice italiano attorno ai 14500 punti. 
Inoltre il Macd Dayly conferma lo scenario negativo in corso come anche il taglio della media mobile a 20 giorni avvenuto quest'oggi. Probabile qualche tentativo di rimbalzo domattina ma l'eventuale rottura dei 15300 punti potrebbe innescare ulteriori ribassi con target fino a 15000 punti. L'eventuale cedimento di questo livello aprirebbe la strada a nuovi ribassi con successivi target a 14800 e a 14500 punti. 
Al contrario l'eventuale ritorno al di sopra dei 15600 punti potrebbe riportare il nostro listino in area 15800 e successivamente a 16000 punti. Tuttavia data la notevole debolezza del settore bancario italiano tale scenario appare meno probabile. 

Per quanto riguarda lo spread quest'oggi è salito a quota 375 punti base. Graficamente sembra essersi formato un doppio minimo in area 330 punti base dal quale il mercato sembra aver girato nuovamente al rialzo e puntare a questo punto ai 400 punti. 



Guardando all'America lo scenario appare decisamente preoccupante....



Analizzando il grafico si può notare che il dow jones sembra aver iniziato una fase correttiva piuttosto interessante. In particolare il Macd dayly ha appena tagliato al ribasso e anche l'oscillatore stocastico segnala una decisa inversione del trend rialzista in corso. L'eventuale rottura dei minimi odierni dovrebbe portare l'indice sul supporto statico a quota 13370 punti e successivamente attorno ai 13200 punti. Qualora questo movimento dovesse assumere proporzioni più estreme non escludo un ritorno in area 13000 e a 12840 punti dove transita la media a 200 giorni. 

Vedremo...

mercoledì 12 settembre 2012

Economia virtuale Vs Economia Reale


Negli ultimi 15 giorni la situazione sui mercati finanziari è radicalmente cambiata e la fase peggiore della crisi sembra per il momento passata. Quest'oggi lo spread tra titoli decennali italiani e titoli tedeschi è sceso a 341 punti base, valore più basso da aprile 2012. 
Nel giro di 2 mesi complice l'intervento di Draghi, lo spread si è ridotto di oltre 200 punti base lasciando intravedere un futuro meno cupo per l'Italia e per l'intera Europa.


Ancora più eclatante è il grafico dello spread tra titoli italiani e tedeschi a 2 anni: 


Nel giro di poche settimane siamo passati da oltre 500 punti base agli attuali 212!! 

In questo contesto la borsa di Milano è stata molto tonica registrando uno dei rialzi più corposi della sua storia recente: 



Dal 25 luglio 2012 il Ftse Mib è passato da 12200 punti agli attuali 16419, recuperando oltre il 30% in meno di 2 mesi. Raramente ho assistito a rialzi cosi pronunciati negli ultimi 15 anni di borsa. Sebbene la situazione di lungo periodo sembra infatti tornata positiva con la rottura della media a 200 giorni che aveva dato un segnale di acquisto molto valido nei giorni scorsi attorno ai 14800 punti, sul breve periodo il mercato appare in una situazione di ipercomprato molto violento come dimostra la fuoriuscita dei prezzi dalla banda di bollinger superiore. Probabile in tal senso un'imminente correzione nei prossimi giorni con primo target a 16000 punti. Al contrario se questo violento uptrend dovesse proseguire i prossimi target si riscontrano in area 16500-16800 e infine 17000 punti. 

La forza relativa del mib appare ancor più significativa se confrontata con quella di altri indici europei. In particolare si può osservare che nell'ultimo mese l'indice italiano è salito di oltre il 10% mentre il Dax tedesco ha messo a segno una performance del 5% come anche l'indice Stoxx europeo.



