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venerdì 1 luglio 2016

S&P taglia il rating dell'Unione Europea post BREXIT


L'agenzia di rating Standard & Poor's ha tagliato il rating dell'Unione Europea a seguito del Referendum brittanico che ha visto vittorioso il fronte BREXIT. La valutazione di lungo termine dell’Unione europea e’ passata ad “AA” dal precedente “AA+”.

Il giudizio di breve “A-1+” è stato confermato e l’outlook è stabile.

La decisione segue quella annunciata pochi giorni fa in cui la Gran BRETAGNA era stata declassata da "AAA" ad "AA". 

L'agenzia specifica che a seguito della decisione dell’elettorato britannico di lasciare l’Unione Europea “abbiamo rivisto la nostra valutazione sul grado di coesione all’interno dell’UE, che, da essere un elemento positivo, ora è considerato un fattore neutrale”. 

L’uscita della Gran Bretagna finirà inevitabilmente per rendere più difficili i prossimi negoziati sul bilancio dell'UE, indebolendo la sua flessibilità di bilancio e introducendo incertezza sulle stime di bilancio. 

Il team di analisti ritiene che le previsioni sulle entrate, la pianificazione di lungo termine a livello patrimoniale e gli aggiustamenti sui buffer finanziari nell’Unione europea siano ora soggetti a una maggiore dose di incertezza.

L’outlook è stabile. “Riteniamo che in diversi scenari, inclusa la mancata conformità del Regno Unito a impegni di bilancio futuri, le nostre valutazioni resteranno ancorate ai livello attuale”. Inoltre l'outlook stabile riflette l'idea che nessun altro stato lascerà l'Unione Europea e che i 27 paesi restanti confermeranno il loro appoggio all'UE e ai suoi programmi di spesa. 

Secondo alcuni analisti l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea avrà un peso tra lo 0,3% e lo 0,5% in meno sul Pil dell'Eurozona sia per il 2016 che per il 2017. 

Pochi minuti fa il centro studi di Confindustria ha quasi dimezzato le stime di crescita del Pil italiano, che crescerà dello 0,8% nel 2016 e dello 0,6% nel 2017. Rispetto alle stime diffuse a dicembre si tratta di un taglio considerevole: il Pil 2016 era previsto crescere dell'1,4% e il Pil 2017 dell'1,3%. ...




giovedì 18 febbraio 2016

Riviste al ribasso le aspettative di crescita mondiale sia da parte dell'OCSE sia da parte di Moody's



Questa mattina sono state pubblicate le nuove previsioni dell'Ocse sulla crescita economica nel mondo. Puntualmente sono state riviste al ribasso sia a livello mondiale (-0,3%) sia per l'area euro (-0,4%). Molto marcata la revisione al ribasso rispetto a novembre per l'Italia (-0,4%) che nel 2016 dovrebbe salire a questo punto dell'1% e dell' 1.4% nel 2017. In basso la tabella con il nuovo outlook per i vari paesi. Inutile sottolineare la drammatica recessione del Brasile ( che proprio ieri sera è stato downgradato da Standard & poor's a BB da BB+ con outlook negativo) che dovrebbe accusare un calo del 4% nel 2016. 

Anche Moody's in un report pubblicato ieri ha espresso le sue preoccupazioni sulla crescita globale specificando che la crescita dovrebbe assestarsi attorno al 2,6% per il 2016 e al 2,9% per il 2017. In basso la tabella con i vari paesi


Fonte: Moody's  

mercoledì 2 settembre 2015

Commento all'andamento dei mercati di agosto 2015

L’andamento dei mercati nel mese di Agosto 2015


Il mese di agosto 2015 sarà ricordato come un mese dominato dalla forte volatilità dei mercati. La mossa a sorpresa effettuata dalla Banca Centrale Cinese che ha svalutato ripetutamente lo Yuan (l’11-12-13 agosto) ha innescato una forte variabilità delle quotazioni sia dei mercati azionari sia dei mercati obbligazionari che dei cambi Violenti anche i movimenti delle materie prime; basti pensare che il petrolio è passato dai 47 dollari al barile di fine luglio ai 38 dollari del 24 agosto per tornare a 47 dollari a fine agosto.

BRIC

A pagare più le conseguenze di queste manovre sono stati i paesi emergenti con l’indice dei BRIC che ha accusato un calo del 9,4% nel mese di agosto, trascinati in basso dal repentino crollo dell’indice Cinese (Shangai Comp) che ha accusato un crollo del 13,5%.  Male anche il Brasile (-6,5%) e l’India (-5,4%). Da segnalare le forti svalutazioni del Real Brasiliano che ha perso un altro 7% ad agosto (36% di svalutazione da inizio anno) e il Rublo russo che si è svalutato dell’8,70%.   


