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venerdì 30 dicembre 2016

Tiriamo le somme sul 2016


Ed eccoci alla fine di questo tormentato 2016. Numerosi sono stati gli eventi di quest'anno, sia economici, sia politici che hanno caratterizzato l'evoluzione dei mercati finanziari. In breve ecco le performance ad oggi ( suscettibili ancora di piccole variazioni da qui a fine giornata ) delle principali asset class. 


Tra i vincenti di questo 2016 sicuramente vanno ricordati i BRIC che complessivamente hanno messo a segno una performance superiore al 13% trascinati dal Brasile (+38%), che da inizio Febbraio ha realizzato quasi un +60%. Positivo anche il contributo del real Brasiliano che si è apprezzato di oltre il 17%.  (Chi avesse acquistato un etf (BRA IM equity) che è sensibile ad entrambi i fattori di rischio, da fine gennaio ad oggi avrebbe realizzato una performance superiore al 100%!). 
Bene anche la Russia con un +25% di indice azionario  a cui va sommato un ottimo 15% di apprezzamento del rublo russo. Male la Cina che chiude l'anno in netta perdita (-12%) a cui va aggiunto  un deprezzamento dello Yuan vicino al 7%. 


Sul fronte azionario globale va segnalato l'ennesimo anno record per l'azionario americano che realizza rispettivamente un +13% per il Dow Jones e un + 10% per l'S&P 500. Per le borse europee l'anno è stato laterale con l'Eurostoxx 50 sugli stessi valori dello scorso anno (-0,2%) , il Cac 40 francese +4%, e ancora meglio ha fatto il Dax tedesco con un +4%. L'indice inglese Ftse 100 nonostante la Brexit ha fatto un grande anno (+13%) mentre si conferma debole la periferia europea con Ibex spagnolo a -2,6% e sopratutto il nostrano FtseMib italiano a -10,3% penalizzato pesantemente dalle banche italiche. 



Osservando i settori azionari europei emergono delle dispersioni di rendimento notevoli.  Impressionante la corsa delle Basic Resources (+50%) e dell'Oil (+19%) mentre il resto dei comparti ha realizzato performance tra il +10 ed il -10% . 


Positivo anche l'anno per i titoli governativi europei nonostante gli ultimi mesi dell'anno particolarmente tribolati a causa del violento rialzo dei tassi innescatosi in america dopo l'elezione di Donald Trump. L'indice Europeo è salito del 3,48% trascinato sia dai paesi core ( Belgio +5,6%, Germania 4,4% , sia dalla Spagna +4,7%) mentre l'Italia causa instabilità politica e situazione bancaria fragile ha messo a segno un timido +1% . In tal modo lo Spread Btp-Bund con la  è tornato a 160 bps. Peggio ha fatto il Portogallo che è sceso del 2,54% (chissà che nel 2017 non si rifaccia di questa performance così negativa). 


Va segnalato che i titoli inflation linked hanno performato meglio dei rispettivi titoli a tasso fisso grazie alla ripresa delle aspettative di inflazione. In tal senso qualora venisse confermato questo trend rialzista delle dinamiche inflazionistiche può aver senso avere una quota maggiore rispetto al passato di questa tipologia di titoli nel proprio portafoglio. 

Male ovviamente il monetario che a causa dei tassi a breve in territorio negativo praticamente ovunque ( basti pensare che il bot semestrale andato in asta pochi giorni fa è stato collocato a -0,317%) ha perso lo 0,23%. Molto bene invece l'High Yield con una performance superiore all'8% e i titoli non finanziari ( +5,5%). Bene anche gli additional tier 1 saliti del 6%. 
Fra tutte le asset class si segnala il comparto dei Floater che è salito dello 0,57% nell'anno ma con una volatilità annua dello 0,16%, a cui segue il comparto degli High Yield che con una performance stellare dell'8% hanno dovuto sopportare una volatilità del 3,1%. Per fare un confronto un investitore che avesse comprato l'indice azionario europeo (EuroStoxx50) ha dovuto sopportare un 22% di volatilità con un rendimento dello 0%, mentre se avesse investito nell'indice Italiano Ftsemib avrebbe perso il 10% subendo una volatilità annua superiore al 31%. In tal senso l'azionario europeo ed italiano non sono state asset class efficienti in questo 2016, mentre lo è stato l'azionario americano. 


