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martedì 24 luglio 2012

Il Ftse Mib segna nuovi minimi storici mentre la tensione vola alle stelle


Difficile commentare quello che sta accadendo sui mercati finanziari in questi giorni senza farsi trasportare dall'emotività ma proviamo ad analizzare la situazione attuale in modo imparziale. 
Da un punto di vista macroeconomico la situazione europea appare in deciso peggioramento e l'andamento degli indici Pmi odierni di Francia (43.1) e Germania (44.1) confermano ancora una volta il rallentamento dell'economia europea. La recessione che sta colpendo duramente la Grecia (Samaras ha parlato di un -7% per il Pil di Atene per il 2012) non è un evento isolato (anche la Spagna e l'Italia subiranno un violento calo del Pil quest'anno) e con molta probabilità interesserà anche gli Stati Uniti d'America, il Giappone e gran parte delle economie avanzate. Al contrario i paesi emergenti (Bric) dovrebbero continuare ad osservare ritmi di cresciuta piuttosto importanti (dal 3% al 7%) ma inferiori rispetto a quanto previsto qualche mese fa. 
Sul fronte internazionale la situazione è tesissima e le istituzioni politiche ed economiche sembrano gettare benzina sul fuoco con le loro dichiarazioni di questi giorni......
La Spagna è al centro del ciclone con i rendimenti dei titoli spagnoli che ormai sono fuori controllo. Lo spread tra titoli di stato spagnoli e titoli di stato tedeschi ha raggiunto i 640 punti base. In particolare va segnalato che la curva dei rendimenti dei titoli di stato spagnoli risulta quest'oggi quasi invertita. I titoli a 5 anni infatti rendono il 7,59% mentre i titoli a 10 anni rendono il 7,62%. 


Contemporaneamente i titoli a 2 anni rendono il 6,64%... Poche settimane fa questi titoli rendevano attorno al 4%. 


Questi rendimenti esprimono un concreto rischio di default sul debito iberico nei prossimi anni se non verrà effettuata qualche operazione straordinaria di salvataggio da parte dell'Europa. 

Quest'oggi è infatti emerso che dopo le comunità autonome di Valencia e Murcia anche la Catalogna si trova in difficoltà finanziarie (c'è un buco di 42 miliardi di euro che nessuna banca può finanziare). Qui sotto (Fonte Sole 24 ore) potrete notare i debiti pubblici delle varie regioni spagnole (complessivamente si parla di quasi 120 miliardi di euro).  




A risentire della Crisi Spagnola è stata quest'oggi sopratutto l'Italia che vanta uno dei debiti pubblici più alti al mondo e un rapporto debito/pil assolutamente preoccupante (oltre il 123% in base agli ultimi dati ufficiali ma vicino al 128% in base ai miei calcoli) . 
A fine giornata lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito sopra i 530 punti base ( valori che sono molto vicini a quelli toccati a novembre 2011, quando si insediò il governo Monti) con il rendimento dei titoli italiani a 10 anni che è salito al 6,59%. 


A questo punto credo che nei prossimi giorni la BCE dovrebbe intervenire a sostegno dei titoli governativi italiani e spagnoli, almeno sulla parte di medio- breve (titoli fino al 2015-2016) per evitare il disastro. Vedremo quali mosse saranno messe in campo (acquisto diretto dei titoli sul mercato secondario, scudo anti-spread, nuovo ltro, taglio dei tassi) ma una cosa è sicura: è tempo di agire altrimenti il mercato potrebbe collassare e superare il punto di non ritorno (se già non è stato superato per il caso spagnolo) prima di settembre. 

Per quanto riguarda l'indice Ftse Mib della borsa di Milano va segnalato che quest'oggi sono stati segnati dei nuovi minimi intraday assoluti a quota 12276 punti prima di un leggero recupero nella fase finale della seduta. L'indice milanese ha infatti raggiunto e superato i minimi toccati nel lontano marzo 2009 quando tutti i mercati erano in una situazione di panico. Osservando il grafico sottostante si può osservare che la rottura della trendline rialzista di breve periodo tre giorni fa ha innescato un violento sell-off che ha fatto perdere quasi il 10% al listino italiano in sole 3 sedute. A questo punto data l'elevata volatilità è difficile fare delle previsioni anche perchè sotto i livelli attuali non c'è più alcun supporto ne' statico ne' dinamico. 
Provando ad ipotizzare dei possibili livelli tecnici di supporto credo che i prossimi target ribassisti potrebbero essere in area 12000 punti ed eventualmente a 11500-11600 punti per le prossime sedute. 
Tuttavia data l'elevato livello di ipervenduto raggiunto non escluderei delle possibili rapide ricoperture con target rialzisti fino a 12800 punti.
In tal senso proverei con molta cautela e con stop loss vicini, qualche acquisto in tarda mattinata su qualche titolo bancario (tipo Unicredit o Intesa) particolarmente colpiti dalle vendite negli ultimi giorni. 




