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giovedì 17 febbraio 2011

Inflazione e disoccupazione questa è la vera ripresa Usa, ma Wall Street festeggia

Titolo provocatorio quello di oggi, ma gli ultimi dati americani dicono proprio questo. Le richieste di sussidi di disoccupazione americana sono salite questa settimana a 410.000 unità contro le 385.000 della scorsa settimana. Peggio delle attese anche le richieste di disoccupazione continua, salite a quota 3,911 milioni.
A destare ulteriori preoccupazioni sono però i dati relativi ai prezzi al consumo in america. Nel mese di gennaio i prezzi sono saliti dello 0,4% ( contro attese di +0,3%) e a dicembre erano saliti dello 0,5%. Insomma l'inflazione sta tornando a correre velocemente in America e la Fed credo che entro i prossimi 6-9 mesi dovrà alzare nettamente i tassi di interessi per evitare un surriscaldamento dell'economia.  
Negativo anche il dato del Superindice che ha gennaio ha registrato un debole +0,1% dopo un +0,8% di dicembre. 
Unica notizia positiva della giornata macroeconomia americana deriva dall'indice di Produzione della Fed di Philadelphia che a Febbraio è balzata a 35,9 da 19,3 di Gennaio. 
I dati macro parlano da soli e nei prossimi mesi vedremo gli effetti inflattivi anche sulla nostra pelle. Ma già in questi giorni è possibile notare i rialzi dei prezzi dei carburanti (diesel oltre 1,4 euro al litro e benzina oltre 1,5 euro al litro). In alcune città inoltre sono aumentati anche i biglietti dei bus ( es. a Bologna sono saliti da 1 euro a 1,20 euro ). Spero di sbagliarmi ma prevedo una ondata inflattiva piuttosto seria nei prossimi mesi per l'Italia ( 3,5% o 4%). 
Vorrei segnalare la debolezza dell'asta dei titoli di stato spagnoli , notizia passata come al solito inosservata sulle piazze europee quest'oggi: 

Stamattina il Tesoro spagnolo ha collocato un totale di circa 3,5 miliardi di euro di titoli con scadenza 2020 (2,5 miliardi) e 2037 (1 miliardo), a metà strada del range previsto di 3-4 miliardi di euro.
Il rendimento medio del decennale è stato del 5,2% dal 5,446% dell'asta scorsa di dicembre.
Il rendimento medio del trentennale è stato del 5,957% dal 5,488% dell'asta di novembre.
Le richieste per il decennale sono state pari a 1,54 volte l'offerta, in calo da 1,67 precedente. 
Lo spread con il Bund tedesco si è allargato a 215 punti da 210 di ieri. 


In questo contesto macroeconomico le piazze europee si sono prese una giornata di pausa dopo i recenti guadagni ma hanno dimostrato qualche difficoltà nel superare i massimi precedenti, soprattutto il Dax tedesco. 
A fine seduta il Ftse Mib è riuscito a recuperare le lievi perdite del primo pomeriggio grazie all'allungo di Wall street ( Dow Jones di nuovo a 12300 punti) , e ha chiuso a quota 23178 in rialzo dello 0,05%.

Graficamente parlando il trend rialzista rimane solido, e il recupero dai minimi di oggi è sicuramente un segnale di forza del nostro listino. Tuttavia il rapido calo a cui abbiamo assistito verso le 14 e 30 con alti volumi lascia intravedere qualche possibilità di correzione nella seduta di domani.
I livelli da monitorare in caso di nuovi rialzi saranno i 23200-23220 punti e successivamente quota 23300 e 23400.Al contrario in caso di ribassi al di sotto dei 23150 punti è probabile una accelerazione ribassista con target 23050 ed anche 23000. Allerta sotto i 22950 punti con target ribassisti a 22800 punti.  