Infine guardiamo l'andamento dei tassi sulle varie scadenze sia in europa ( Euroswap) che in America nel corso del 2016. Appare evidente l'anomalia rispetto al passato dovuta dalla diversa politica monetaria delle banche centrali, da una parte la BCE con il suo quantitative easing mantiene un atteggiamento ultra-espansivo, dall'altra la Fed con il rialzo dei tassi di dicembre assume un atteggiamento restrittivo.  Il decennale americano viene scambiato al 2,47% in rialzo di circa 20bps da fine 2015 mentre l'euroswap decennale è scambiato 36 bps più in basso dell'anno scorso. 

Da un punto di vista macro la crescita dell'economia statunitense prosegue a ritmi sostenuti (+3,5% annualizzato nel terzo trimestre 2016) con un tasso di disoccupazione vicino ai minimi storici (4,6%). Pur in presenza di una riduzione degli scambi internazionali e di un aumento dei prezzi del petrolio l'incremento dei ritmi produttivi dovrebbe proseguire anche nel corso del 2017 sia per l'America sia per l'Europa (a ritmi più moderati). In Italia si consolidano i segnali positivi sia come la fiducia delle Imprese sia come le vendite al dettaglio (+1,2% congiunturale ad ottobre) e soprattutto dall'indice eurocoin di dicembre che registra il settimo incremento consecutivo, raggiungendo quota 0,59 da 0,45 di novembre. Si tratta del livello più alto dalla primavera del 2011 e dell'incremento mensile più forte dal dicembre 2015. 

Si spera che il 2017 sia un anno positivo per l'economia Italiana e mondiale anche se non mancheranno tensioni politiche (dovute alle numerose elezioni in europa) e finanziarie ( dovute al diverso approccio delle banche centrali, la Fed quanti rialzi dei tassi effettuerà?). 

Colgo l'occasione per augurarvi un sincero buon fine 2016 e sopratutto un inizio 2017 scoppiettante. Portatevi dietro le esperienze e le cose belle del 2016 per poter realizzare i vostri sogni ed i vostri obiettivi nel 2017 grazie ad una maggior consapevolezza di voi stessi e ad una maggiore maturità derivante dall'analisi delle proprie vittorie e dei propri errori.  Tanti auguri di Buone Feste !!! 

mercoledì 2 settembre 2015

Commento all'andamento dei mercati di agosto 2015

L’andamento dei mercati nel mese di Agosto 2015


Il mese di agosto 2015 sarà ricordato come un mese dominato dalla forte volatilità dei mercati. La mossa a sorpresa effettuata dalla Banca Centrale Cinese che ha svalutato ripetutamente lo Yuan (l’11-12-13 agosto) ha innescato una forte variabilità delle quotazioni sia dei mercati azionari sia dei mercati obbligazionari che dei cambi Violenti anche i movimenti delle materie prime; basti pensare che il petrolio è passato dai 47 dollari al barile di fine luglio ai 38 dollari del 24 agosto per tornare a 47 dollari a fine agosto.

BRIC

A pagare più le conseguenze di queste manovre sono stati i paesi emergenti con l’indice dei BRIC che ha accusato un calo del 9,4% nel mese di agosto, trascinati in basso dal repentino crollo dell’indice Cinese (Shangai Comp) che ha accusato un crollo del 13,5%.  Male anche il Brasile (-6,5%) e l’India (-5,4%). Da segnalare le forti svalutazioni del Real Brasiliano che ha perso un altro 7% ad agosto (36% di svalutazione da inizio anno) e il Rublo russo che si è svalutato dell’8,70%.   