giovedì 21 giugno 2012

Il rimbalzo per i mercati forse è finito


Dopo alcuni giorni di violenti rimbalzi per i listini europei sembra che il clima stia cambiando piuttosto rapidamente. L'andamento dei corsi azionari di oggi appare emblematico in tal senso. Infatti il Ftse Mib dopo una apertura in calo era stato in grado di allungare decisamente fino a registrare una crescita vicino all'1,5% attorno ai 14000 punti. La mancata rottura di questa resistenza ha innescato le prime prese di beneficio che hanno riportato l'indice sui valori di ieri. A fine seduta infatti l'indice milanese ha guadagnato appena lo 0,14% a quota 13751 punti. 


Da un punto di vista tecnico va segnalato che il listino italiano ha guadagnato nelle ultime sedute oltre 1100 punti e dopo aver tentato invano di superare quota 14000 punti sembra configurarsi qualche giorno di correzione. Infatti sul grafico con candele orarie si può osservare un taglio ribassista del macd che rafforza questo segnale ribassista. In tal senso i primissimi target transitano in area 13600 punti e successivamente a 13500 punti. Poichè il trend di lungo periodo rimane impostato ancora al ribasso non sono da escludere ulteriori affondi in area 13400 punti ed eventualmente a 13200 punti. 
Al contrario in caso di nuovi rialzi i primissimi target transitano in area 13800 e 14000 punti ma tale scenario a mio avviso è poco probabile.  

Sul fronte macroeconomico va segnalato che questa sera sono uscite le analisi sulle banche spagnole. Secondo le analisi condotte da due società di consulenze esterne su 14 gruppi bancari del Paese (90% del sistema finanziario nazionale) sembra che sia necessaria una ricapitalizzazione delle banche spagnole in un intervallo compreso tra 51 e 62 miliardi di euro
Secondo la tedesca Roland Berger servirebbero 51,8 miliardi di euro, mentre secondo l'americana Oliver Wyman potrebbero servire tra 51 e 62 miliardi. 

Va segnalato inoltre il nuovo allargamento dello spread tra titoli decennali italiani e bund tedeschi a quota 418 punti (dopo un minimo intraday in area 400 punti). 

In tal senso la mancata rottura del supporto passante in area 400 punti è piuttosto preoccupante e potrebbe innescare un ulteriore allargamento dello spread fino ai 430 e successivamente a 450 punti. 
Osservando il grafico con candele orarie del btp future si può osservare il deciso rally degli ultimi giorni che ha proiettato i prezzi da quota 96 a 101,5 punti. Su questo livello sono scattate le prime vendite che potrebbero continuare anche nella giornata di domani con target intermedio a quota 100 e successivamente a 99,50. A sostegno di questo scenario c'è il taglio ribassista dell'oscillatore macd che segnala una decisa inversione di tendenza. 


Sul fronte delle commodities va segnalato il crollo del petrolio nell'ultimo periodo. ( oggi -3,5% a quota 78,55 dollari a barile ). A mio avviso tale crollo è un segnale piuttosto preoccupante sulla reale situazione economica mondiale...in altre parole il mercato sta scontando una recessione mondiale nei prossimi mesi. 


Per quanto riguarda Wall Street il grafico sottostante del Dow jones con candele giornaliere parla da solo ( notare il taglio sullo stocastico e il pullback sulla media mobile) ed è tutt'altro che positivo per i prossimi giorni.....





giovedì 14 giugno 2012

La spagna vicina al punto di non ritorno


In questi giorni è successo davvero di tutto sui mercati finanziari e sembra di esser tornati rapidamente al clima di panico e di tensione che si respirava a novembre 2011. 
Al centro dell'attacco speculativo è finita questa volta la Spagna che vede i propri conti pubblici sempre più in difficoltà e il tasso di disoccupazione crescere verso il 25%. Come se non bastasse il sistema bancario iberico è sempre più in crisi e la situazione appare tutt'altro che rosea. Dal grafico sottostante si può notare che i titoli spagnoli a 10 anni offrono ad oggi un rendimento del 6,91%, valore che non era mai stato raggiunto nemmeno durate il picco di crisi registrato a novembre e che è ad un soffio dalla fatidica quota del 7%. ( Per i non addetti ai valori ricordo che in passato i paesi che hanno superato questo valore sono stati costretti a chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale e hanno rischiato o hanno fatto Default)....  



