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giovedì 24 novembre 2016

In Questo mondo di tassi….in questo mondo di eroi..



Era il 1988 quando Antonello Venditti fece scalpore nella musica italiana con la canzone "In questo mondo di Ladri".... Dopo quasi 30 anni il mercato dei titoli di stato ha vissuto le peggiori 2 settimane degli ultimi 26 anni sia in termini di volatilità sia in termine di perdite assolute. Si stima che a livello globale le perdite siano state vicine ai 2 Trilioni di dollari, ovvero 2000 Miliardi di dollari! 

Gli ultimi 20 giorni sono stati caratterizzati da uno spiccato aumento della volatilità sul mondo tasso. In particolare è stata l’elezione di Donald Trump a scatenare una vera e propria corsa dei rendimenti dei titoli di stato americani che hanno condizionato l’andamento dei tassi a livello mondiale. Dopo la Brexit, da un punto di vista politico ed internazionale appare chiaro che qualcosa sta cambiando e all’orizzonte ci aspettano molte novità nei prossimi mesi/anni.   Rispetto alla campagna elettorale Trump è sembrato da subito più equilibrato e ha parlato subito di alcuni punti chiave che son piaciuti ai mercati azionari:
1) Agevolazioni fiscali e riduzioni delle aliquote fiscali per la classe media americana. Inoltre vuole abbassare le tasse federali sulle imprese dal 35% al 15%, abolire la tassa di successione e fare un condono per un rientro dei capitali dall’estero. 
2) Aumento dei posti di lavoro ( 25 milioni) e aumentare la Crescita del Pil al 3-4% annuo. 
3) Commercio internazionale più protezionistico. 
4) Immigrazione: Costruzione di un muro con il Messico ed espellere 11 milioni di immigrati irregolari.
5) Politica estera: lotta al terrorismo per sconfiggere ISIS e nuovo piano per la sicurezza nazionale portando l’esercito a 540mila unità, 350 navi, 1200 caccia e 36 battaglioni dei marines.

Questa politica economica dovrebbe spingere l’economia e l’inflazione al rialzo e la prima reazione da parte degli investitori è stata da una parte di comprare azionario e dall’altra di vendere titoli di stato. 




Come si può osservare dal grafico sovrastante la reazione dell’indice SP500 è stata impressionante con un rialzo di oltre il 5% nell’ultimo mese. Infatti dopo aver toccato la media mobile a 200 giorni l’indice è rimbalzato superando di slancio i massimi precedenti e portandosi sui nuovi massimi assoluti. Dinamica identica anche per il più famoso indice mondiale Dow Jones Industial Average che si è portato per la prima volta nella storia al di sopra dei 19000 punti e sembra proiettato verso quota 20.000. 
Da inizio 2016 la situazione del mercato azionario mondiale mostra una dispersione di rendimenti molto varia. La palma d’oro spetta sicuramente al mercato brasiliano bovespa che dopo un avvio di anno non particolarmente brillante, ad oggi mette a segno uno stratosferico +43% ( che diventa +71% sommando la rivalutazione del real brasiliano). Molto bene anche l’andamento dell’indice americano Dow Jones che sfiora un rialzo del 10% da inizio 2016 (+12,6% considerando l’apprezzamento del dollaro). Se per il Giappone tutto sommato l’anno non è stato particolarmente entusiasmante ( Tokyo -3,68% che diventa un +5,4% considerato lo Yen) , l’area Euro è sicuramente quella che ha subito le perdite peggiori. L’indice Eurostox sta perdendo circa un 7% da inizio anno ma vi sono notevoli differenze tra paese a paese. La Germania (Dax)  risulta il paese più difensivo con un -0,4% merito del forte movimento del dollaro contro l’euro che permette alle aziende tedesche di esportare molti beni e servizi all’estero. La Francia (Cac40) perde un 2% da inizio anno mentre Madrid ( IBEX) perde circa un 9%. Maglia nera del lotto europeo è l’Italia con un -22,6% a causa del crollo delle banche italiane (con l’indice delle banche italiane che ha perso oltre il 40% da inizio anno). Bene invece Londra che mette a segno un +9% nonostante la Brexit ( -5% considerando il crollo della sterlina).