Da un punto di vista macro invece i numeri continuano ad essere estremamente negativi per quanto riguarda l'italia:
la produzione industriale italiana nell'ultimo mese ha messo a segno un -0,2% ( e ben -7,3% su base annua) mentre il pil ha messo a segno un -0,8% nell'ultimo trimestre (-2,6% su base annua) . 
Nei prossimi mesi lo scenario economico a mio avviso resterà ancora piuttosto debole anche a seguito delle numerose imposte che colpiranno i risparmiatori e i consumatori italiani e se ci sarà una ripresa se ne parlerà nella seconda metà del 2013. Infatti generalmente i mercati azionari anticipano il ciclo economico di circa 9 mesi e se come sembra sono stati toccati dei minimi importanti in questo 2012 è lecito sperare in una lieve crescita economica (+0,5% nella seconda metà del 2013). 





martedì 24 luglio 2012

Il Ftse Mib segna nuovi minimi storici mentre la tensione vola alle stelle


Difficile commentare quello che sta accadendo sui mercati finanziari in questi giorni senza farsi trasportare dall'emotività ma proviamo ad analizzare la situazione attuale in modo imparziale. 
Da un punto di vista macroeconomico la situazione europea appare in deciso peggioramento e l'andamento degli indici Pmi odierni di Francia (43.1) e Germania (44.1) confermano ancora una volta il rallentamento dell'economia europea. La recessione che sta colpendo duramente la Grecia (Samaras ha parlato di un -7% per il Pil di Atene per il 2012) non è un evento isolato (anche la Spagna e l'Italia subiranno un violento calo del Pil quest'anno) e con molta probabilità interesserà anche gli Stati Uniti d'America, il Giappone e gran parte delle economie avanzate. Al contrario i paesi emergenti (Bric) dovrebbero continuare ad osservare ritmi di cresciuta piuttosto importanti (dal 3% al 7%) ma inferiori rispetto a quanto previsto qualche mese fa. 
Sul fronte internazionale la situazione è tesissima e le istituzioni politiche ed economiche sembrano gettare benzina sul fuoco con le loro dichiarazioni di questi giorni......
La Spagna è al centro del ciclone con i rendimenti dei titoli spagnoli che ormai sono fuori controllo. Lo spread tra titoli di stato spagnoli e titoli di stato tedeschi ha raggiunto i 640 punti base. In particolare va segnalato che la curva dei rendimenti dei titoli di stato spagnoli risulta quest'oggi quasi invertita. I titoli a 5 anni infatti rendono il 7,59% mentre i titoli a 10 anni rendono il 7,62%. 


Contemporaneamente i titoli a 2 anni rendono il 6,64%... Poche settimane fa questi titoli rendevano attorno al 4%. 


Questi rendimenti esprimono un concreto rischio di default sul debito iberico nei prossimi anni se non verrà effettuata qualche operazione straordinaria di salvataggio da parte dell'Europa. 

Quest'oggi è infatti emerso che dopo le comunità autonome di Valencia e Murcia anche la Catalogna si trova in difficoltà finanziarie (c'è un buco di 42 miliardi di euro che nessuna banca può finanziare). Qui sotto (Fonte Sole 24 ore) potrete notare i debiti pubblici delle varie regioni spagnole (complessivamente si parla di quasi 120 miliardi di euro).  




A risentire della Crisi Spagnola è stata quest'oggi sopratutto l'Italia che vanta uno dei debiti pubblici più alti al mondo e un rapporto debito/pil assolutamente preoccupante (oltre il 123% in base agli ultimi dati ufficiali ma vicino al 128% in base ai miei calcoli) . 
A fine giornata lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito sopra i 530 punti base ( valori che sono molto vicini a quelli toccati a novembre 2011, quando si insediò il governo Monti) con il rendimento dei titoli italiani a 10 anni che è salito al 6,59%. 


A questo punto credo che nei prossimi giorni la BCE dovrebbe intervenire a sostegno dei titoli governativi italiani e spagnoli, almeno sulla parte di medio- breve (titoli fino al 2015-2016) per evitare il disastro. Vedremo quali mosse saranno messe in campo (acquisto diretto dei titoli sul mercato secondario, scudo anti-spread, nuovo ltro, taglio dei tassi) ma una cosa è sicura: è tempo di agire altrimenti il mercato potrebbe collassare e superare il punto di non ritorno (se già non è stato superato per il caso spagnolo) prima di settembre. 