Equity Europa ed America


Per le borse europee il mese di agosto è stato il peggiore da inizio anno riportando le quotazioni su valori di fine 2014. L’indice europeo Eurostoxx ha perso quasi il 9% registrando la peggiore performance mensile dal 2011. Leggermente meglio l’Italia con il Ftsemib che nonostante il -6,2% registrato ad agosto rimane il miglior indice europeo da inizio anno (+15,4%). Per quanto riguarda l’America la situazione appare più complessa. Nel mese di agosto l’indice Sp500 ha registrato una perdita del 6,4%, mese peggiore dal 2012. Da inizio anno l’indice americano perde il 4,2%. Negativo anche l’indice giapponese Topix che ad agosto ha perso il 6,7% ma che da inizio anno rimane tra i migliori indici azionari nel mondo (+ 9,2%).  

Volatilità


La volatilità dell’equity europeo (V2x) è praticamente raddoppiata negli ultimi 15 giorni passando da 17 agli attuali 35 punti (con un picco ad oltre 45). Notevole anche la volatilità dell’equity americano (Vix ,detto anche indice della paura) , passato da 12 agli attuali 28 punti dopo un picco a oltre 53 punti (valore che non si registrava dal 2009). 



Anche sul fronte tassi il mese di agosto è stato negativo. In questa fase di forte volatilità e negatività la correlazione delle diverse asset class è stata elevata facendo riportare discrete perdite anche sugli HY (-0,77% ad agosto) e sui Corporate Finanziari (-0,51%) e Non Finanziari (-0,96%) nel mese. Negativo anche il comparto degli Additionanal Tier 1 che pur registrando un calo dello 0,47% rimangono la miglior asset class da inizio anno (+5,86%). Stabili i Floater (+0,04%) ed i Covered. 



Governativi


Anche i titoli governativi hanno registrato un mese negativo.  L’indice generale ha accusato un calo dello 0,91% portando la performance complessiva da inizio 2015 in territorio negativo (-0,12%). Tra i vari paesi la componente periferica ha reagito meglio in questa fase negativa con l’Italia che ha limitato i danni (-0,56%) insieme alla Spagna (-0,58%) e al Portogallo (-0,61%).
Al momento l’effetto principale del piano di acquisti da parte della BCE (Quantitative Easing da 60 Miliardi al mese) sta portando i suoi benefici nel mantenere abbastanza stabile il livello di spread tra paesi periferici e germania. Lo spread BTP-bund rimane in questo modo in area 115-120 bps.

Aspettative e date importanti

I livelli di volatilità raggiunti segnalano una forte attività di trading quantitativo su molti mercati sia su quello azionario americano che su quello cinese. La situazione attuale di mercato appare alquanto complessa e vive anche di mutevoli contraddizioni interne. Da una parte abbiamo un’economia americana in salute (+3,7% il Pil Y/Y) che si accinge ad un piccolo rialzo dei tassi da parte della FED forse già nella riunione del 17 settembre. Dall’altra parte dell’oceano abbiamo un Europa che si sta consolidando e sta cercando di tornare ad una crescita moderata grazie anche alle manovre ultraespansive della BCE , basti vedere all’Italia che nel secondo trimestre mette a segno un +0,7% Y/Y di Pil dopo 4 anni di recessione.  La caduta dei prezzi delle materie prime e del greggio (oltre -50% nell’ultimo anno), che riteniamo sia legata più ad un eccesso di produzione che ad un vero e significativo calo della domanda, sia assolutamente una buona notizia per l’economia globale.
Allo stesso tempo stiamo assistendo a un’estrema volatilità nei mercati Emergenti e nei movimenti valutari internazionali che sollevano dei dubbi sullo stato di salute del gigante asiatico. Le ultime mosse della banca centrale cinese hanno aperto ad un processo di cambiamento importante e ogni cambiamento porta ad un periodo di transizione che si traduce in volatilità sui mercati.  

Probabilmente dovremo adattarci a mercati più volatili rispetto a quanto osservato negli ultimi 4 anni visto che anche le Banche centrali difficilmente tollereranno la compiacenza dei mercati finanziari ed il relativo azzardo morale.  Accetteranno dunque un livello di volatilità “confortable” comunque mediamente più alto di quanto registrato negli ultimi anni. 

venerdì 30 gennaio 2015

Piccoli germogli di ripresa crescono


Dopo quasi 4 anni il 2015 dovrebbe essere finalmente l'anno della ripresa economica per l'ITALIA. La crisi, iniziata ormai ben 7 anni fa ha lasciato il segno e la tabella sottostante mostra l'andamento del PIL Reale italiano a partire dal 1994. A fine 2014 le ultime stime parlano di un calo del Prodotto Interno Lordo dello 0,5%. In altri termini il valore del PIL reale a fine 2014 dovrebbe aggirarsi attorno ai 1358 Miliardi di euro. 
Partendo dai valori di fine 2007, il PIL italiano dovrebbe accusare  a fine 2014 un calo vicino ai 135 Miliardi di euro, pari a un tracollo cumulato superiore al 9%. In valori assoluti significa che per trovare un valore simile bisogna tornare al lontano 2000, ovvero 15 anni fa!  


