Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta Dow Jones. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dow Jones. Mostra tutti i post

giovedì 24 novembre 2016

In Questo mondo di tassi….in questo mondo di eroi..



Era il 1988 quando Antonello Venditti fece scalpore nella musica italiana con la canzone "In questo mondo di Ladri".... Dopo quasi 30 anni il mercato dei titoli di stato ha vissuto le peggiori 2 settimane degli ultimi 26 anni sia in termini di volatilità sia in termine di perdite assolute. Si stima che a livello globale le perdite siano state vicine ai 2 Trilioni di dollari, ovvero 2000 Miliardi di dollari! 

Gli ultimi 20 giorni sono stati caratterizzati da uno spiccato aumento della volatilità sul mondo tasso. In particolare è stata l’elezione di Donald Trump a scatenare una vera e propria corsa dei rendimenti dei titoli di stato americani che hanno condizionato l’andamento dei tassi a livello mondiale. Dopo la Brexit, da un punto di vista politico ed internazionale appare chiaro che qualcosa sta cambiando e all’orizzonte ci aspettano molte novità nei prossimi mesi/anni.   Rispetto alla campagna elettorale Trump è sembrato da subito più equilibrato e ha parlato subito di alcuni punti chiave che son piaciuti ai mercati azionari:
1) Agevolazioni fiscali e riduzioni delle aliquote fiscali per la classe media americana. Inoltre vuole abbassare le tasse federali sulle imprese dal 35% al 15%, abolire la tassa di successione e fare un condono per un rientro dei capitali dall’estero. 
2) Aumento dei posti di lavoro ( 25 milioni) e aumentare la Crescita del Pil al 3-4% annuo. 
3) Commercio internazionale più protezionistico. 
4) Immigrazione: Costruzione di un muro con il Messico ed espellere 11 milioni di immigrati irregolari.
5) Politica estera: lotta al terrorismo per sconfiggere ISIS e nuovo piano per la sicurezza nazionale portando l’esercito a 540mila unità, 350 navi, 1200 caccia e 36 battaglioni dei marines.

Questa politica economica dovrebbe spingere l’economia e l’inflazione al rialzo e la prima reazione da parte degli investitori è stata da una parte di comprare azionario e dall’altra di vendere titoli di stato. 




Come si può osservare dal grafico sovrastante la reazione dell’indice SP500 è stata impressionante con un rialzo di oltre il 5% nell’ultimo mese. Infatti dopo aver toccato la media mobile a 200 giorni l’indice è rimbalzato superando di slancio i massimi precedenti e portandosi sui nuovi massimi assoluti. Dinamica identica anche per il più famoso indice mondiale Dow Jones Industial Average che si è portato per la prima volta nella storia al di sopra dei 19000 punti e sembra proiettato verso quota 20.000. 
Da inizio 2016 la situazione del mercato azionario mondiale mostra una dispersione di rendimenti molto varia. La palma d’oro spetta sicuramente al mercato brasiliano bovespa che dopo un avvio di anno non particolarmente brillante, ad oggi mette a segno uno stratosferico +43% ( che diventa +71% sommando la rivalutazione del real brasiliano). Molto bene anche l’andamento dell’indice americano Dow Jones che sfiora un rialzo del 10% da inizio 2016 (+12,6% considerando l’apprezzamento del dollaro). Se per il Giappone tutto sommato l’anno non è stato particolarmente entusiasmante ( Tokyo -3,68% che diventa un +5,4% considerato lo Yen) , l’area Euro è sicuramente quella che ha subito le perdite peggiori. L’indice Eurostox sta perdendo circa un 7% da inizio anno ma vi sono notevoli differenze tra paese a paese. La Germania (Dax)  risulta il paese più difensivo con un -0,4% merito del forte movimento del dollaro contro l’euro che permette alle aziende tedesche di esportare molti beni e servizi all’estero. La Francia (Cac40) perde un 2% da inizio anno mentre Madrid ( IBEX) perde circa un 9%. Maglia nera del lotto europeo è l’Italia con un -22,6% a causa del crollo delle banche italiane (con l’indice delle banche italiane che ha perso oltre il 40% da inizio anno). Bene invece Londra che mette a segno un +9% nonostante la Brexit ( -5% considerando il crollo della sterlina).


Sul fronte obbligazionario si è invece scatenata una vera e propria tempesta perfetta. I titoli di stato americani sono saliti ai massimi dell’anno con il decennale americano che ora rende il 2,35%. Il rialzo messo a segno da luglio/agosto è vicino ai 100bps. Notevole anche l’inclinazione della curva americana che ha visto risalire anche i rendimenti sulle scadenze più brevi. Ad esempio i titoli a 2 anni rendono l’1,12%.