Per quanto riguarda l'indice Ftse Mib della borsa di Milano va segnalato che quest'oggi sono stati segnati dei nuovi minimi intraday assoluti a quota 12276 punti prima di un leggero recupero nella fase finale della seduta. L'indice milanese ha infatti raggiunto e superato i minimi toccati nel lontano marzo 2009 quando tutti i mercati erano in una situazione di panico. Osservando il grafico sottostante si può osservare che la rottura della trendline rialzista di breve periodo tre giorni fa ha innescato un violento sell-off che ha fatto perdere quasi il 10% al listino italiano in sole 3 sedute. A questo punto data l'elevata volatilità è difficile fare delle previsioni anche perchè sotto i livelli attuali non c'è più alcun supporto ne' statico ne' dinamico. 
Provando ad ipotizzare dei possibili livelli tecnici di supporto credo che i prossimi target ribassisti potrebbero essere in area 12000 punti ed eventualmente a 11500-11600 punti per le prossime sedute. 
Tuttavia data l'elevato livello di ipervenduto raggiunto non escluderei delle possibili rapide ricoperture con target rialzisti fino a 12800 punti.
In tal senso proverei con molta cautela e con stop loss vicini, qualche acquisto in tarda mattinata su qualche titolo bancario (tipo Unicredit o Intesa) particolarmente colpiti dalle vendite negli ultimi giorni. 




martedì 17 luglio 2012

La crisi italiana si aggrava! Debito e Spread alle stelle


Sono passati alcuni giorni dal mio ultimo articolo ma la situazione macroeconomica italiana ed internazionale sembra tutt'altro che migliorata.
Il debito pubblico italiano negli ultimi mesi ha continuato a crescere a livelli drammaticamente elevati raggiungendo quota 1966 Miliardi di euro a maggio 2012 (l'equivalente di 32771 euro per ogni italiano). Domanda polemica: ma il governo Monti non doveva tagliare le spese e ridurre il debito pubblico?? 
Come potete osservare nella tabella sottostante da inizio 2012 il debito pubblico italiano è cresciuto di ben 68,3 miliardi di euro ( cioè una variazione del +3,6% rispetto a dicembre 2011). 


Debito Publico Italiano
2012 Variazione mensile
Gennaio 1.935.829 37.883
Febbraio 1.928.200 -7.629
Marzo 1.946.083 17.883
Aprile 1.949.243 3.160
Maggio 1.966.303 17.060
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Variazione 2012 3,60% 68.357


Quest'oggi il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le nuove proiezioni di crescita in questa tabella, mettendo in risalto un netto rallentamento della Crescita economica a livello mondiale. Come si può osservare l'Area euro chiuderà il 2012 con un calo dello 0,3% del Pil. In particolare saranno l'Italia e la Spagna a subire maggiormente la crisi economica e la recessione, rispettivamente con un -1,5% di Pil per la Spagna e -1,9% di Pil per l'Italia.  



Ipotizzando una caduta (ottimistica) del Pil italiano a fine 2012 del 2% ( in linea con le attuali stime del FMI) ci troveremmo a fine 2012 ( in base ai miei calcoli) con un rapporto debito/Pil del 127% ben superiore a quanto stimato dal rapporto del FMI (125,8% per il 2012 e 126,4% per il 2013). 

Provando a fare delle valutazioni leggermente più pessimistiche, nell'ordine di un calo del Pil a fine 2012 del 3% e dell'1% a fine 2013 (a mio avviso del tutto compatibile con l'attuale crollo dei consumi degli italiani e della fiducia delle famiglie italiane) ci troveremmo con un rapporto debito/Pil del 128,3% a fine 2012 e del 129,6% a fine 2013. 
Tali valori esprimono la reale situazione economica italiana e spiegano perchè i mercati internazionali stiano colpendo i titoli di stato italiani e spagnoli negli ultimi mesi. 
Quest'oggi il rendimento dei titoli decennali italiani è tornato al 6,045% valore lontano dai massimi toccati a novembre scorso ma pur sempre troppo elevato per essere sostenibile nel lungo periodo.