Questo appare evidente nel grafico sottostante che mostra come  il Pil reale trimestrale sia tornato ai valori registrati nel primo trimestre del 2000.







Il 2015 sarà finalmente l'anno della ripresa in Italia per 3 fattori che cambieranno finalmente la tendenza in atto: 

1) Calo del prezzo del petrolio e delle materie prime. (Impatto stimato +0,6%)

2) Indebolimento dell'Euro (Impatto Stimato +0,8%)

3) Lancio del Quantitative Easing da parte di Draghi (Impatto Stimato +0,4%)


1)  A partire dallo scorso Luglio il prezzo del Crude Oil è sceso di oltre il 55% tornando su valori che non si registravano da oltre 5 anni. L'indice CRB delle varie materie prime è sceso da 310 al valore attuale di 212 nel giro di 6 mesi.




Ipotizzando una fase di stabilizzazione del prezzo del Petrolio nel 2015 e nel 2016 attorno ai 45 dollari al barile possiamo stimare un grande beneficio per una riduzione degli imput cost delle varie aziende e un forte risparmio dei consumatori per i propri spostamenti. Tutto ciò dovrebbe innescare una maggior crescita per l'Italia dello 0,6% del PIL sul 2015 e dell'1,1% sul 2016. (fonte Confindustria). 

2) L'indebolimento dell'Euro sia nei confronti del Dollaro ( da 1,35 a 1,13 attuale ) ma anche nei confronti del Franco Svizzero (da 1,20 a 1,04) e della Sterlina Inglese (da 0,82 a 0,75) avrà un impatto molto forte sulle esportazioni Italiane poichè in relativo saranno molto più competitive a livello internazionale. 

In questi anni di crisi l'unica componente del Pil che è riuscita ad arginare il tracollo economico che ha colpito il paese, sono state proprio le esportazioni che sono vicine ai massimi storici. Le esportazioni Italiane nel 2013 sono state pari a 437,111 Miliardi di euro che valgono circa il 28% del PIL complessivo.  


Dal grafico sottostante si possono vedere i flussi delle esportazioni italiane verso gli altri paesi. Risulta evidente come i principali patner commerciali fanno parte dell'area euro (Germania e Francia in particolare). 




Secondo quanto riporta l'Istat,  nella tabella sottostante le esportazione Extra Eu dell'Italia nel 2014 sono state pari a 180,278 Miliardi di euro che valgono circa il 12% del Pil italiano. Ipotizzando una crescita del 7% di queste esportazioni derivante dalla maggior competità in termini di prezzo all'estero dovremmo ottenere un +0,8% di Pil sul 2015.  



 3) 
La BCE ha varato acquisti di titoli pubblici e privati emessi nell’area Euro per un totale di 1.140 miliardi di euro, al ritmo di 60 miliardi al mese per 19 mesi (marzo 2015-settembre 2016). Secondo il centro studi di Confindustria l’impatto sui tassi di interesse di tale Quantitative Easing (QE) sulla base dell’esperienza delle analoghe operazioni realizzate dalla FED negli USA durante gli ultimi anni sarà di circa 110 bps. Il quantitative easing ha come obiettivo principale di diminuire i  rendimenti a medio-lungo termine, che maggiormente influenzano le decisioni di spesa di famiglie e imprese, perché sostiene la domanda di titoli e quindi ne alza i prezzi.
- Gli effetti principali di questa manovra saranno in primis di rendere più conveniente per le imprese e per i privati accedere al credito a tassi più convenienti sia per il calo dello spread sia per la diminuzione assoluta dei rendimenti. (Confindustria stima 3,2 miliardi di risparmi di interessi) . 
- Il secondo effetto sarà quello di ridurre in modo significativo la spesa annuale per interessi dello Stato Italiano. 
 Nel Def di settembre il governo aveva stimato una spesa annua per interessi passivi tra i 74 ed i 75 miliardi di euro per il 2015. Tale valore era stimato all'incirca anche per il 2016-2017. 



Dalla tabella sottostante si può notare che la vita residua media del debito pubblico italiano è a fine 2014 di 6,38 anni.  