Il 5X5 forward Swap è risalito ai massimi da Gennaio al 2,58% (quasi 60bps negli ultimi giorni, e 90 bps dai minimi di luglio). Il Breakeven decennale americano è risalito all’1,95% valore massimo dall’autunno 2014.  




Il recupero delle quotazioni del petrolio passato da 26$ di febbraio ai 48$ attuali al barile si è iniziato a trasferirsi sulle aspettative degli operatori sulle dinamiche di inflazione. La riunione dell’Opec del 30 novembre sarà molto importante in tal senso.


Dal 12 agosto a ieri 23 novembre queste sono le variazioni in Basis Point delle varie curve dei tassi: 



Come si può osservare il movimento è stato molto marcato soprattutto per l’Italia che ha visto i btp soffrire in modo significativo con rialzi superiore ai 100bps sia per la parte centrale della curva (7-10Y) sia per la parte extra-long (30y +115bps). 

Cosa significa tutto ciò? Che se avevate comprato un btp a 30 anni per ferragosto a quasi 130 oggi è circa 20% più in basso a circa 104 ( il 14 novembre aveva toccato quota 99)  E poi dicono che è l’azionario il comparto volatile! 



Se osserviamo la pagina degli spread dei titoli di stato dei principali paesi al mondo emergono alcuni punti salienti: I rendimenti dei titoli a 10 anni di quasi tutti i paesi sono tornati in territorio positivo (a parte la svizzera) . La Grecia è stato l’unico paese che in questa fase ha visto diminuire i propri tassi di interesse e il proprio spread nei confronti della Germania (oggi 666bps). Gli spread periferici sono saliti a livelli che non si registravano da 2 anni, in particolare quello tra BTP e Bund risalito a 180 bps a causa delle tensioni pre-referendum del 4 di dicembre. Ai nuovi record storici anche lo spread tra titoli di stato americani e bund tedeschi (209bps a causa del forte movimento sul dollaro e dal mutato approccio alla politica monetaria da parte della FED e della BCE). Da segnalare anche l’aumento degli spread dei paesi core e semi-core,  emblematico in tal senso l’aumento dello spread tra Francia e Germania a quasi 50 bps dai minimi di 20bps di luglio. 


Osservando il grafico del btp decennale si può osservare come negli ultimi mesi il rendimento sia passato da 1,04% al picco del 2,20% di alcuni giorni fa.  In altri termini un eventuale investitore che avesse comprato sui minimi di rendimento il btp decennale starebbe perdendo oltre il 10%.   

Se ne evince da questi movimenti che al crescere dei rendimenti anche gli spread si sono ampliati e probabilmente per vedere dei cali significativi da questi valori dovremo aspettare importanti tornate politiche e numerosi interventi da parte delle banche centrali.


Per quanto riguarda le aspettative di inflazione in Europa post elezioni di Trump si può osservare una decisa risalita delle quotazioni. L’inflation Swap decennale è risalito a 1,31% mentre a luglio eravano scesi sotto l’1%. L’inflation Swap 5x5 usato da tutti gli operatori di mercato come aspettative di inflazione tra 5 anni per 5 anni è risalito all’1,6% dall’1,25% di questa estate. Si tratta dei livelli più elevati da Gennaio 2015.



Per quanto riguarda lo Spread tra btp e bund si può notare come il livello attuale sia il massimo dal 2014 e sia tornato sui livelli pre-crisi 2011 quando sfiorò i 200 bps. I 200 bps rimangono un livello di guardia estremamente significativo che qualora venisse violato a seguito di un risultato avverso del referendum (vittoria del no?) ed accolto negativamente dal mercato potrebbe innescare una serie di stop loss per portarlo in area 250bps. Considerando che la Bce è molto attenta sul tema e che si tiene pronta a scendere in campo con qualsiasi strumento per mantenere la stabilità del sistema ed evitare una crisi sistemica (parole di Constancio) mi sembra difficile che possa essere valicato tale livello. Al contrario è ipotizzabile che il mercato si sia già orientato su un esito negativo del referendum e che, di conseguenza, lo spread possa tornare in area 150bps nelle prossime settimane qualsiasi sia l'esito del referendum. In tal senso basta pensare a cosa è accaduto nei giorni post referendum Brexit con lo spread che era rientrato rapidamente ad un livello normale di 130bps.  Ad ogni modo, dato lo scenario complessivo sui tassi ed il mutato atteggiamento della Fed, la fase di relativa tranquillità che ha vissuto lo spread negli ultimi 2 anni (spread tra 88bps e 150bps) sembra alle spalle e dovremo abituarci probabilmente ad un nuovo regime di volatilità. 