venerdì 17 settembre 2010

Venerdi 17 lascia il segno anche a piazza affari

Chiusura in calo per la borsa di Milano in questo venerdi 17 settembre. 
Dopo un'apertura esuberante in rialzo di oltre l'1% il nostro indice si è indebolito nel corso della seduta chiudendo a quota 20517 punti in calo dello 0,80%. Anche oggi il nostro listino è stato particolarmente debole soprattutto verso fine seduta quando è apparso un rumors riguardante l'Irlanda nelle sale operative. In particolare ci è vociferato di possibili problemi sui conti irlandesi e di un possibile intervento del fondo monetario internazionale a sostegno del governo irlandese. I mercati non hanno digerito questa indiscrezione anche perchè i Cds a 5 anni irlandesi hanno raggiunto un nuovo record a quota 428 punti base, pari ad una probabilità di default del 29%. Sul fronte macroeconomico non sono arrivati spunti positivi:
Fatturato italiano a luglio in calo del 2,7% dal mese scorso a conferma che la crisi economica non è del tutto superata, anzi. 
Fiducia del Michigan (USA) a quota 66,6 contro aspettative di 70 da parte degli operatori economici.
Indice principale dei prezzi al consumo (Usa) stazionario a (+0,0%) contro il +0,1% del dato precedente. 
In un contesto del genere c'è stato un violento crollo del nostro indice attorno alle 16 ma poi nel finale di seduta si sono limitati i danni riconquistando a fatica i 20500 punti. Da segnalare il crollo di Unicredit ( -2,5%) a 1,923 con volumi altissimi ( 466 Milioni) a seguito della news riguardante la quota di maggioranza dei libici. Infatti sembra che La Libyan Investment Authority (Lia) abbia arrotondato di un ulteriore 0,50% la sua quota, raggiungendo cosi circa il 2,59% nell'azionariato di in Unicredit.
La partecipazione della Lia si aggiunge a quella della Banca centrale libica che direttamente e tramite la Lybian Foreign Bank, controlla il 4,988%.Per il governatore leghista della Regione Veneto Luca Zaia quella libica è una scalata "bella e buona".

Graficamente parlando la situazione per il nostro indice è piuttosto delicata per vari motivi:
-Chiusura settimanale in calo
-Terza chiusura consecutiva in calo
-Chiusura giornaliera vicino ai minimi di seduta e netta inversione di tendenza rispetto all'apertura.
-Resistenze molto importanti attorno ai 21000-21100 punti non superate in più occasioni.
-Debolezza cronica nelle ultime sedute. 
-Netto Aumento della volatilità: Vix + 2% a 22,10.

mercoledì 14 aprile 2010

Milano mette le ali e chiude a +1,23%

Borse a tutto gas quest'oggi. Le notizie positive si sono sprecate: ieri sera trimestrale Intel sopra le attese, oggi è stata la volta di JP Morgan : 

La banca ha chiuso il primo triemstre del 2010 con un utile di 3,3 miliardi di dollari o 74 centesimi per azione, in crescita dai 2,1 miliardi, o 40 centesimi per azione, dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi sono saliti a 27,7 miliardi di dollari.


Battute abbondantemente tutte le attese, che prevedevano ricavi per 25,9 miliardi di dollari e un utile di 65 centesimi per azione.
Sul fronte macro la giornata è stata altrettanto positiva: Vendite al dettaglio Usa    cresciute dell'1,6% a Marzo a quota 363,3 miliardi contro aspettative di +1,1%. L'indice dei prezzi al consumo invece è risultato uguale alle aspettative (+0,1%) mentre le scorte di petrolio sono calate oltre le attese (-2,2M) facendo schizzare verso l'alto le quotazioni del Petrolio. In questo clima di euforia generale il Ftse Mib ha chiuso a 23480 in progresso dell1,23%. L'unico a gettare un pò di acqua sul fuoco è stato Bernanke che ha parlato ancora di problemi nel settore delle costruzioni e in quello lavorativo ( strano perchè in genere è molto ottimista). Soprattutto si è detto preoccupato del fatto che il 44% dei disoccupati è rimasto senza lavoro per almeno 6 mesi! In più c'è il discorso del debito pubblico americano salito alle stelle e della situazione fiscale molto debole in alcuni stati USA. Questa sera ci sarà il Beige Book che analizzerà più in dettaglio la situazione macroeconomica americana. Nel frattempo a Wall Street l'S&P 500 è tornato sopra i 1200 punti, livello che non vedeva dai giorni precedenti il crack di Lehman Brothers. Ricordiamo che ai minimi di marzo 2009 aveva toccato i 666 punti ( parliamo di un + 81% in 13 mesi, non male vero? ).