martedì 7 settembre 2010

Gli stress test affondano i listini azionari

Gli stress test condotti su 91 banche europee hanno «minimizzato» i rischi di esposizione al debito sovrano: è quanto sostiene il Wall Street Journal. «Alcune banche hanno escluso certi titoli di Stato e molte hanno ridotto le somme riportate per tenere conto delle posizioni short ("corte") del loro portafoglio - fatti che né le autorità né la maggior parte delle banche hanno rivelato quando i risultati dei test sono stati pubblicati a fine luglio», afferma il quotidiano. «A causa della natura limitata delle notifiche fatte dalla maggior parte delle banche, è impossibile stimare il numero degli istituti che hanno escluso dai dati pubblicati porzioni del loro portafoglio di titoli di Stato, o valutare quale sia l'impatto complessivo della pratica».«L'esposizione al debito sovrano è stata ridotta di un ammontare significativo almeno per alcune banche, come Barclays e Crédit Agricole», scrive il Wsj, citando fonti di settore. 
I risultati degli stress test, che hanno bocciato solo sette banche, « inizialmente hanno alleviato i mercati». Ma«i timori si sono riaccesi», dato che paesi pesantemente indebitati come Grecia e Irlanda continuano a essere in difficoltà. Tra le avvisaglie, il Wsj cita il fatto che il costo per assicurare molti bond bancari e governativi contro il rischio di default è di nuovo balzato ai livelli di prima degli stress test in paesi come Portogallo, Irlanda, Grecia e Italia.
Personalmente a luglio ero in vacanza e non avevo avuto occasione di documentarmi sufficientemente su questi famosi stress test. Tuttavia  rimasi piuttosto colpito dalla notizia che gli stress test erano andati alla grande per quasi tutte le banche europee nonostante i gravi problemi che affliggevano e ancora affliggono i bilanci dei vari paesi europei. A questo punto mi vien da pensare che il tutto sia stato organizzato a dovere in quel periodo per far riprendere i mercati azionari che rischiavano un nuovo e violento crollo, anche per questioni tecniche. Il grafico sottostante mostra che attorno al 10 di luglio il nostro listino viaggiava pericolosamente attorno ai 19000 punti. Nel giro di pochi giorni senza notizie macroeconomiche particolari il nostro indice era riuscito a guadagnare quasi il 10% raggiungendo nuovamente i 21000 punti sfruttando la notizia di questi famosi "stress test". Ipoteticamente parlando movimentare i mercati nei mesi estivi è sicuramente più facile visto gli scambi ridotti, e chissà cosa è successo realmente. Comunque sia nel bene o nel male  oggi il mercato se ne è accorto e le borse europee sono tornate a scendere in maniera piuttosto intensa.

Il nostro Ftse Mib ha chiuso in calo dell'1,28% a quota 20395 punti, in recupero dai minimi di giornata di 20258 punti. 
Graficamente parlando la situazione del nostro indice si è complicata notevolmente quest'oggi, in quanto sono saltati vari supporti piuttosto importanti. A questo punto l'up-trend che era partito la scorsa settimana rischia di essere messo in discussione. Sarà fondamentale monitorare la situazione nei prossimi giorni. Qualora venissero violati gli ultimi supporti passanti a 20250-20200 è probabile un ulteriore affondo verso i 20000 punti dove dovrebbero arrestarsi le vendite. In caso di rialzi, al contrario, i primi ostacoli transitano in area 20500 e successivamente a 20650 punti. Soltanto il superamento dei 20800 punti darebbe nuova linfa ai rialzisti con target intermedi di 21000punti e successivamente anche di 21300 punti. 

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