Per concludere, prima di Natale dovremo seguire con molta attenzione questi eventi…perché il 2016 non è ancora finito e tante cose possono accadere: 
1) 30 Novembre   ( Riunione Opec) 
2) 4 Dicembre (Referendum Costituzionale Italiano) 
3) 4 Dicembre ( Elezioni presidenziali austriache)
4) 5-8 Dicembre ( Corte suprema Britannica si riunisce per valutare art.50 su Brexit)
5) 8 Dicembre ( Meeting BCE in cui potrebbe esserci estensione del quantitative easing) 
6) 14 Dicembre ( Meeting Fed in cui la Yellen dovrebbe alzare i tassi di 25 bps) 

mercoledì 23 ottobre 2013

Corsi e ricorsi storici...24 ottobre 1929 ...24 ottobre 2013...

“Le cause del disastro sono tutte nell’orgia speculativa che lo precedette”
 John Kenneth Galbraith – Il grande crollo

Domani è il 24 ottobre 2013 , un giorno come tanti direte voi.... ma per gli appassionati di mercati finanziari non è così. Esattamente 84 anni fa , giovedì 24 ottobre 1929 vi fu una delle peggiori giornate borsistiche della storia di Wall Street e il giorno seguente queste erano le copertine di tutti i giornali. 


Tutti sanno cosa accadde nei mesi e negli anni successivi a quel fatidico giovedì e nessuno si augura che la storia si ripeta, anche perchè l'indice Dow jones perse quasi il 50% nei successivi 2 anni ....


Quello che però nessuno sottolinea è quale fu la straordinaria crescita dei valori azionari della borsa americana negli anni precedenti il grande crollo. Dal 1925, in circa 4 anni e mezzo l'indice Dow jones salì del 158% conseguendo un rendimento medio nel periodo selezionato del 24% annuo! 


Dai minimi di marzo 2009 l'indice sp500 (ormai vero punto di riferimento dell'equity americano e mondiale), in 4 anni e mezzo è salito del 155%  realizzando una performance media annua del 22,47%. Ipotizzando di aver reinvestiti i dividendi nell'indice si raggiunge una rendimento complessivo del 181% e del 25,1%annuo!!


Domani è 24 ottobre 2013 ed è giovedì..... e ieri l'indice Sp500 ha toccato i nuovi massimi storici superando per la prima volta i 1750 punti.

Il vix ( l'indice della paura) dopo aver toccato nuovi minimi torna a crescere oltre quota 13.

In tutto ciò quest'oggi l'indice FtseMib ha chiuso la peggior seduta da agosto 2013 con un calo del 2,4% e sotto la soglia psicologica dei 19000 punti.Graficamente si può osservare come l'indice si sia scontrato contro la resistenza chiave di 19500 punti e sembrerebbe proiettato quanto meno sulla media mobile a 20 periodi in area 18500 punti con possibili estensioni fino a 18000 punti fino alla media mobile a 50 giorni. Da segnalare anche l'imminente taglio ribassista del macd dayly che di certo non è un bel segnale.



mercoledì 26 settembre 2012

Gli orsi tornano a piazza affari


Dopo giorni vissuti in piena euforia i mercati azionari europei sono tornati nuovamente in una fase di correzione. In particolare il mercato orso sembra esser tornato a casa (Piazza Affari) proprio da quando la Consob ha permesso nuovamente le vendite allo scoperto sui titoli finanziari italiani (il divieto è scaduto venerdì 14 settembre alle 18) ....sarà un caso??? Guardate i grafici e dite la vostra...

A partire dal 17 settembre infatti il listino italiano Ftse Mib ha perso oltre 1000 punti passando dai 16600 punti agli attuali 15408 punti (-3,3% solo oggi) . 
Da un punto di vista grafico lo scenario sembra alquanto preoccupante poichè sembra essersi formato un testa spalle ribassista che potrebbe proiettare l'indice italiano attorno ai 14500 punti. 
Inoltre il Macd Dayly conferma lo scenario negativo in corso come anche il taglio della media mobile a 20 giorni avvenuto quest'oggi. Probabile qualche tentativo di rimbalzo domattina ma l'eventuale rottura dei 15300 punti potrebbe innescare ulteriori ribassi con target fino a 15000 punti. L'eventuale cedimento di questo livello aprirebbe la strada a nuovi ribassi con successivi target a 14800 e a 14500 punti. 
Al contrario l'eventuale ritorno al di sopra dei 15600 punti potrebbe riportare il nostro listino in area 15800 e successivamente a 16000 punti. Tuttavia data la notevole debolezza del settore bancario italiano tale scenario appare meno probabile. 