Da segnalare in questo contesto questo grafico auto-esplicativo tratto dal corriere della sera:
Non mi sembra il caso di commentarlo....


Per quanto riguarda la situazione della Grecia credo che in questo weekend potrebbe succedere qualcosa di molto interessante con le nuove elezioni politiche ( anche la borsa greca sembra crederci con un clamoroso +10%) ma a mio avviso non credo che ci sia alcun candidato in grado di portare Atene sulla retta via in così breve tempo. Le ultime notizie parlano di una vera e propria corsa agli sportelli (vengono prelevati dai 500 a 800 milioni di euro al giorno presso le banche greche). Inoltre secondo gli ultimi dati disponibili la Grecia finirà le proprie risorse economiche entro il 20 di luglio e l'andamento dei Cds segnala un'imminente evento negativo (Default o un'eventuale uscita dall'area euro)


  


Per quanto riguarda l'Italia la situazione appare critica ma non abbiamo ancora  raggiunto la situazione di panico registrata a novembre 2011. Quest'oggi anzi il mercato azionario italiano è stato il più forte d'europa (FtseMib + 1,47%) e lo spread tra Btp e Bund ha chiuso a quota 464 punti base (con il btp decennale che offre un rendimento del 6,13% (max giornaliero al 6,34%).
Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni ma una cosa appare chiara. O verranno prese delle decisioni politiche importanti dai vertici europei o nel giro di 6 mesi credo che l'Euro rischia di dissolversi lasciando dietro di se un'infinità di fallimenti bancari ed industriali e milioni di nuovi disoccupati. 
Mi auguro che il buon senso porti finalmente a delle decisioni chiarificatrici ed in grado di riportare la fiducia sui mercati finanziari internazionali. 

mercoledì 2 maggio 2012

I dati macro fanno paura e milano affonda


Per un giorno torniamo a parlare di macroeconomia, di disoccupazione e di crisi economica. 
I dati macroeconomici odierni sono stati a dir poco terrificanti per quanto riguarda l'area euro ed in particolare per l'Italia. 
Il tasso di disoccupazione in europa a fine marzo è salito al 10,9% dal 10,8% del mese precedente. In particolare va segnalato l'impennata del tasso di disoccupazione spagnolo salito al 24,44% ( con il tasso di disoccupazione giovanile salito ad oltre il 40%). Decisamente preoccupante è anche l'andamento del tasso di disoccupazione italiano salito al 9,8% mentre il tasso di disoccupazione giovanile è salito al nuovo record del 35,9%. Va sottolineato che nel tasso di disoccupazione non viene considerato chi è in cassa integrazione che secondo le statistiche risulta quindi occupato. 
Per quanto riguarda l'Italia nel bollettino dell'Istat viene specificato che a marzo 2012 gli occupati sono 22.947 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto a febbraio (-35 mila unità) e dello 0,4% rispetto a marzo 2011 (-88 mila unità). La disoccupazione maschile è cresciuta del 3,9% rispetto al mese precedente mentre quella femminile è aumentata dell'1,3% rispetto a febbraio.
Il tasso di occupazione è pari al 57,0%, in diminuzione nel confronto congiunturale di 0,1 punti percentuali e di 0,2 punti in termini tendenziali. Il numero dei disoccupati, pari a 2.506 mila, aumenta del 2,7% rispetto a febbraio (66 mila unità). Su base annua si registra quindi una crescita del 23,4% (476 mila unità). L’allargamento dell’area della disoccupazione riguarda sia gli uomini che le donne. 
Il tasso di inattività si posiziona invece al 36,7%! Cioè oltre un terzo della popolazione italiana non sta lavorando ne è in cerca di lavoro....

Osservando la tabella sottostante tratta dal sito Rischio calcolato e riferita ai dati del 2011 si può osservare che il tasso di disoccupazione reale in italia era del 19,8% a fine 2011 e che quindi adesso dovrebbe aggirarsi attorno al 21%. Drammatica la situazione della Spagna che registrava valori di disoccupazione reale del 30,7% a fine 2011 e che probabilmente ora registra dei valori vicini al 34-35%, ben superiori a quelli registrati in USA durante la famosa crisi del 1929. 

  

Al contrario negli ultimi anni il tasso di disoccupazione in germania è sceso dal 10% al 6,8% mentre quello americano si è attestato all'8,2%. 