Contemporaneamente lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni è invece tornato su valori estremamente elevati. Dopo aver toccato i 550 punti nell'autunno scorso adesso siamo tornati in area 480/490 punti, valori tutt'altro che rassicuranti. 



Quello che però è a mio avviso la situazione più preoccupante/ paradossale , a seconda dei punti di vista è l'andamento dei rendimenti dei titoli dei paesi "core" a breve termine. In particolare nel grafico sottostante si può osservare che ai livelli attuali i titoli tedeschi a 2 anni offrono dei tassi di interesse nominali negativi, pari a -0,047%. Si avete capito bene, interessi negativi, chi compra titoli tedeschi a 2 anni oggi sa che a scadenza riceverà meno del capitale investito (a meno di situazioni anomale). 
Una situazione analoga vale per i titoli di stato finlandesi, austriaci, francesi e  belgi (con rendimenti che sfiorano lo 0%). I rendimenti dei titoli di stato italiani, spagnoli, portoghesi etc etc con le stesse scadenze sono invece ben superiori al 3%.....



Va sottolineato che stiamo parlando di tassi di interessi nominali e non reali, perchè in quel caso dovremmo sottrarre il tasso di inflazione a questi rendimenti. In quel caso avremmo un rendimento reale dei titoli tedeschi a 2 anni attorno al -2% annualizzato).

Cercando di analizzare questi valori possiamo darne una doppia interpretazione: 
1) il mercato è impazzito e gli investitori preferiscono investire i propri capitali in paesi core a rendimenti negativi piuttosto che investire in paesi periferici ( con rendimenti alti ma rischiosi). In questo caso tutti gli investimenti in titoli di stato francesi, tedeschi, austriaci e finlandesi sarebbero una sorta di grande bolla speculativa destinata a scoppiare a breve e contemporaneamente tutti i titoli dei paesi periferici potrebbero essere una buona opportunità di investimento. 
2) il secondo scenario è invece diametralmente opposto: il mercato ha capito che l'eurozona e l'euro non hanno più di due anni di vita e che i titoli dei paesi core si rivaluteranno quando torneranno in valuta locale e questo compenserebbe i tassi di interessi negativi. 
Ad esempio ipotizzando uno smembramento dell'area euro ed un ritorno alle valute nazionali i titoli tedeschi subirebbero una rivalutazione ( dell'ordine del 10-15%) data dall'apprezzamento del nuovo marco tedesco rispetto all'euro. 
Solo in questo contesto è spiegabile un tasso di rendimento negativo sui vari titoli governativi dei paesi dell'europa centrale. 

Vedremo cosa accadrà ma una cosa è certa: negli ultimi mesi la recessione  sta colpendo sia in italia che negli altri paesi periferici e credo che sia indispensabile per i vari governi effettuare delle scelte politiche volte alla crescita e alla riduzione della disoccupazione (in particolare della disoccupazione giovanile). A mio avviso anche la BCE nelle prossime settimane potrebbe decidere di abbassare ulteriormente il tasso di interesse ufficiale (ad ora allo 0,75%) e/o adottare delle nuove politiche di intervento sul mercato primario/secondario per i titoli di stato dei paesi periferici. Alternativamente la BCE potrebbe anche decidere di varare un nuovo LTRO magari a 5 anni per il sostegno del sistema bancario europeo ( ad oggi in netta difficoltà nonostante i vari interventi del passato) ma credo che sia fondamentale far tornare la fiducia negli investitori internazionali e nelle famiglie che vedono il loro futuro molto incerto. 

In questo contesto piuttosto caldo credo che i prossimi 20 giorni di contrattazione saranno piuttosto turbolenti per i mercati finanziari.