Per quanto riguarda lo spread quest'oggi è salito a quota 375 punti base. Graficamente sembra essersi formato un doppio minimo in area 330 punti base dal quale il mercato sembra aver girato nuovamente al rialzo e puntare a questo punto ai 400 punti. 



Guardando all'America lo scenario appare decisamente preoccupante....



Analizzando il grafico si può notare che il dow jones sembra aver iniziato una fase correttiva piuttosto interessante. In particolare il Macd dayly ha appena tagliato al ribasso e anche l'oscillatore stocastico segnala una decisa inversione del trend rialzista in corso. L'eventuale rottura dei minimi odierni dovrebbe portare l'indice sul supporto statico a quota 13370 punti e successivamente attorno ai 13200 punti. Qualora questo movimento dovesse assumere proporzioni più estreme non escludo un ritorno in area 13000 e a 12840 punti dove transita la media a 200 giorni. 

Vedremo...

martedì 21 agosto 2012

Siamo già nella fase di euforia dei mercati??


Ennesima chiusura positiva per le borse europee quest'oggi. A svettare è stata ancora una volta la borsa di Milano con il Ftse Mib che ha chiuso in rialzo del 2,4% a quota 15330 punti trainata ancora una volta dall'intero settore bancario e da quei titoli particolarmente colpiti dalle vendite nei mesi scorsi.


Osservando il grafico giornaliero si può notare che il mercato azionario italiano è passato da una fase di depressione attorno al 25 di luglio a una fase di completa eccitazione che si sta trasformando in euforia in questi ultimi giorni.. Dai minimi il Ftse Mib ha recuperato ben 3000 punti ( quasi il 25% nel giro di 20 giorni borsistici, credo si tratti di un record storico). La rottura della media mobile a 200 giorni attorno ai 14820 punti ha innescato un'ulteriore balzo delle quotazioni che ora si son spinte fino a 15330 punti. Osservando il macd dayly l'impostazione rimane rialzista ma gli eccessi di ipercomprato mi fanno propendere per una fase di lateralizzazione/correzione delle quotazioni nei prossimi giorni.  
Il primo grafico mostra invece quali sono le fasi emotive del mercato e sappiamo cosa succede dopo la fase di euforia sui mercati...

A conferma di ciò basta vedere il grafico dell'indice americano Dow jones:


Al momento il mercato americano sembra aver fatto un doppio massimo di lungo periodo e la chiusura sui minimi di seduta in calo dello 0,5% non è sicuramente un bel segno della tenuta dell'uptrend in corso. 
Oltretutto l'oscillatore stocastico mostra che i prezzi dopo essere stati in una fase di ipercomprato molto importante (superiore a 90) stanno iniziando a scendere e questo rafforza la visione negativa per le prossime sedute. Stessa conclusione anche dall'analisi del MACD dayly. 


Conclusioni negative vengono anche dall'analisi del Vix (l'indice della volatilità/paura) che dopo aver testato l'area 13,5-14 sembra ritrovare una certa impostazione positiva ( oggi +7,1% a 15,02) che dovrebbe proseguire anche nei prossimi giorni. 


Infine guardiamo l'indice SP500. Quest'oggi è stato ritoccato al rialzo il massimo intraday degli ultimi 4 anni ma dopo pochi minuti sono partite le prime prese di beneficio che hanno portato ad una chiusura negativa per l'indice americano. Statisticamente parlando ho notato che negli ultimi anni ogni volta che il mercato ha segnato dei nuovi massimi assoluti è partito un trend di direzione opposta a quello che aveva portato il mercato sui massimi. 
Inoltre osservando il grafico su un orizzonte temporale più esteso si può osservare con i ventagli di gann come le quotazioni si siano mosse in un canale rialzista piuttosto prolungato nell'ultimo periodo e quest'oggi i prezzi dopo esser fuorisciti al rialzo da questo canale hanno iniziato una piccola correzione. Vedremo se questi segnali di indebolimento del trend principale ( che al momento rimane assolutamente rialzista) verranno confermati anche nei giorni successivi ma personalmente inizierei a prender profitto dopo i violenti rialzi delle ultime sedute. 