Decisamente allarmanti invece i dati riguardanti l'indice PMI (L’indice (PMI) è un indicatore composito studiato per dare una visione globale delle attività nel settore manifatturiero e agisce come un indicatore importante per l’intera economia. Quando l’indice PMI è inferiore a 50,0 indica che l’economia manifatturiera è in declino e un valore superiore a 50,0 indica un’espansione dell’economia manifatturiera).
Dalla tabella sottostante si possono riscontrare le variazioni mensili registrate tra aprile e marzo 2012. Come si può osservare nella terza colonna i valori registrati sono quasi tutti in deciso calo ed il valore registrato dalla nostra Italia è sceso di ben 4 punti base nell'ultimo mese a 43,9. ( Si tratta di un valore peggiore delle attese degli analisti e che mostra in pieno la fase di recessione violenta che sta colpendo il paese). 

Qualche settimana fa avevo parlato di un possibile calo del Pil italiano attorno al 2% nel 2012 ma in base a questi ultimi dati credo che durante i prossimi trimestri il Pil italiano subirà una contrazione ben più grave ( forse attorno al 4-5% a fine 2012). 

A mio avviso la situazione di questa crisi sta diventando giorno dopo giorno più grave e sopratutto globale. La prima nazione a farne le spese è stata la Grecia che sta pagando a caro prezzo gli errori economici e politici degli anni passati ma anche la Spagna, il Portogallo e sopratutto l'Italia rischiano di trovarsi nella stessa situazione in breve tempo. Numerosi sono i casi anche in Italia di aziende che stanno chiudendo i battenti e di persone che in poco tempo si son trovate sul lastrico. 
Domani la Bce alle 13 e 45 avrà la possibilità di modificare la propria politica economica e potrebbe abbassare il tasso di interesse ufficiale. Spero che i vertici economici capiscano l'importanza di agire tempestivamente e in maniera aggressiva per evitare la diffusione del panico e la fine dell'area euro entro i prossimi 2 anni. Ritardare queste decisioni potrebbe essere molto costoso e mi auguro che la razionalità e il buon senso prevalgano sui pesi politici internazionali che stanno condizionando milioni di famiglie. A mio avviso la BCE dovrebbe portare il tasso di interesse allo 0,5% già domani e abbassarlo ulteriormente allo 0,25% nella prossima riunione.     

Per quanto riguarda i listini azionari europei quest'oggi è stata l'ennesima giornata negativa che ha visto i listini dei paesi periferici crollare del 2-3% mentre gli altri listini hanno registrato o leggeri progressi o lievi flessioni. 

Il grafico sottostante mostra impietosamente l'andamento a confronto del listino tedesco (Dax in verde), del listino inglese (Ftse in viola), del listino italiano ( Ftse Mib in blu) e del listino spagnolo (Ibex in rosso) negli ultimi 6 mesi. 


Come si può facilmente osservare da gennaio 2012 gli indici hanno iniziato pericolosamente a non essere più correlati tra loro e nel giro di pochi mesi i listini dei paesi più fragili sono stati colpiti violentemente dalle vendite. In particolare il listino spagnolo è crollato di quasi il 20% ( solo oggi -2,6%) mentre il listino italiano ha accusato un calo del 5% da confrontarsi con i guadagni realizzati dall'indice inglese (+7%) e tedesco (+12%). 



Per quanto riguarda il listino italiano l'impostazione grafica rimane ribassista e l'eventuale rottura dei 14200 punti potrebbe riportare il listino nuovamente sul supporto dei 14000 punti e successivamente sui 13800 punti. Speriamo bene per la nostra ITALIA! 

giovedì 19 aprile 2012

HELP: Milano in due giorni sprofonda del 4% !


Allarme Rosso!!! Non ci sono altre parole per descrivere l'attuale situazione dell'economia italiana ed europea (Germania esclusa) e sopratutto dei mercati finanziari internazionali. Dopo il rimbalzo di due giorni fa, il listino italiano è tornato nuovamente a perdere, chiudendo quest'oggi a 14287 punti in calo del 2,01%.


Da un punto di vista grafico lo scenario rimane nettamente negativo. La permanenza al di sotto della media mobile a 255 giorni e la sua mancata rottura attorno ai 17100 punti (19/20 marzo 2012) ha innescato una serie di vendite che hanno riportato il listino italiano sui minimi di novembre 2011 (quando appunto cadde il precedente governo). A questo punto l'eventuale rottura dei 14200 punti potrebbe innescare ulteriori crolli con successivi target a 14000 punti e a 13800 punti. Data l'elevata volatilità non è da escludere nemmeno un nuovo corposo rimbalzo (target a 14500 e poi 14700 punti)  a causa dell'elevato livello di ipervenduto raggiunto nelle ultime 20 sedute. 