Dalle tabelle seguenti si può notare il netto calo del costo medio delle emissioni dei titoli di stato negli ultimi anni. Nel 2011 il costo medio delle nuove emissioni era stato pari al 3,61%, nel 2012 al 3,11%, nel 2013 al 2,08% e nel 2014 all'1,35%. 








Il grafico sottostante mostra la dinamica crescente del debito pubblico italiano crescita negli ultimi anni ( 2160 Miliardi di euro). 


Ipotizzando che il debito possa stabilizzarsi su questi livelli nel corso del 2015 attorno ai 2200 miliardi di euro e che il costo complessivo del debito possa aggirarsi attorno al 3% (stima molto prudenziale considerando che ci sarà il quantitative easing a supporto), a fine 2015 la voce interessi passivi dovrebbe scendere a 66 Miliardi di euro (8 miliardi in meno all'anno rispetto a quanto previsto nel DEF). Questi soldi potrebbero essere utilizzati dal governo per rilanciare i consumi privati dei cittadini che potrebbe portare ad un ulteriore  +0,4% sul PIL italiano per il 2015. 

Considerando l'effetto trascinamento negativo dell'ultimo trimestre negativo del PIL 2014, il primo trimestre 2015 potrebbe esssere meno brillante dei successivi trimestri. 
In conclusione, analizzando le varie dinamiche dei vari fattori, il PIL italiano nel 2015 dovrebbe assestarsi in una forchetta tra il +1,5% e il +2% a seconda dell'evoluzione dello scenario macroeconomico mondiale e in base alla possibile fluttuazione dei tassi di cambio e dell'andamento dei tassi di interesse. 

Il dato odierno sul tasso di disoccupazione in Italia a dicembre sceso a sorpresa dal 13,5% al 12,9% attuale  potrebbe essere il segnale di questa ripresa che sembra finalmente in arrivo dopo lunghi anni di buio. 

mercoledì 4 dicembre 2013

La fine del risparmio e dell'auto in italia...


Caro risparmiatore italiano anche se tu non lo sai i tuoi risparmi sono sempre più a rischio! Perchè? Semplice oltre ai soliti problemi dell'affidabilità e della solidità delle banche italiane (su cui preferisco stendere un velo pietoso anche perchè senza LTRO di Draghi non so quante banche sarebbero rimaste in piedi) esiste una piccola patrimoniale in arrivo dal 1 gennaio 2014 di cui si parla ancora molto poco. 
Come riporta questo articolo del sole 24 ore  dal 1 gennaio 2014 ( salvo cambiamenti alla camera dei deputati dell'ultima ora) l'imposta di bollo sugli strumenti finanziari passerà dall'attuale 0,15% allo 0,20%. Come sapete questa imposta è nata sotto il governo Monti che nel 2012 visto la situazione di crisi aveva introdotto una aliquota dello 0,10% poi aumentata nel 2013 allo 0,15% ed ora arriverà allo 0,20% con un bel prelievo fisso (minimo) di 34,20 euro a conto corrente. Cosa significa tutto cio? 
Se ad esempio avete 10.000 euro sul conto correte a fine anno pagherete ben 34,20 euro allo stato e probabilmente visto gli attuali tassi di interessi sulla liquidità ( 0- 0,1%) vi ritroverete a fine anno con meno soldi di quelli lasciati a fine 2012 solo per tenerli in banca. In altre parole state pagando la banca e lo stato per tenere i vostri soldi. 

E se consideriamo le spese di tenuta conto, le spese per la carta di credito, le spese per l'utilizzo del bancomat a quanto arriviamo? Facendo una stima sommaria sottodimensionata parliamo di almeno altri 50 euro all'anno. A conti fatti se avete una cifra attorno ai 10.000 euro tenendo i soldi in banca perdete quasi l'1% del vostro capitale all'anno, senza considerare l'effetto inflazione che erode il vostro potere di acquisto. E per chi ha meno di 10.000 euro sul conto correte va ancora peggio in termini percentuali....

Facciamo una altra ipotesi.Volete investire i vostri 10.000 euro in un BTP a 10 anni (che ad oggi rende il 4,15%). Ipotizzando che il vostro investimento vada a buon fine da qui a fine 2013 con un rendimento dell'operazione del 4,15% dovrete pagare lo 0,20% per comprare i BTP (commissioni medie di un conto corrente online) e un altro 0,20% per venderlo. In questo caso il rendimento dell'operazione scende dal 4,15% al 3,75%. Su questo 3,75% però dovete pagare il 20% di imposta sul capital gain e quindi il vostro rendimento netto scende al 3,10%.  Aggiungeteci le spese citate nel primo esempio stimate nell'1% e arriviamo ad un fantastico 2,10% con tutti i rischi del caso. Cosa significa tutto ciò? L'investitore retail italiano è morto, non ha più alcun senso fare piccoli investimenti considerando la volatilità a cui è esposto e che gran parte dei guadagni vanno alle banche e allo stato. Fate voi le opportune valutazioni.....


