sabato 18 giugno 2011

Moody's esprime i suoi dubbi sui conti italiani, ma chi esprime i dubbi su Moody's?


Torniamo a parlare per l'ennesima volta delle agenzie di rating. Questa volta a scendere in campo contro i conti pubblici italiani è Moody's che ha messo sotto revisione per un possibile downgrade il rating dei bond governativi italiani denominati in euro e valuta estera, attualmente a livello "Aa2" (dal 15 maggio 2002).
Confermato invece il giudizio a breve termine "Prime-1".

Tre sono i fattori di rischio rilevati dall'agenzia americana: 
1- Le sfide sul fronte della crescita dovute a debolezze strutturali dell'Italia ed una probabile crescita dei tassi di interesse nel prossimo futuro.
2- I rischi collegati all'attuazione dei piani di consolidamento dei conti pubblici che sono richiesti per ridurre l'indebitamento italiano e mantenerlo a livelli sostenibili.
3- E i rischi collegati dal cambiamento delle condizioni di finanziamento per i Paesi europei con alti livelli di debito.

Passiamo ad una analisi dei conti pubblici italiani: 

Da un rapporto dell'istat emerge che l'Italia ha registrato nel periodo 2008-2009 la flessione del Pil più accentuata, pari al 6,3%, tra le maggiori economie europee. 
Questo dato, infatti, si confronta con il calo del 3,8% accusato dalla Germania, il 3,5% accusato dalla media dell'Unione monetaria europea, e dal 1,7% della francia. 
Allargando l'orizzonte temporale al periodo che va dal 2001 al 2009 l'Italia è, in assoluto, il paese dell'Unione Europea la cui economia è cresciuta meno: appena l'1,4% contro una media del 10% dell'Unione monetaria europea e del 12,1% dell'Unione Europea. 
A fronte di una crescita estremamente bassa,invece, il debito pubblico, come si può facilmente osservare, si è quasi triplicato negli ultimi 21 anni.

Debito pubblico italiano  1990:            642 Miliardi di euro 
Debito pubblico italiano  2000:          1261,8 Miliardi di euro 
Debito pubblico italiano  2005:          1512,7 Miliardi di euro
Debito pubblico italiano aprile 2011:  1890,6 Miliardi di euro 

A preoccupare maggiormente però è la crescita registrata dal 2005 ad oggi. Infatti negli ultimi 5 anni e mezzo si è registrata una crescita del debito pubblico pari al 25%, una media del 5% annuo!
A questo punto credo che sia necessario un grande cambiamento nella politica economica italiana con un doppio obiettivo: da una parte puntare alla crescita economica e dall'altra, alla riduzione graduale del debito pubblico. Raggiungere questi obiettivi economici in un momento così delicato, nel bel mezzo della peggiore crisi economico-finanziaria degli ultimi 70 anni (perché la crisi del 2008 ancora non è finita e gli ultimi dati lo dimostrano in pieno) appare estremamente difficile e di conseguenza è naturale che le varie agenzie di rating esprimano le loro preoccupazioni. 

Tuttavia la trasparenza e l'obiettività di tali agenzie di rating destano notevoli controversie nell'animo di tutti gli investitori.In particolare, per i momenti scelti per le comunicazioni di alcune revisioni dei rating, citiamo una agenzia di rating a caso: Moody's.

La società di rating solo nel 2009 ha realizzato 1,8 Miliardi di dollari di ricavi, con un margine operativo di 680 Milioni di euro. In altre parole per ogni 100 dollari fatturati, Moody's ha realizzato 38 dollari di utili. In realtà guardando con attenzione i numeri si scorge che considerando la sola redditività derivante dall'assegnare i giudizi di merito sulle varie società l'utile netto sale al 42% nel 2010.
Guardano i dati passati la situazione non cambia di molto: 
2007: Il margine operativo è stato pari al 50% dei ricavi totali
2006: Il margine operativo è stato pari al 62% dei ricavi totali (1,26 miliardi di dollari di utile su 2 Miliardi di dollari di fatturato). 
Dal 2005 al 2009 Moody's ha generato profitti complessivi pari a 2,8 Miliardi di dollari
Performance simili sono state ottenute anche dalla sua più diretta concorrente: Standard & Poor's che nel 2009 ha fatturato 2,6 miliardi con un utile di esercizio vicino ad 1 Miliardo di dollari (circa il 39% dei ricavi).

Fin qui nulla di male, essendo un oligopolio, è normale che tali società di rating riescano a generare questi incredibili performance in termini di utili netti.  
Tuttavia, andando a guardare la composizione azionaria di Moody's ad aprile 2010 vien da pensare male: 
Primo azionista : Warren Buffet tramite il suo fondo di investimento, Berkshire Hathaway, aveva una quota del 12,9%.Per chi non lo conoscesse, l'ottantenne Warren Buffet è il più grande speculatore del mondo, la terza persona più ricca al mondo secondo Forbes con un capitale proprio di 50 Miliardi di Dollari. Egli ha fatto la storia nel mondo della finanza con le sue strategie lungimiranti comprando società solide nei periodi di crisi e conservandole per decenni (Per fare qualche esempio, Gillette, Coca cola).  
Gli altri grandi azionisti, come potete vedere cliccando sull'immagine sottostante sono altri importanti gestori di fondi in tutto il mondo (Invesco, Fidelity, Black Rock, Morgan Stanley). A pensar male si fa peccato ma quasi sempre....

clicca sull'immagine per ingrandirla


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