Facendo un confronto con gli altri indici internazionali la situazione appare sconfortante: 
Negli ultimi 6 mesi l'indice italiano ha sottoperformato l'indice tedesco Dax del 25%! 


Nell'ultimo mese la situazione è letteralmente precipitata: Il Ftse Mib ha infatti accusato un calo del 16%, il dax tedesco è sceso del 5%, mentre l'indice Sp500 ha accusato un calo vicino al 3%. Questi grafici parlano chiaro e mostrano in tutta la sua gravità l'attuale situazione dell'Italia.


Se lo spread con i titoli decennali tedeschi tutto sommato è ancora al di sotto della fatidica soglia dei 400 punti (396 punti in chiusura oggi) il confronto con il listino tedesco come visto è piuttosto impietoso. 

A questo punto vorrei sapere se la sospensione delle vendite allo scoperto di fine febbraio sia stata una mossa vincente per le autorità di controllo. Il 27 febbraio scrissi in quest'articolo : 
"A pesare su Piazza Affari è stata la decisione della Consob, confermata già venerdì 24 febbraio, di abolire il divieto delle vendite allo scoperto e che ha permesso agli operatori di tornare a praticare il loro sport preferito (lo short selling appunto). A mio avviso avrei prolungato questo divieto per qualche altra settimana, almeno fino a quando la situazione economica non fosse migliorata ulteriormente. "


A mio avviso credo che sia necessario ed urgente uno stop alle vendite allo scoperto perchè come abbiamo osservato in pochi giorni il listino italiano è letteralmente sprofondato. 



Ancor più preoccupante è ciò che sta accadendo alla Spagna: 
Lo spread tra i titoli spagnoli e i titoli tedeschi è salito a 423 punti base mentre il listino spagnolo ibex 35 è tornato al di sotto dei 7000 punti e su valori inferiori a quelli registrati a marzo 2009!!



Infine sono in netta crescita anche le preoccupazioni nei confronti della Francia: Lo spread tra i titoli francesi e i titoli tedeschi è salito a 141 punti base e il listino francese CAC 40 quest'oggi ha accusato un calo superiore al 2% a seguito di un rumors di borsa ( poi smentito ) di un possibile downgrade del debito pubblico francese. 

Visti questi grafici, credo che la BCE dovrebbe scendere in campo urgentemente con un netto taglio dei tassi di interessi di almeno 50 punti base per salvare l'Euro e l'Europa. 
Faccio un appello al presidente della BCE Mario Draghi: agisca presto perchè la situazione sta precipitando..



sabato 14 gennaio 2012

Allarme Rosso: S&P taglia il rating di mezza europa


In questo strano Venerdì 13 dopo una giornata altalenante i listini europei hanno accusato discrete perdite a causa delle indiscrezioni relative ad un possibile downgrade collettivo dei vari paesi europei. In serata è arrivato inesorabile il giudizio definitivo dell'agenzia di Rating Standard and Poor's:
Italia: ha perso il rating A e la bocciatura è stata di ben due gradini, fino a BBB+, queste le dichiarazioni ufficiali:
"Il taglio riflette quella che consideriamo una crescente vulnerabilità dell'Italia ai rischi di finanziamento esterni e le negative implicazioni che ciò può avere per la crescita economica e quindi per le finanze pubbliche". Il contesto politico italiano è "migliorato" sotto il governo Monti e le riforme allo studio possono "migliorare la competitivita' italiana". Tuttavia, "ci aspettiamo che ci sia un'opposizione alle attuali ambiziose riforme del governo e questo aumenta l'incertezza sull'outlook di crescita e quindi sui conti pubblici".
A mio avviso questo downgrade risulta completamente infondato visto il piano di austerity e di riforme adottate dal governo Monti. I rischi nel breve periodo (come dimostra l'andamento delle ultime aste) è sicuramente diminuito nelle ultime settimane mentre per il medio periodo rimangono rischi piuttosto elevati.Tuttavia non reputo appropriato un Rating BBB+ per l'Italia alle condizioni attuali (personalmente avrei tagliato il rating italiano di un solo gradino). 
Francia: il rating della Francia è stato tagliato da  AAA ad AA+  
Austria: il rating dell'Austria è stato tagliato da  AAA ad AA+ 
Spagna: Il rating della Spagna è stato abbassato da AA- ad A
Portogallo: il giudizio è stato ridotto da BBB- a BB, ovvero a livello di junk ( spazzatura) 

Europa: in generale, la bocciatura è stata di due notch, ovvero di due gradini, per le valutazioni di Italia, Spagna, Portogallo e Cipro. Il downgrade è stato di un solo gradino per Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia.
A salvarsi, e a mantenere la tripla AAA, sono state Germania, Finlandia, Olanda e Lussemburgo. Ma i rating di tutti i 14 paesi europei analizzati ( 14 su 15), riporta Bloomberg, sono stati messi sotto osservazione con "negative watch", tutti tranne la Germania. Questo significa che c'è una possibilità su tre di un ulteriore downgrade nel 2012 o nel 2013.