Sul fronte obbligazionario si è invece scatenata una vera e propria tempesta perfetta. I titoli di stato americani sono saliti ai massimi dell’anno con il decennale americano che ora rende il 2,35%. Il rialzo messo a segno da luglio/agosto è vicino ai 100bps. Notevole anche l’inclinazione della curva americana che ha visto risalire anche i rendimenti sulle scadenze più brevi. Ad esempio i titoli a 2 anni rendono l’1,12%.





Il 5X5 forward Swap è risalito ai massimi da Gennaio al 2,58% (quasi 60bps negli ultimi giorni, e 90 bps dai minimi di luglio). Il Breakeven decennale americano è risalito all’1,95% valore massimo dall’autunno 2014.  




Il recupero delle quotazioni del petrolio passato da 26$ di febbraio ai 48$ attuali al barile si è iniziato a trasferirsi sulle aspettative degli operatori sulle dinamiche di inflazione. La riunione dell’Opec del 30 novembre sarà molto importante in tal senso.


Dal 12 agosto a ieri 23 novembre queste sono le variazioni in Basis Point delle varie curve dei tassi: 



Come si può osservare il movimento è stato molto marcato soprattutto per l’Italia che ha visto i btp soffrire in modo significativo con rialzi superiore ai 100bps sia per la parte centrale della curva (7-10Y) sia per la parte extra-long (30y +115bps). 

Cosa significa tutto ciò? Che se avevate comprato un btp a 30 anni per ferragosto a quasi 130 oggi è circa 20% più in basso a circa 104 ( il 14 novembre aveva toccato quota 99)  E poi dicono che è l’azionario il comparto volatile! 



Se osserviamo la pagina degli spread dei titoli di stato dei principali paesi al mondo emergono alcuni punti salienti: I rendimenti dei titoli a 10 anni di quasi tutti i paesi sono tornati in territorio positivo (a parte la svizzera) . La Grecia è stato l’unico paese che in questa fase ha visto diminuire i propri tassi di interesse e il proprio spread nei confronti della Germania (oggi 666bps). Gli spread periferici sono saliti a livelli che non si registravano da 2 anni, in particolare quello tra BTP e Bund risalito a 180 bps a causa delle tensioni pre-referendum del 4 di dicembre. Ai nuovi record storici anche lo spread tra titoli di stato americani e bund tedeschi (209bps a causa del forte movimento sul dollaro e dal mutato approccio alla politica monetaria da parte della FED e della BCE). Da segnalare anche l’aumento degli spread dei paesi core e semi-core,  emblematico in tal senso l’aumento dello spread tra Francia e Germania a quasi 50 bps dai minimi di 20bps di luglio. 


Osservando il grafico del btp decennale si può osservare come negli ultimi mesi il rendimento sia passato da 1,04% al picco del 2,20% di alcuni giorni fa.  In altri termini un eventuale investitore che avesse comprato sui minimi di rendimento il btp decennale starebbe perdendo oltre il 10%.   

Se ne evince da questi movimenti che al crescere dei rendimenti anche gli spread si sono ampliati e probabilmente per vedere dei cali significativi da questi valori dovremo aspettare importanti tornate politiche e numerosi interventi da parte delle banche centrali.


Per quanto riguarda le aspettative di inflazione in Europa post elezioni di Trump si può osservare una decisa risalita delle quotazioni. L’inflation Swap decennale è risalito a 1,31% mentre a luglio eravano scesi sotto l’1%. L’inflation Swap 5x5 usato da tutti gli operatori di mercato come aspettative di inflazione tra 5 anni per 5 anni è risalito all’1,6% dall’1,25% di questa estate. Si tratta dei livelli più elevati da Gennaio 2015.