martedì 8 maggio 2012

Milano torna sotto i 14000 punti, ma il peggio forse deve ancora venire


Sono bastate poche ore per riportare il panico sui mercati finanziari. Ore lunghe, lunghissime in cui gli indici europei sono tornati a scendere violentemente dopo le nuove preoccupazioni provenienti dalla Grecia e la situazione giorno dopo giorno appare in deciso peggioramento. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 2,37% a quota 13936 punti tornando, dopo il recupero di ieri, sotto la soglia psicologica dei 14000 punti. 
Da un punto di vista grafico il trend ribassista sia di breve che di lungo periodo prosegue con tutta la sua violenza e la permanenza al di sotto della media mobile a 25 periodi conferma in pieno la dinamica ribassista dei prezzi. Il rimbalzo di ieri si è arrestato proprio sotto la resistenza precedente passante in area 14330 punti e nella seduta odierna i prezzi hanno accusato nuovi cali dovuti ad un netto aumento della volatilità azionaria. A questo punto l'eventuale cedimento del supporto dei 13800 punti dovrebbe riportare rapidamente il listino italiano sui 13610 punti dove transita l'ultimo importantissimo supporto di lungo periodo. Al di sotto di tale livello la volatilità salirà a dismisura e potrebbe innescare nuovi cali con target a 13300 punti e successivamente anche a 13100 punti ( minimi toccati a settembre 2011). Sotto tali valori si ritrovano dei valori toccati solo a marzo 2009 al culmine del panico sui mercati finanziari internazionali. In tal senso i target ribassisti potrebbero trovarsi in area 12900 punti, 12600 e 12332 punti (minimo assoluto toccato il 9 marzo 2009). 
Al contrario in caso di recupero il listino italiano dovrebbe riportarsi dapprima sui 14000 punti ed eventualmente a 14100 punti. Tuttavia soltanto il superamento dei 14330 punti aiuterebbe il Ftse Mib a riprendere una tendenza più neutrale dopo i recenti crolli. 


Per quanto riguarda lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni la situazione appare nuovamente preoccupante. Quest'oggi lo spread è salito in chiusura a 391 punti dopo aver toccato nel corso della seduta i 375 punti. Osservando il grafico sottostante sembra che la tendenza degli ultimi mesi sia alquanto rialzista e l'eventuale superamento dei 415 punti base dovrebbe essere interpretato come un segnale decisamente preoccupante. 



Per quanto riguarda gli altri listini internazionali le cose non vanno molto meglio, in particolare per la grecia (tormentata da crolli spaventosi negli ultimi giorni) che è tornata sui minimi degli ultimi 20 anni. 
( Fonte : intermarket and more) 


Ma il grafico più preoccupante è quello sottostante relativo all'indice Dow Jones:


Come si può osservare nei giorni scorsi i prezzi si son scontrati contro la resistenza posta in area 13300 punti e nel giro di poche sedute son tornati rapidamente a scendere rompendo la trendline rialzista in corso. Gli oscillatori sottostanti ( Stocastico e Macd) all'andamento del grafico dei prezzi mostrano dei chiari segnali ribassisti su candele giornaliere che lasciano intuire futuri ribassi con primi target in area 12750 punti. Qualora venisse violata la soglia dei 12700 punti il listino americano potrebbe accusare un flash crash come quello di maggio 2010 tornato rapidamente in area 12300 punti dove dovrebbero tornare almeno per il momento gli acquisti. 

Ancor più pericoloso è il grafico settimanale relativo all'indice S&P 500. 
Come potete osservare ho tracciato delle trendline rialziste usando lo strumento (Fibonacci Fan) sull'indice americano. Nelle ultime settimane il mercato azionario dopo aver toccato dei massimi in area 1420 punti ha innescato una serie di ribassi alquanto preoccupanti che hanno cambiato la dinamica da rialzista a neutrale. Nella scorsa settimana sembra essersi prodotto un pull-back da manuale sulla precedente trend-line rialzista che lascia intuire un bear market per i prossimi mesi. Inoltre il taglio ribassista verificatosi sull'oscillatore macd rafforza questa ipotesi e l'eventuale abbandono del supporto dei 1340 punti dovrebbe innescare nuovi cali con successivi target a 1300 punti e successivamente a 1240 e 1200 punti. Se tale scenario venisse confermato non è da escludere un possibile ritorno anche a 1160-1150 punti dove transita l'importantissima media mobile a 200 periodi. 