Difficile commentare questa valanga di giudizi ma sicuramente mi sembra piuttosto strano che l'agenzia di rating abbia tagliato i rating di mezza europa in una singola serata facendo crollare il tasso di cambio euro dollaro sotto quota 1,27. A voler pensare male si potrebbe ipotizzare che sia in atto un attacco speculativo contro l'euro da parte di qualche fondo estero che porterà nel tempo allo sfaldamento dell'eurozona e ad un crollo dell'economia reale Europea. 


Per ultima va analizzata la Grecia che vive ore drammatiche: 

L’Institute of international finance (Iif), che rappresenta le banche e i creditori privati della Grecia, ha annunciato in una nota la sospensione delle trattative sulla ristrutturazione del debito pubblico. «Sfortunatamente, nonostante gli sforzi della leadership greca – si legge – la proposta elaborata dal comitato di creditori e investitori privati, una riduzione nominale senza precedenti del 50% dei bond sovrani greci da loro detenuti, non ha prodotto una risposta costruttiva coerente da entrambe le parti». In queste circostanze, prosegue l’Iif, «le discussioni con la Grecia sono interrotte per una riflessione»

Il Grafico sottostante parla da solo:


Si leggete bene: il rendimento dei titoli di stato a 1 anno della Grecia hanno raggiunto la stratosferica cifra del 396% (massimo odierno 408%). Sono valori fuori da ogni logica e il mercato sconta un imminente fallimento delle finanze elleniche probabilmente già prima di inizio marzo.... 

Se queste sono le premesse la prossima settimana per i mercati finanziari si preannuncia piuttosto preoccupante.....

martedì 20 dicembre 2011

A metà settimana Milano ritrova lo slancio e chiude in deciso rialzo: +2,9%



Trascinata dal dato di novembre sui nuovi cantieri residenziali Usa, saliti a 685 mila unità da 627 mila del mese scorso e ben sopra le attese che indicavano 630 mila unità la borsa di Milano ha chiuso in rialzo del 2,87% a quota 14965 punti. 
Da un punto di vista Grafico la giornata odierna assume delle caratteristiche molto interessanti. Infatti la tenuta del supporto chiave dei 14400 punti negli ultimi 3 giorni ha finalmente innescato la rottura della trendline ribassista di breve periodo (segnalata dalla linea rossa) che avevo già segnalato nei post precedenti. Nel primo pomeriggio l'accelerazione rialzista ha permesso la rottura della resistenza posta in area 14800 punti e il Ftse Mib si è portato facilmente attorno ai 15000 punti trascinata al rialzo da Unicredit (+6%) e da Intesa San Paolo (+5,8%) e da Banca Popolare di Milano (+7%).  Per domani mattina è probabile una piccola correzione in area 14800 punti prima di un nuovo allungo verso i 15200 punti dove è posta la successiva resistenza. Al contrario, in caso di discese al di sotto dei 14800 punti il trend potrebbe tornare negativo con successivi target a 14600 e 14400 punti. 

Da un punto di vista macro va segnalato il netto calo dello Spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni a quota 4,65% e dei rendimenti dei titoli a 10 anni (6,61%), 5 anni (5,96%) e di quelli a 2 anni ( 4,97%). 
Il grafico sottostante mostra il netto calo dei rendimenti dei titoli a 2 anni negli ultimi 20 giorni. Il 25 novembre scorso tali titoli avevano toccato un rendimento record del 7,92% mentre ora rendono circa il 3% in meno, fenomeno che ci lascia piuttosto fiduciosi sulla tenuta dei conti italiani almeno per i prossimi 2 anni. 


Va inoltre segnalato il buon esito dell'asta spagnola su titoli di Stato a breve termine. L'asta di titoli a 3 mesi si è chiusa con un tasso lordo dell'1,735%, in deciso calo rispetto al 5,110% della precedente emissione. Stesso trend per l'asta dei titoli a 6 mesi che ha visto i rendimenti scendere al 2,435% dal precedente 5,227%. 
Inoltre in programma domani ci sarà la prima asta di titoli con cui la Banca Centrale Europea finanzierà le banche continentali a 3 anni, con ammontare illimitato e un tasso all'1%. Entrambi questi fattori dovrebbero contribuire a riportare l'ottimismo sui mercati azionari ma come al solito sarà necessario monitorare da vicino le quotazioni a causa dell'elevata volatilità delle ultime sedute. 

martedì 22 novembre 2011

Allarme Europa! Spagna e Italia di nuovo nella bufera.