Fin qui abbiamo parlato di banche ma ora parliamo dei nuovi 4 scatti sulle accise sui carburanti previsti nei prossimi 4 anni. Si parla di una vera stangata da 30 centesimi in più a litro per gli automobilisti che nei prossimi anni spenderanno qualcosa come 730 euro di più all'anno . 


L'impatto sull'economia reale di questa manovra sarà terribile, aumento dell'inflazione del carrello della spesa dell'italiano medio e di tutte le merci che viaggiano su gomma con ulteriore riduzione del potere d'acquisto delle famiglie italiane e un incremento della popolazione vicina alla soglia di povertà. 
E non parliamo del settore automobilistico che rischia un tracollo epocale. Anni fa l'auto veniva utilizzata anche per svago e per divertimento, il mercato contava vendite di milioni di autovetture all'anno e negli ultimi anni tra la crisi economica mondiale e l'aumento spropositato delle accise sui carburanti si è tornati di colpo alla produzione degli anni 70. A questo punto credo che si voglia distruggere completamente il tessuto produttivo italiano su tutti i fronti e devo ricredermi sulle stime di Pil dell'Italia per il 2014 di qualche giorno fa' abbassandole ad un pallido (+0,1%/+0,2%) sempre se non ci saranno ulteriori novità fiscali....

martedì 26 novembre 2013

Ripresa nel 2014? Forse, ma non chiamiamola ripresa....


Sono passati ben 5 anni da quando la crisi ha colpito l'Italia e  guardando il grafico sovrastante ( fonte:  http://www.soldionline.it/infografiche/andamento-del-pil-trimestrale-italiano-dal-2007) si può notare come l'effettivo calo del prodotto interno italiano dal 2007 è nell'ordine del 9,1%!!
In base agli ultimi dati disponibili il 2014 dovrebbe essere finalmente il primo anno in cui vedremo il segno + davanti al dato sul Pil. Il governo nell'ultimo DEF stima una crescita del PIL italiano per il 2014 dell'1%. 
Una decina di giorni fa il Fondo Monetario Internazionale (IMF) ha stimato che nel 2013 il Pil dell'Italia dovrebbe scendere dell'1,8% ( mesi fa stimava solo 1%...) e nel 2014 dovrebbe tornare a salire dello 0,7% contro una crescita dell'area euro dell'1% e del mondo del 3,6%. 


La settimana scorsa l'Ocse è stato ancora più conservativo stimando una crescita per il Pil Italiano dello 0,6% per il 2014 confermando invece i target sull'Europa e sulla crescita globale previsti dal IMF. 


A mio avviso c'è il concreto rischio che per un motivo o per un altro a fine 2014 ci troveremo a parlare di una crescita davvero ridicola (+0,2/ +0,4%) se il tessuto industriale italiano continuerà a sciogliersi come neve al sole e a lasciare a casa migliaia di lavoratori che a sua volta saranno costretti a ridurre i propri consumi. Per non parlare della crescente pressione fiscale (record in tutta europa) che costringe gli italiani a ridurre le proprie spese per far fronte agli impegni tributari (imu,tares, aumento delle accise sui carburanti, etc, etc,). Volendo trascurare il problema inflazione (negli ultimi mesi si sta avviando una pericolosa disinflazione in europa, sopratutto nei paesi periferici che potrebbe sfociare in deflazione... e tutti sanno cosa è successo al Giappone in seguito....) sarei estremamente sorpreso di una crescita del PIL 2014 per l'Italia superiore allo 0,5%. 
Ad ogni modo parlare di uno zero virgola dopo un tracollo del 9,1% negli ultimi 6 anni non è ripresa, è soltanto una frenata durante il peggior crollo economico dell'Italia da quando esistono le statistiche. Sarebbe necessario far circolare i miliardi di euro presi in prestito dalle banche tramite LTRO regalati dalla Bce a un tasso irrisorio (0,25%) per far ripartire realmente l'economia. Continuare con queste politiche di austerity non serve a nulla se non a peggiorare la congiuntura economica e il governo dovrebbe avere il coraggio di compiere scelte importanti per la vera ripresa economica, a partire dalla riallocazione delle risorse economiche dalle pensione d'oro verso i giovani laureati in cerca di occupazione passando sopratutto per quelle famose riforme strutturali che il paese attende da oltre 20 anni. 
Ci sono stati governi di destra e di sinistra al potere, governi tecnici, governi para-tecnici, sembra ogni volta tutto cambi ma in fondo non cambia nulla...compreso il nostro amaro futuro. 