Qualora questo scenario si dovesse verificare il listino americano potrebbe accusare quindi una perdita di circa il 20% nei prossimi 5-6 mesi. Se dovesse succedere questo, i listini europei potrebbero perdere dal 25% al 40% e non sarei sorpreso di trovare il listino italiano Ftse Mib attorno ai 10.000 punti a fine dicembre 2012. Mi auguro che ciò non si verifichi altrimenti sarà il disastro per l'economia italiana e per noi italiani e che la BCE decida finalmente di intervenire ( abbassando i tassi di interesse allo 0%) per salvare l'euro, l'europa e sopratutto i cittadini europei (sopratutto di Grecia, Spagna,Irlanda, Portogallo e Italia) dalla fame.   

giovedì 15 marzo 2012

Milano sfiora i 17000 punti ma il Debito Pubblico segna un nuovo record


Chiusura in rialzo a fine giornata per la borsa di Milano. Dopo una giornata ricca di volatilità e di numerosi cambi di tendenza nel finale le quotazioni si sono mosse decisamente al rialzo portando l'indice Ftse Mib a quota 16993 punti in rialzo dello 0,85%. 
Come si può osservare nel grafico sottostante, l'indice italiano si è riportato a ridosso dei massimi della settimana. L'eventuale rottura dei 17050 punti potrebbe innescare nuovi rialzi con target a 17200 punti e successivamente a 17500 punti. Al contrario eventuali prese di beneficio potrebbero riportare l'indice dapprima sui 16800 punti ed eventualmente a 16600 punti. Tuttavia la chiusura sui massimi di seduta lascia intravedere una decisa forza del trend rialzista in atto e la possibile prosecuzione di tale rally azionario. 

In tal senso la rottura intraday dei 1400 punti dell'indice SP500 e dei 13200 punti dell'indice Dow Jones confermano la volontà rialzista dei principali mercati azionari nell'ultimo periodo. Tuttavia va sottolineato che alcuni indicatori iniziano a segnalare situazioni di ipercomprato sugli indici americani (l'indice SP500 è salito di oltre il 30% negli ultimi 5 mesi) e che quando ci sarà un cambio di tendenza potrebbero esserci violenti crolli. Inoltre, se l'indice Dow Jones dovesse chiudere anche oggi in territorio positivo sarebbe la settima seduta consecutiva al rialzo. 

Sul fronte macroeconomico i mercati sembrano aver ignorato i pessimi dati sul debito pubblico italiano relativi a gennaio 2012. La banca d'Italia ha infatti comunicato che è stato registrato un nuovo record per il debito pubblico  che a gennaio ha toccato la soglia di 1.935,829 miliardi di euro, in rialzo di 37,9 miliardi rispetto ai 1.897,946 miliardi registrati a dicembre 2011.
L'istituto ha precisato che l'incremento del debito riflette principalmente l'accumulo delle disponibilità del Tesoro presso la Banca d'Italia (32,6 miliardi), che sono aumentate come avviene regolarmente in questo periodo dell'anno.Sempre a gennaio, riferisce Bankitalia, il fabbisogno dello stato si è attestato a 4,0 miliardi, superiore di 1,5 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2011; ciò è attribuibile principalmente all'incremento della spesa per interessi e al pagamento della quota di competenza dell'Italia dei prestiti erogati dall'Efsf parzialmente controbilanciato dall'incremento delle entrate fiscali e dalla flessione della spesa primaria.
Tale valore a mio avviso è decisamente preoccupante e in base ai miei calcoli il rapporto Debito/Pil a questo punto dovrebbe avvicinarsi al 123,5%! 


martedì 13 marzo 2012

Wall Street Euforica torna sui massimi degli ultimi 4 anni!


Chiusura euforica per le borse americane questa sera. Il Dow Jones è salito di 217,97 punti, pari all'1,68%, e si e' assestato a quota 13.177,68 punti sui massimi degli ultimi 4 anni. Il Nasdaq ha registrato un balzo di 56,22 punti, pari all'1,88% e si e' fermato a quota 3.039,88 registrando il valore più elevato degli ultimi 10 anni. Ottima performance anche per l'indice Sp500 salito dell'1,82% a quota 1396,02 punti.  
A trascinare al rialzo i listini americani sono state le parole della Federal Reserve che ha lasciato invariato il costo del denaro ed ha intravisto una crescita moderata per l'economia americana anche sul fronte lavorativo. 
In realtà i mercati erano partiti bene già nel primo pomeriggio a seguito della notizia comparsa qualche ora fa sui monitor degli operatori: l'agenzia di Rating Fitch ha migliorato il merito di credito della Grecia a "B-" con  outlook  stabile dal precedente “RD” (Restricted Default). “Fitch ha ritirato –si legge nella nota- i rating emessi dalla Repubblica greca ed ha assegnato il giudizio "B-" ai nuovi titoli obbligazionari emessi  dopo lo swap sul debito. Il rating sulle obbligazioni rimarrà pari a "C" fino al settlement dell'operazione, prevista per l'11 aprile.
Questo evento ha fatto letteralmente crollare i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni sulla Grecia che sono passati dal 35,2% al 17,2% in un sol colpo. Chi ci ha creduto si porterà a casa un bel guadagno domani.  