Sono bastate 48 ore per scatenare un nuovo inferno sui mercati finanziari. In due giorni l'indice Ftse Mib ha perso quasi il 6,5% riportandosi a quota 14286 punti. 

Da un punto di vista macroeconomico la situazione appare giorno dopo giorno sempre più allarmante, non solo per l'Italia ma ormai per tutta l'Europa. 
Quest'oggi è stata la Spagna a finire nel mirino della speculazione a causa dell'esito disastroso dell'asta dei titoli di stato:

Per i titoli a tre mesi il rendimento e' schizzato al 5,11% dal precedente 2,29%, mentre, sulla scadenza a sei mesi, il tasso e' salito al 5,22% dal 3,30% precedente. In totale la Spagna ha collocato titoli per un ammontare di 2,98 miliardi di euro.

Il dato è allarmante sopratutto se si considera che la Spagna ha dovuto offrire dei rendimenti, per l'asta a 3 mesi, superiori perfino a quelli della Grecia...

Lo spread tra titoli spagnoli e titoli tedeschi a 10 anni ha raggiunto il nuovo record del 469 punti base. 

Nel giro di poche ore la paura è tornata anche sui titoli italiani. A fine giornata lo Spread tra titoli Italiani e tedeschi a 10 anni è tornato a quota 490 punti base, con il rendimento del Btp decennale che è arrivato al 6,82%. 

Tali valori rimangono inferiori a quelli dei giorni scorsi ma quello che mi preoccupa seriamente è la netta crescita dei rendimenti dei titoli di stato a 5 e a 2 anni. 


Come si può osservare il rendimento dei titoli a 5 anni è salito al 6,92% mentre quello dei titoli a 2 anni si è riportato al 6,99%. Come era successo qualche giorno fa', i titoli a breve termine offrono dei rendimenti superiori a quelli a lungo termine: il mercato inizia seriamente a considerare l'ipotesi di un Default dell'Italia entro i prossimi 2 anni. 



A questo punto il nuovo governo Monti sarà costretto a prendere provvedimenti in fretta e furia per evitare il disastro (ormai il problema non è più solo Italiano) ma mi auguro che la Bce e gli organi internazionali come l'Fmi (Fondo Monetario Internazionale), scendano in campo per salvare l'Italia e l'Europa. 
In tal senso credo che gli Eurobond possano essere l'ultima, e forse ormai, l'ultima soluzione in mano ai vertici economici europei per evitare una crisi ben peggiore di quella del 1929.  
Se un giorno l'Italia dovesse fallire (e mi auguro che questo non succeda mai perchè credo con tutto me stesso in questo paese), tutta l'Europa farebbe default nel giro di 2-3 settimane e successivamente sarebbe la volta degli Stati Uniti con conseguenze catastrofiche non solo a livello finanziario ed economico ma anche a livello dei delicati equilibri politici internazionali mondiali (La storia ci insegna  tristemente cosa sia successo 10 anni dopo la crisi del 1929 e mi auguro che l'umanità non faccia gli stessi tremendi errori del passato) .  


martedì 15 novembre 2011

Non è l'Italia, è l'Europa a tremare!


Torna la paura sui mercati finanziari. Quest'oggi lo Spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni è tornato nuovamente a crescere a quota 4,92%, portandosi ad un soffio dalla fatidica quota dei 500 punti base.  
Contemporaneamente il rendimento dei titoli italiani a 10 anni è salito al 6,70%, quello a 5 anni al 6,63%, e quello a 2 anni al 5,99%. 

Tutti parlano in questi giorni dell'Italia ma il vero problema è a livello europeo e basta guardare questi grafici per capirlo. 

1) Grecia


Il rendimento dei titoli greci a 1 anno ha raggiunto il 248%, valore al di la di ogni statistica e di ogni senso logico. Il rendimento dei titoli a 2 anni è salito al 109,5%,quello a  5 anni è salito al nuovo record storico a quota 40,55%, quello a 10 anni al 28,55%.

2) Portogallo 



Il rendimento dei titoli a 10 anni del Portogallo ha raggiunto l'11,45%.

3) Ungheria 


Il rendimento dei titoli a 10 anni dell'Ungheria ha raggiunto l'8,64%.

4) Belgio


Negli ultimi giorni il rendimento dei titoli del Belgio ha intrapreso un sentiero di crescita piuttosto pericoloso che ha portato il rendimento dei titoli a 10 anni al 4,60%. 