venerdì 1 marzo 2013

I dati macro ci dicono che l'Italia forse è destinata al default



I primi due mesi di questo 2013 sono passati piuttosto velocemente sui mercati finanziari senza gravi ripercussioni sui mercati fino alla scorsa settimana. L'esito incerto delle elezioni politiche Italiane ha riportato la tensione sui mercati azionari ed obbligazionari europei senza tuttavia influire in maniera significativa sugli altri mercati azionari globali più decorrelati  (Usa, Giappone, Bric).
Al di la della completa incertezza politica del nostro paese che potrebbe costarci molti punti di spread e di mancata crescita di Pil per la mancata approvazione di alcune riforme strutturali necessarie per la ripresa economica dell'Italia, gli ultimi dati macro sono a dir poco negativi.

Partiamo dai dati ufficiali: 
Nel 2012 il Pil Italiano è sceso del 2,4% . 
Il Pil Nominale Italiano a fine 2012 è quindi pari a 1.565,916 Miliardi di euro.
Il Debito Pubblico Italiano a fine 2012 è invece pari a 1.988,363 Miliardi di euro.

Il Rapporto Debito/Pil a fine 2012 è quindi pari al 127%. 

Nell'ultimo anno il debito italiano è cresciuto di oltre 90 Miliardi di euro pari al 4,75%, i consumi hanno segnato un calo del 3,9% su anno, con la spesa delle famiglie a -4,3%; gli investimenti fissi lordi crollano dell'8%. Unica componente in aumento l'export con +2,3%, mentre l'import scende del 7,7% mentre la pressione fiscale ha raggiunto un nuovo record storico del 44%.


Sul fronte lavorativo le cose non vanno meglio. Il tasso di disoccupazione è salito all'11,70% ma il dato realmente terrificante è quello riferito al tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto un nuovo record al 38,7% con punte superiori al 50% dei giovani ragazzi del sud italia. 
In tutto ciò il numero degli inattivi risulta pari al 36,1%.

L'indice PMI manifatturiero italiano a febbraio è risultato pari a 45,80 contro delle attese pari a 47,60.  (Un valore di questo indicatore inferiore a 50 indica una fase di recessione dell'economia, valori vicino ai 45 di grave recessione...) 

Cosa ci aspetta per il 2013? 

Le previsioni più ottimistiche parlano di un calo del Pil vicino all'1% ma a mio avviso andremo facilmente in una forchetta tra il -1,4% e il -2% a causa della congiuntura economica mondiale meno favorevole e delle continue politiche di austerity che porteranno all'aumento della pressione fiscale sulle famiglie italiane (aumento dell'1% dell'Iva tra qualche mese) e dall'introduzione di nuove imposte che verranno approvate nel corso del 2013. 

A trainare al ribasso le mie stime sul Pil basta guardare ai dati catastrofici del mercato automobilistico: 
a febbraio le immatricolazioni sono state pari a 108.419 unità , con un calo del 17,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, caratterizzato a sua volta già da una pesante contrazione (-18,6%). Si tratta del peggior febbraio dal 1979 e della diciannovesima flessione a doppia cifra da gennaio 2011.
Il primo bimestre del 2013, si chiude  con una perdita complessiva del 17,3%, pari a 222.406 vetture consegnate, con cali che rappresentano circa il doppio della media europea. In altre parole il mercato automobilistico è tornato indietro di quasi 35 anni!! 

Provando a fare delle stime realistiche sul debito pubblico a fine 2013 (che a mio avviso potrebbe aggirarsi attorno ai 2040 Miliardi di euro) , il rapporto debito/Pil per il 2013 potrebbe superare il 131%, valore difficilmente sostenibile nel lungo periodo a causa della crescente spesa per gli interessi che per il solo 2013 dovrebbe superare i 90 Miliardi di euro. 

In questo scenario la situazione potrebbe facilmente surriscaldarsi anche a causa della completa instabilità politica del prossimo governo cosa che potrebbe riportare un deciso ritorno della volatità sui mercati che già hanno dato alcuni segnali importanti in questa settimana....



Il grafico su base settimanale dell'indice di milano ha dato in settimana due chiari segnali negativi. In primis la rottura ribassista della media mobile a 25 settimane e in secondo luogo l'incrocio ribassista dell'oscillatore Macd. 
L'ultima volta che si era verificato un segnale simile è stato a fine marzo 2012. Nei mesi successivi l'indice italiano passò dai 16000 punti ai 12200 punti toccati nella scorsa estate.... Se queste sono le premesse per il mercato azionario italiano i prossimi 2-3 mesi saranno tutt'altro che positivi. 

