lunedì 8 novembre 2010

Le borse snobbano i Piigs

Da alcuni mesi sembra che i mercati finanziari si siano dimenticati dei problemi strutturali di alcuni paesi europei. Sto parlando ovviamente dei famosi Piigs ( Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna). In queste ultime settimane la situazione è tornata a surriscaldarsi ma ben pochi giornali o emittenti ne parlano.  Nel mio precedente post ( i piigs tornano sui mercati finanziari ) segnalavo l'aumento dei valori dei Credit Default Swaps, ( Cds) che esprimono la rischiosità di ciascun emittente, di questi paesi. In particolare puntai l'indice contro l'Irlanda che aveva i problemi più importanti. 
In questo periodo i mercati finanziari hanno continuato la loro corsa ma contemporaneamente la situazione reale è peggiorata drasticamente.
I Cds a 5 anni dell' IRLANDA  hanno segnato un nuovo record storico quest'oggi a 598,9 punti a seguito della incredibile crisi bancaria e finanziaria che attanaglia il paese. Alcune delle principali banche irlandesi rischiano di fallire e se così fosse l'intero paese rischierebbe il Default. 
La Grecia rimane sempre al primo posto tra i Piigs. I Cds a 5 anni sono saliti oggi a 864 punti. Parlando con un mio amico greco, nei giorni scorsi, mi ha detto che la situazione politica ed economica è ben peggiore di quello che possiamo immaginare dall'Italia. Probabilmente ci saranno altri scioperi e altri scontri nei prossimi giorni per gli enormi sacrifici richiesti al popolo greco. 
Il Portogallo è il paese che rischia di più dopo la grecia e l'irlanda. I suoi Cds oggi salgono a 465 punti (+5% da venerdì). I conti pubblici portoghesi sono ancora allo sbando e anche la situazione bancaria non è delle migliori. 
A ruota segue la Spagna, i cui Cds sono saliti a 265 punti (+7% oggi) a causa della scarsa crescita economica, dell'elevato livello di disoccupazione (al 20%) e del deficit pubblico elevato. 
Infine c'è la nostra cara Italia. I Cds italiani sono saliti a 199,3 punti oggi in rialzo del 4% da venerdì. Il mercato sconta l'enorme debito pubblico: il debito/pil ormai è vicino al 120% e potrebbe salire ulteriormente nei prossimi anni se non verrà ridotta la spesa pubblica. Aggiungiamoci una mancanza di fiducia del popolo italiano, una crescita penosa del Pil ( forse raggiungeremo un +1% a fine anno), e una possibile crisi di governo nelle prossime settimane. I mercati finanziari non apprezzano l'instabilità politica e la mancanza di iniziative economiche per fronteggiare questa crisi. 

In un mercato sano, le borse dovrebbero quotare circa un 5% in meno rispetto agli attuali valori ma la manovra della Fed di pochi giorni fa ha inondato il mercato azionario di liquidità e per questo le borse non sono scese. 
La manovra della Fed non è piaciuta nemmeno ai vertici Europei. 
Vi invito a leggere questo articolo del sole 24 ore a riguardo: 

Dopo i banchieri del Far East anche l'Eurogruppo attacca la Fed: combatte il debito facendo debito


Dopo le critiche dei banchieri centrali del Far East, anche dall'Europa si alzano voci critiche nei confronti delle politiche monetarie della Fed. La decisione della banca centrale americana, che ha recentemente dato il via a un programma di acquisto di titoli di stato per l'ammontare di 600 miliardi di dollari, «non è quella giusta, vedo rischi inflazionistici» ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, parlando al parlamento europeo. «Nei fatti - ha aggiunto - gli Usa stanno combattendo il debito facendo altri debiti».
E poi ha rincarato la dose: «Le recenti decisioni prese dagli Stati Uniti non sono in linea con gli impegni internazionali assunti nel corso dei lavori preparatori delle riunioni del G7 e G20».
Nel corso della sua audizione Juncker ha anche fatto riferimento alla posizione tedesca sulla riforma del patto di stabilità. «Bisogna riflettere due volte, molto attentamente, su un coinvolgimento del settore privato nella risoluzione delle crisi finanziarie degli stati in via di principio, dobbiamo prestare orecchio ai dubbi espressi dalla Bce».
L'obiettivo delle sue parole, che ricalcano la posizione del presidente della Banca centrale europea Jean Claude Trichet, sono le posizioni recentemente espresse da esponenti dell'esecutivo tedesco riguardo il cosiddetto fondo anti crisi. L'orientamento di Berlino, in questo dibattito, è che i possessori di titoli di stato di un paese in default si facciano carico dell'eventuale salvataggio attraverso, per esempio, una ristrutturazione del debito.
Queste posizioni peraltro avevano avuto un impatto sul mercato dei debiti sovrani dei paesi più a rischio, come Irlanda, Grecia e Portogallo. A questo proposito il presidente Eurogruppo ha detto di essere «fiducioso che i governi di rispetteranno gli impegni assunti per ridurre i deficit pubblico entro i tempi nelle modalità fissate».





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