Forse potrebbe essere anche interessante iniziare a valutare l'acquisto di qualche Etf sulla Grecia che ha perso oltre il 90% negli ultimi anni...

Da un punto di vista macroeconomico va segnalato il buon esito delle aste sui titoli di stato italiani. Il Tesoro italiano ha collocato titoli di stato a tre mesi per un valore pari a €3,5 miliardi, ad un tasso dello 0,439% , in forte flessione  rispetto al precedente pari all' 1,735%. La domanda degli investitori è stata buona, con il rapporto bid-to-cover pari a 2,23 anche se in deciso calo rispetto al precedente 3,05.
Sono stati emessi anche titoli di stato con scadenza a 12 mesi, per un valore di 8,5 miliardi di euro; in questo caso il tasso medio si è attestato all'1,43%, in flessione rispetto al 2,230% dell'ultima asta.  La domanda in questo caso è stata ottima con il rapporto bid to cover salito a 1,38 contro gli 1,09 precedenti. 
Va segnalato che rendimenti simili non si registravano sui mercati da agosto del 2010 segno che il punto peggiore della crisi finanziaria (perchè quella economica è ovviamente sotto gli occhi di tutti) è sicuramente alle spalle per quanto riguarda l'Italia. 
Il grafico sottostante forse è quello che esprime meglio di tutti l'evoluzione della crisi dei nostri titoli di stato nell'ultimo anno. Tale grafico, relativo ai bot semestrali, mostra l'incredibile andamento dei rendimenti offerti dai titoli italiani. Come si può osservare si è passati dal 7,9% raggiunto a novembre ( giorni in cui l'italia ha realmente rischiato di saltare per aria) al tasso di tutta tranquillità dello 0,836%  registrato quest'oggi. 


Se i tassi dovessero mantenersi su questi livelli nelle prossime settimane credo che il listino italiano avrà ottime possibilità di registrare performance interessanti (+10%?), magari anche superiori a quelle degli altri indici europei per la maggior ingerenza del settore bancario all'interno dell'indice (particolarmente colpito durante il picco della crisi finanziaria).  

martedì 21 febbraio 2012

Il Dow jones tocca i 13000 punti ma poi scende


Sono passati 4 anni dall'ultima volta che il Dow Jones aveva toccato i 13000 punti e quest'oggi questo momento tanto atteso dai trader di Wall Street è finalmente arrivato. Tuttavia nel giro di pochi minuti il clima di euforia è improvvisamente cambiato e il Dow Jones è sceso di quasi 90 punti nella successiva ora lasciando qualche dubbio sulla possibile prosecuzione di questo rally nel breve periodo. 
A fine seduta il principale listino americano ha recuperato terreno e ha chiuso l'ennesima giornata in territorio positivo a quota 12966 punti in rialzo dello 0,12%. 
Va sottolineato che dai minimi del 4 ottobre 2011 l'indice americano è salito del 25% passando da 10400 punti ai 13000 punti odierni. Inoltre nelle ultime sedute i vari oscillatori iniziano a segnalare una preoccupante fase di ipercomprato che raramente si è verificata in passato (parliamo di 2-3%). 


Ad esempio si può osservare che il Roc % a 133 giorni ha raggiunto un valore che è stato toccato solo l'8 marzo del 2011 e precedentemente nei giorni precedenti al flash crash di maggio 2010 (http://thebesttrader.blogspot.com/2010/05/paura-wall-street.html). A mio avviso il mercato americano è in questo momento un po' troppo euforico e non sarei sorpreso da dei violenti cali anche nell'ordine del 3-4% in poche sedute. In tal senso i primi target ribassisti potrebbero trovarsi a quota 12750 punti e successivamente a 12500 e 12250 punti dove transita un importante supporto statico di lungo periodo. 