P.s. A partire da oggi entra in vigore la Tobin Tax ( qui il dettaglio della normativa)  sul mercato azionario italiano. Cosa cambia? La speculazione intraday sarà esente da questa tassa mentre i poveri cassettisti italiani oltre a perdere in media i loro pochi risparmi dovranno pagare anche lo 0,12% sul controvalore investito.  
W l'Italia. 






mercoledì 12 settembre 2012

Economia virtuale Vs Economia Reale


Negli ultimi 15 giorni la situazione sui mercati finanziari è radicalmente cambiata e la fase peggiore della crisi sembra per il momento passata. Quest'oggi lo spread tra titoli decennali italiani e titoli tedeschi è sceso a 341 punti base, valore più basso da aprile 2012. 
Nel giro di 2 mesi complice l'intervento di Draghi, lo spread si è ridotto di oltre 200 punti base lasciando intravedere un futuro meno cupo per l'Italia e per l'intera Europa.


Ancora più eclatante è il grafico dello spread tra titoli italiani e tedeschi a 2 anni: 


Nel giro di poche settimane siamo passati da oltre 500 punti base agli attuali 212!! 

In questo contesto la borsa di Milano è stata molto tonica registrando uno dei rialzi più corposi della sua storia recente: 



Dal 25 luglio 2012 il Ftse Mib è passato da 12200 punti agli attuali 16419, recuperando oltre il 30% in meno di 2 mesi. Raramente ho assistito a rialzi cosi pronunciati negli ultimi 15 anni di borsa. Sebbene la situazione di lungo periodo sembra infatti tornata positiva con la rottura della media a 200 giorni che aveva dato un segnale di acquisto molto valido nei giorni scorsi attorno ai 14800 punti, sul breve periodo il mercato appare in una situazione di ipercomprato molto violento come dimostra la fuoriuscita dei prezzi dalla banda di bollinger superiore. Probabile in tal senso un'imminente correzione nei prossimi giorni con primo target a 16000 punti. Al contrario se questo violento uptrend dovesse proseguire i prossimi target si riscontrano in area 16500-16800 e infine 17000 punti. 

La forza relativa del mib appare ancor più significativa se confrontata con quella di altri indici europei. In particolare si può osservare che nell'ultimo mese l'indice italiano è salito di oltre il 10% mentre il Dax tedesco ha messo a segno una performance del 5% come anche l'indice Stoxx europeo.



Da un punto di vista macro invece i numeri continuano ad essere estremamente negativi per quanto riguarda l'italia:
la produzione industriale italiana nell'ultimo mese ha messo a segno un -0,2% ( e ben -7,3% su base annua) mentre il pil ha messo a segno un -0,8% nell'ultimo trimestre (-2,6% su base annua) . 
Nei prossimi mesi lo scenario economico a mio avviso resterà ancora piuttosto debole anche a seguito delle numerose imposte che colpiranno i risparmiatori e i consumatori italiani e se ci sarà una ripresa se ne parlerà nella seconda metà del 2013. Infatti generalmente i mercati azionari anticipano il ciclo economico di circa 9 mesi e se come sembra sono stati toccati dei minimi importanti in questo 2012 è lecito sperare in una lieve crescita economica (+0,5% nella seconda metà del 2013). 





martedì 17 luglio 2012

La crisi italiana si aggrava! Debito e Spread alle stelle


Sono passati alcuni giorni dal mio ultimo articolo ma la situazione macroeconomica italiana ed internazionale sembra tutt'altro che migliorata.
Il debito pubblico italiano negli ultimi mesi ha continuato a crescere a livelli drammaticamente elevati raggiungendo quota 1966 Miliardi di euro a maggio 2012 (l'equivalente di 32771 euro per ogni italiano). Domanda polemica: ma il governo Monti non doveva tagliare le spese e ridurre il debito pubblico?? 
Come potete osservare nella tabella sottostante da inizio 2012 il debito pubblico italiano è cresciuto di ben 68,3 miliardi di euro ( cioè una variazione del +3,6% rispetto a dicembre 2011). 


Debito Publico Italiano
2012 Variazione mensile
Gennaio 1.935.829 37.883
Febbraio 1.928.200 -7.629
Marzo 1.946.083 17.883
Aprile 1.949.243 3.160
Maggio 1.966.303 17.060
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Variazione 2012 3,60% 68.357


Quest'oggi il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le nuove proiezioni di crescita in questa tabella, mettendo in risalto un netto rallentamento della Crescita economica a livello mondiale. Come si può osservare l'Area euro chiuderà il 2012 con un calo dello 0,3% del Pil. In particolare saranno l'Italia e la Spagna a subire maggiormente la crisi economica e la recessione, rispettivamente con un -1,5% di Pil per la Spagna e -1,9% di Pil per l'Italia.  