Equity Europa ed America


Per le borse europee il mese di agosto è stato il peggiore da inizio anno riportando le quotazioni su valori di fine 2014. L’indice europeo Eurostoxx ha perso quasi il 9% registrando la peggiore performance mensile dal 2011. Leggermente meglio l’Italia con il Ftsemib che nonostante il -6,2% registrato ad agosto rimane il miglior indice europeo da inizio anno (+15,4%). Per quanto riguarda l’America la situazione appare più complessa. Nel mese di agosto l’indice Sp500 ha registrato una perdita del 6,4%, mese peggiore dal 2012. Da inizio anno l’indice americano perde il 4,2%. Negativo anche l’indice giapponese Topix che ad agosto ha perso il 6,7% ma che da inizio anno rimane tra i migliori indici azionari nel mondo (+ 9,2%).  

Volatilità


La volatilità dell’equity europeo (V2x) è praticamente raddoppiata negli ultimi 15 giorni passando da 17 agli attuali 35 punti (con un picco ad oltre 45). Notevole anche la volatilità dell’equity americano (Vix ,detto anche indice della paura) , passato da 12 agli attuali 28 punti dopo un picco a oltre 53 punti (valore che non si registrava dal 2009). 



Anche sul fronte tassi il mese di agosto è stato negativo. In questa fase di forte volatilità e negatività la correlazione delle diverse asset class è stata elevata facendo riportare discrete perdite anche sugli HY (-0,77% ad agosto) e sui Corporate Finanziari (-0,51%) e Non Finanziari (-0,96%) nel mese. Negativo anche il comparto degli Additionanal Tier 1 che pur registrando un calo dello 0,47% rimangono la miglior asset class da inizio anno (+5,86%). Stabili i Floater (+0,04%) ed i Covered. 



Governativi


Anche i titoli governativi hanno registrato un mese negativo.  L’indice generale ha accusato un calo dello 0,91% portando la performance complessiva da inizio 2015 in territorio negativo (-0,12%). Tra i vari paesi la componente periferica ha reagito meglio in questa fase negativa con l’Italia che ha limitato i danni (-0,56%) insieme alla Spagna (-0,58%) e al Portogallo (-0,61%).
Al momento l’effetto principale del piano di acquisti da parte della BCE (Quantitative Easing da 60 Miliardi al mese) sta portando i suoi benefici nel mantenere abbastanza stabile il livello di spread tra paesi periferici e germania. Lo spread BTP-bund rimane in questo modo in area 115-120 bps.

Aspettative e date importanti

I livelli di volatilità raggiunti segnalano una forte attività di trading quantitativo su molti mercati sia su quello azionario americano che su quello cinese. La situazione attuale di mercato appare alquanto complessa e vive anche di mutevoli contraddizioni interne. Da una parte abbiamo un’economia americana in salute (+3,7% il Pil Y/Y) che si accinge ad un piccolo rialzo dei tassi da parte della FED forse già nella riunione del 17 settembre. Dall’altra parte dell’oceano abbiamo un Europa che si sta consolidando e sta cercando di tornare ad una crescita moderata grazie anche alle manovre ultraespansive della BCE , basti vedere all’Italia che nel secondo trimestre mette a segno un +0,7% Y/Y di Pil dopo 4 anni di recessione.  La caduta dei prezzi delle materie prime e del greggio (oltre -50% nell’ultimo anno), che riteniamo sia legata più ad un eccesso di produzione che ad un vero e significativo calo della domanda, sia assolutamente una buona notizia per l’economia globale.
Allo stesso tempo stiamo assistendo a un’estrema volatilità nei mercati Emergenti e nei movimenti valutari internazionali che sollevano dei dubbi sullo stato di salute del gigante asiatico. Le ultime mosse della banca centrale cinese hanno aperto ad un processo di cambiamento importante e ogni cambiamento porta ad un periodo di transizione che si traduce in volatilità sui mercati.  

Probabilmente dovremo adattarci a mercati più volatili rispetto a quanto osservato negli ultimi 4 anni visto che anche le Banche centrali difficilmente tollereranno la compiacenza dei mercati finanziari ed il relativo azzardo morale.  Accetteranno dunque un livello di volatilità “confortable” comunque mediamente più alto di quanto registrato negli ultimi anni.