lunedì 26 dicembre 2011

Il punto della situazione sui listini Americani ( Dow Jones, Sp500 e Vix)


Dopo Natale torniamo ad occuparci di mercati finanziari, di trend e delle possibili evoluzioni dei listini internazionali in quest'ultima settimana borsistica del 2011. Il grafico sovrastante mostra l'andamento dell'indice Dow Jones nell'ultimo anno. Dopo aver toccato un minimo attorno ai 10500 punti ad ottobre, l'indice americano è stato in grado di recuperare velocemente terreno negli ultimi due mesi per portarsi a quota 12294 punti di venerdì scorso. La chiusura al di sopra della media mobile a 200 giorni e sui massimi settimanali è sicuramente un segnale incoraggiante per le prossime sedute.L'eventuale rottura della resistenza posta in area 12300 punti (segnalata dalla linea orizzontale bianca) potrebbe innescare un'accelerazione rialzista delle quotazioni con target primario a quota 12500 punti e successivamente a 12750 punti. 
Segnali positivi possono essere riscontrati, forse in maniera più evidente, nell'analisi grafica dell'indice SP500.  


In questo grafico la media mobile a 200 giorni (segnalata dalla linea blu) ha fornito segnali piuttosto puliti ed efficaci nell'ultimo anno e la chiusura al di sopra dei 1265 punti di venerdì scorso dovrebbe innescare un piccolo rally nelle prossime sedute con primi target a 1280 punti e successivamente a 1300 punti. Osservando il grafico con le Fibonacci fan si può osservare l'intonazione positiva del mercato negli ultimi tre mesi con l'indice americano che ha guadagnato oltre il 20% dai minimi di ottobre. 

Provando ad osservare un altro indice chiave come il Vix (comunemente chiamato indice della paura ma che in realtà esprime la volatilità dei prezzi) si possono riscontrare ulteriori conferme dell'intonazione positiva del mercato.
Infatti un ad un calo della volatilità dei prezzi sono associati rialzi azionari: dopo aver toccato un massimo vicino ai 47 punti nei primi giorni di ottobre, il Vix ha intrapreso un trend ribassista piuttosto accentuato che lo ha portato a lambire l'importante supporto dei 20 punti nella seduta di venerdì. L'eventuale rottura al ribasso di questo livello potrebbe rappresentare un ottimo segnale rialzista per i listini azionari Dow Jones e SP500 per le prossime settimane.


mercoledì 14 dicembre 2011

I listini sono nuovamente ad un bivio....


Domani molto probabilmente sarà una giornata chiave da un punto di vista tecnico per il listino italiano e per i vari indici internazionali proprio perchè sembra essere stato raggiunto un bivio molto importante. Come spesso accade sui mercati finanziari, è nella giornata di mercoledì che iniziano a manifestarsi le tendenze dei prezzi e spesso le inversioni più importanti. Domani o i prezzi torneranno a crescere come nei primi giorni di dicembre oppure dovremo aspettarci ancora periodi difficili da un punto di vista azionario.  


Andando ad analizzare i grafici si può osservare che la chiusura odierna del Dow Jones a quota 11954 punti in calo dello 0,55% appare una sorta di normale ritracciamento delle quotazioni dopo il rally dei primi giorni di dicembre. A questo punto però rimane di fondamentale importanza la tenuta del supporto dinamico della media mobile a 200 giorni (rappresentata dalla linea blu) e passante al momento attorno ai 11900 punti per poter riprendere il trend rialzista con target intermedio a 12300 punti e successivamente a 12500.  Al contrario, un eventuale chiusura al di sotto degli 11900 punti potrebbe riportare il panico sui mercati finanziari e in particolare sulle borse europee più deboli (come Milano e Madrid). 

Osservando un altro indicatore chiave come il Vix ( detto anche l'indice della paura) con un time frame differente (a 5 minuti) si può intravedere una permanenza dei prezzi al di sotto della media a 200 periodi con un piccolo ma accentuato calo negli ultimi minuti della seduta (chiusura a quota 25,58 punti). Analizzando l'oscillatore stocastico riportato al di sotto del grafico dei prezzi si può osservare un taglio ribassista nella fase di ipercomprato che sembra preannunciare un netto calo del VIX e di conseguenza un nuovo e vigoroso rialzo azionario. 


In tal senso, dopo una probabile apertura piuttosto negativa per Milano si potrebbe tentare qualche acquisto di breve termine attorno alle 9 e 30 del mattino (forse vicino ai 14600 punti) con stop loss all'1,5% più in basso e target finale attorno ai 15000 punti.