Ipotizzando una caduta (ottimistica) del Pil italiano a fine 2012 del 2% ( in linea con le attuali stime del FMI) ci troveremmo a fine 2012 ( in base ai miei calcoli) con un rapporto debito/Pil del 127% ben superiore a quanto stimato dal rapporto del FMI (125,8% per il 2012 e 126,4% per il 2013). 

Provando a fare delle valutazioni leggermente più pessimistiche, nell'ordine di un calo del Pil a fine 2012 del 3% e dell'1% a fine 2013 (a mio avviso del tutto compatibile con l'attuale crollo dei consumi degli italiani e della fiducia delle famiglie italiane) ci troveremmo con un rapporto debito/Pil del 128,3% a fine 2012 e del 129,6% a fine 2013. 
Tali valori esprimono la reale situazione economica italiana e spiegano perchè i mercati internazionali stiano colpendo i titoli di stato italiani e spagnoli negli ultimi mesi. 
Quest'oggi il rendimento dei titoli decennali italiani è tornato al 6,045% valore lontano dai massimi toccati a novembre scorso ma pur sempre troppo elevato per essere sostenibile nel lungo periodo.




Contemporaneamente lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni è invece tornato su valori estremamente elevati. Dopo aver toccato i 550 punti nell'autunno scorso adesso siamo tornati in area 480/490 punti, valori tutt'altro che rassicuranti. 



Quello che però è a mio avviso la situazione più preoccupante/ paradossale , a seconda dei punti di vista è l'andamento dei rendimenti dei titoli dei paesi "core" a breve termine. In particolare nel grafico sottostante si può osservare che ai livelli attuali i titoli tedeschi a 2 anni offrono dei tassi di interesse nominali negativi, pari a -0,047%. Si avete capito bene, interessi negativi, chi compra titoli tedeschi a 2 anni oggi sa che a scadenza riceverà meno del capitale investito (a meno di situazioni anomale). 
Una situazione analoga vale per i titoli di stato finlandesi, austriaci, francesi e  belgi (con rendimenti che sfiorano lo 0%). I rendimenti dei titoli di stato italiani, spagnoli, portoghesi etc etc con le stesse scadenze sono invece ben superiori al 3%.....



Va sottolineato che stiamo parlando di tassi di interessi nominali e non reali, perchè in quel caso dovremmo sottrarre il tasso di inflazione a questi rendimenti. In quel caso avremmo un rendimento reale dei titoli tedeschi a 2 anni attorno al -2% annualizzato).

Cercando di analizzare questi valori possiamo darne una doppia interpretazione: 
1) il mercato è impazzito e gli investitori preferiscono investire i propri capitali in paesi core a rendimenti negativi piuttosto che investire in paesi periferici ( con rendimenti alti ma rischiosi). In questo caso tutti gli investimenti in titoli di stato francesi, tedeschi, austriaci e finlandesi sarebbero una sorta di grande bolla speculativa destinata a scoppiare a breve e contemporaneamente tutti i titoli dei paesi periferici potrebbero essere una buona opportunità di investimento. 
2) il secondo scenario è invece diametralmente opposto: il mercato ha capito che l'eurozona e l'euro non hanno più di due anni di vita e che i titoli dei paesi core si rivaluteranno quando torneranno in valuta locale e questo compenserebbe i tassi di interessi negativi. 
Ad esempio ipotizzando uno smembramento dell'area euro ed un ritorno alle valute nazionali i titoli tedeschi subirebbero una rivalutazione ( dell'ordine del 10-15%) data dall'apprezzamento del nuovo marco tedesco rispetto all'euro. 
Solo in questo contesto è spiegabile un tasso di rendimento negativo sui vari titoli governativi dei paesi dell'europa centrale. 

Vedremo cosa accadrà ma una cosa è certa: negli ultimi mesi la recessione  sta colpendo sia in italia che negli altri paesi periferici e credo che sia indispensabile per i vari governi effettuare delle scelte politiche volte alla crescita e alla riduzione della disoccupazione (in particolare della disoccupazione giovanile). A mio avviso anche la BCE nelle prossime settimane potrebbe decidere di abbassare ulteriormente il tasso di interesse ufficiale (ad ora allo 0,75%) e/o adottare delle nuove politiche di intervento sul mercato primario/secondario per i titoli di stato dei paesi periferici. Alternativamente la BCE potrebbe anche decidere di varare un nuovo LTRO magari a 5 anni per il sostegno del sistema bancario europeo ( ad oggi in netta difficoltà nonostante i vari interventi del passato) ma credo che sia fondamentale far tornare la fiducia negli investitori internazionali e nelle famiglie che vedono il loro futuro molto incerto. 

In questo contesto piuttosto caldo credo che i prossimi 20 giorni di contrattazione saranno piuttosto turbolenti per i mercati finanziari.