5) Irlanda 

Negli ultimi mesi l'Irlanda è stato uno dei pochi paesi che ha visto i rendimenti dei propri titoli di stato a 10 anni scendere di vari punti percentuali per portarsi a quota 8,20%. 


6)  Spagna

Negli ultimi mesi la situazione spagnola è peggiorata nettamente e quest'oggi il rendimento dei titoli spagnoli a 10 anni ha superato il 6% portandosi al 6,10%. 


Da segnalare che lo spread tra i titoli spagnoli e i titoli tedeschi a 10 anni ha 
raggiunto il 4,32%, nuovo record degli ultimi mesi. 


7) E non dimentichiamoci della cara Francia: 

Il rendimento dei titoli francesi a 10 anni è salito negli ultimi giorni al 3,42%. 
A spaventare però è l'ultimo grafico qui in basso: 


Lo spread tra i titoli francesi e i titoli tedeschi a dieci anni ha toccato il nuovo record storico a quota 1,64%, registrando una vera impennata nell'ultimo mese. 

Al di la di quello che si può sentire in televisione o sui giornali, da questi grafici risulta evidente che l'Italia è si in difficoltà ma non è la sola. Tutta l'Europa è in crisi e l'unico paese che è in grado di risolvere questa crisi è la Germania che però in questo momento non ha mostrato alcuna intenzione di cooperare seriamente e di portare finalmente un po' di stabilità sui mercati finanziari. 

La crisi è globale ed è giorno per giorno più pericolosa. Spero che qualcosa cambi rapidamente altrimenti il futuro dell'Europa sarà tutt'altro che roseo.

domenica 6 novembre 2011

Aggiornamento Cds, Spread e Rendimenti titoli di stato europei


Dopo settimane a dir poco turbolente facciamo il punto della situazione dei mercati finanziari e della situazione macroeconomica mondiale. Come tutti saprete la situazione europea rimane estremamente delicata e i Cds dei vari Piigs si mantengono sempre a livelli elevati: 

Grecia: 5603 punti 
Portogallo: 1037 punti
Irlanda: 719 punti
Italia: 492 punti
Spagna: 389 punti

Nell'occhio del ciclone c'è sempre la Grecia che in questa settimana ha visto crescere i rendimenti dei propri titoli di stato a livelli mai visti in precedenza: 
Il grafico sottostante è alquanto emblematico e rappresenta l'andamento del rendimento dei titoli di stato a 1 anno che hanno raggiunto il 235% (con un picco del 250% nella giornata di giovedì).
Contemporaneamente il rendimento dei titoli di stato a 2 anni hanno raggiunto il 97,97% ( con un picco del 105% nella giornata di venerdì) , quelli a 5 anni hanno raggiunto il 38% e quelli a 10 anni al 26,7% mentre lo spread con i titoli tedeschi a 10 anni ha raggiunto il 24,94%!!!
Ovviamente tali valori sono insostenibili e porteranno la Grecia ad un rapido peggioramento della propria situazione economica nei prossimi mesi. 

Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni del Portogallo è salito al 11,88%. 

Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni dell'Irlanda è invece sceso negli ultimi mesi dal 14% al 8,22%.

Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni della Spagna è rimasto piuttosto costante negli ultimi mesi attestandosi al 5,58% nella seduta di venerdì.

Infine guardiamo la situazione italiana.

Il rendimento dei titoli di stato a 10 anni dell'Italia è salito negli ultimi mesi dal 4,5% al 6,37%.
Contemporaneamente lo spread tra Btp e Bund tedesco è salito dall'1,5% di luglio al 4,55% di venerdì scorso. 


La crisi di fiducia nei confronti della politica italiana è sempre più evidente e credo che le parole espresse dalla stampa italiana e internazionale
E se anche il ministro dell'economia Tremonti ha detto al primo ministro italiano :   "Lunedì ci sarà un disastro sui mercati se tu, Silvio, resti. A torto o a ragione, il problema per i mercati e per l'Europa sei tu".  credo che entro pochi giorni qualcosa dovrebbe cambiare. 

A mio avviso, in questo momento, l'Italia e l'Europa si trovano di fronte a sfide economiche e politiche eccezionali ma in primo luogo va ripristinata la fiducia nelle istituzioni politiche e nei mercati finanziari (anche attraverso scelte coraggiose come quella di abbassare i tassi di interesse da parte della Bce nella giornata di gioved' scorso) altrimenti qualsiasi riforma delle pensioni, qualsiasi tassa, qualsiasi patrimoniale sarà quasi totalmente inutile.