mercoledì 30 dicembre 2015

I momenti chiave del 2015 sui mercati finanziari

Il 2015 sui mercati finanziari

Il 2015 sui mercati finanziari sarà ricordato come un anno mediamente positivo nonostante i numerosi eventi che hanno portato ad una spiccata volatilità che ha contraddistinto quasi tutti i mercati.
Il primo evento destabilizzante è stato il 15 gennaio 2015 quando la Banca Centrale Svizzera (BNS) ha sorpreso i mercati ha rimosso il Peg nei confronti dell’Euro (fissato precedentemente a 1,20 CHF) ed ha abbassato il tasso sui depositi a -0,75% dal precedente -0,25%. Le reazioni sui mercati sono state molto violente con un immediato apprezzamento del Franco Svizzero di quasi il 30% in poche ore e una spiccata volatilità sui mercati azionari e dei cambi. Sul fronte tasso la mossa della BNS ha aperto la strada anche ad altre banche centrali sperimentando in prima persona un tasso sui depositi fortemente negativo ha dato il via ad una nuova epoca di allentamento monetario. 



Appena una settimana dopo, il 22 Gennaio 2015, la Banca Centrale Europea annuncia il “Quantitative Easing” un piano di acquisto di titoli governativi da 60 Miliardi di euro al mese a partire da Marzo 2015 per 19 mesi per complessivi 1140 MLD di euro.


Nei mesi successivi il mercato registra un vero e proprio rally trascinati dai mercati azionari che salgono di oltre il 15% mentre sul lato dei titoli governativi si toccano dei rendimenti mai visti in precedenza (bund decennale allo 0,05% bund trentennale allo 0,45%, BTP decennale all’1%,e BTP trentennale sotto 1,90%) .  Sul mercato dei cambi l’euro contro il dollaro passa da 1,20 di fine 2014 a 1,05 a metà marzo.
Il 15 aprile 2015 durante la conferenza stampa una manifestante sale sul tavolo da dove sta parlando Draghi gettandogli addosso dei coriandoli e protestando contro la dittatura della BCE. Durante la conferenza stampa Draghi appare molto fiducioso sugli effetti del piano di quantitative easing riguardo all’andamento dell’inflazione e destabilizza i mercati che da quel giorno iniziano una corposa correzione.

Nelle settimane successive i titoli governativi subiscono un violentissimo incremento di volatilità che porta ad un vero e proprio tracrollo delle quotazioni (Bund decennale torna all’1% di rendimento e i titoli trentennali subiscono perdite vicino al 30% dai massimi di periodo) mentre il petrolio recupera quota 60 dollari a barile.


Ad inizio estate è stata la Grecia a tenere sotto scacco il mondo intero quando non rimborsando il debito verso il Fondo Monetario Internazionale innesca una nuova ondata di volatilità che produce sia un calo dell’equity sia un forte ampliamento degli spread governativi (Btp- Bund passa da 120 bps a 180 bps in poche ore). 

In piena estate scoppia il problema dei mercati emergenti. Il nuovo calo del petrolio che torna ai minimi degli ultimi anni sotto i 40 dollari al barile e le prospettive di un imminente rialzo dei tassi in America preoccupano gli investitori che scappano dai BRIC. L’indice cinese dopo un incredibile rialzo del 50% da fine 2014 passa da 5100 punti a 4000 punti nel giro di poche settimane.



Dall’11 Agosto 2015 la Banca Centrale Cinese per arginare il crollo delle esportazioni cinesi vara a sorpresa una triplice svalutazione dello Yuan pari complessivamente circa al 4%. Gli effetti sui mercati sono stati particolarmente destabilizzanti sui vari comparti con violenti crolli sui mercati azionari. L’indice cinese Shcomp crolla ulteriormente andando nel giro di due settimane sotto i 3000 punti mentre l’indice Eurostox passa da 3700 punti a 3050 punti registrando uno dei peggiori crolli della storia recente anche in termini di velocità della discesa della sua storia recente. Dinamica simile per l’indice Sp500 che registra la peggiore perdita in due giorni degli ultimi 5 anni.
Quasi contemporaneamente viene fuori lo scandalo sulle emissioni inquinanti dei motori diesel della Volkswagen che trascina al ribasso tutto il comparto auto europeo e innesca una serie di ribassi significativi sul mercato azionario. Il titolo passa da 240 euro a 100 euro nel giro di 3 mesi. 


Successivamente nei mesi autunnali il mercato è tornato costruttivo recuperando gran parte delle perdite estive. Il continuo calo delle materie prime ed il petrolio costantemente in ribasso ha invece segmentato notevolmente il mercato con un netto incremento dei rendimenti degli HY americani tornati su livelli che non si registravano da anni.
Anche il mese di dicembre è stato alquanto tumultuoso. Il 4 dicembre Draghi ha portato il limite sul tasso dei depositi a -0,3% ed allungato ulteriormente il piano di quantitative easing di altri 6 mesi. Il mercato che scontava un maggior interventismo da parte della BCE ha reagito male con volatilità marcata sui titoli governativi e sull’equity. L’indice eurostoxx europeo è sceso di oltre il 10% nelle 2 settimane successive.


L’ultimo evento dell’anno è stato probabilmente anche quello più significativo con la Fed che dopo 7 anni ha rialzato i tassi di interesse di 25 bps ( ora nella forchetta 0,25%-0,5%) mettendo fine alla politica monetaria ultra-espansiva degli ultimi anni.





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