Per quanto riguarda lo Spread tra btp e bund si può notare come il livello attuale sia il massimo dal 2014 e sia tornato sui livelli pre-crisi 2011 quando sfiorò i 200 bps. I 200 bps rimangono un livello di guardia estremamente significativo che qualora venisse violato a seguito di un risultato avverso del referendum (vittoria del no?) ed accolto negativamente dal mercato potrebbe innescare una serie di stop loss per portarlo in area 250bps. Considerando che la Bce è molto attenta sul tema e che si tiene pronta a scendere in campo con qualsiasi strumento per mantenere la stabilità del sistema ed evitare una crisi sistemica (parole di Constancio) mi sembra difficile che possa essere valicato tale livello. Al contrario è ipotizzabile che il mercato si sia già orientato su un esito negativo del referendum e che, di conseguenza, lo spread possa tornare in area 150bps nelle prossime settimane qualsiasi sia l'esito del referendum. In tal senso basta pensare a cosa è accaduto nei giorni post referendum Brexit con lo spread che era rientrato rapidamente ad un livello normale di 130bps.  Ad ogni modo, dato lo scenario complessivo sui tassi ed il mutato atteggiamento della Fed, la fase di relativa tranquillità che ha vissuto lo spread negli ultimi 2 anni (spread tra 88bps e 150bps) sembra alle spalle e dovremo abituarci probabilmente ad un nuovo regime di volatilità. 




Per concludere, prima di Natale dovremo seguire con molta attenzione questi eventi…perché il 2016 non è ancora finito e tante cose possono accadere: 
1) 30 Novembre   ( Riunione Opec) 
2) 4 Dicembre (Referendum Costituzionale Italiano) 
3) 4 Dicembre ( Elezioni presidenziali austriache)
4) 5-8 Dicembre ( Corte suprema Britannica si riunisce per valutare art.50 su Brexit)
5) 8 Dicembre ( Meeting BCE in cui potrebbe esserci estensione del quantitative easing) 
6) 14 Dicembre ( Meeting Fed in cui la Yellen dovrebbe alzare i tassi di 25 bps) 

giovedì 11 febbraio 2016

Abbiamo visto le onde gravitazionali....si, sui mercati!!!


Continua il bagno di sangue sui mercati azionari e non di tutto il mondo. La situazione appare grave e le banche centrali al momento non sembrano in grado di riportare la giusta fiducia sul sistema finanziario. Basti pensare che oggi la banca centrale svedese ha tagliato i tassi di interessi portandoli a -0,5% e tutto ciò non è bastato ad arginare il crollo epocale dei mercati. La borsa italiana ha perso il 5,6% solo oggi aggiornando la performance da inizio anno a un clamoroso -26,3% in appena 40 giorni e del 30,6% da inizio dicembre.  Dai massimi di luglio scorso l'indice accusa un calo del 34,7%! 


Davvero spaventoso l'andamento dell'indice delle Banche Italiane che nelle ultime settimane è davvero sprofondato crollando di quasi il 50% dai massimi di Luglio 2015. 



A livello europeo la situazione non è molto migliore con l'indice Eurostoxx che da inizio anno perde il 18% e quasi il 30% dal picco del 2015.


lunedì 27 gennaio 2014

La storia si ripete?


Questa immagine risale a qualche giorno fa' ma ora inizia a far riflettere. Negli ultimi giorni l'indice Americano Sp500 è sceso di quasi 70 punti dai massimi da 1850 punti ai 1781 punti della chiusura odierna. Facciamo una breve analisi dell'indice americano partendo dai grafici di lunghissimo periodo.
Usando candele mensili appare più evidente la fase di incredibile ipercomprato che caratterizza il mercato americano. Un inclinazione simile si era verificata solo tra il 1995 e il 2000 quando l'Sp500 riuscì a triplicare il suo valore salendo da 500 punti a oltre 1500 punti in meno di 5 anni. ( Un rialzo simile si verificò negli anni precedenti alla crisi del 29 sul Dow Jones) . Dai minimi del 2009 l'indice americano è passato da 666 punti ai massimi storici di 1850 punti registrati poche settimane fa. Osservando il macd mensile si può osservare che un valore simile fu registrato nei mesi precedenti al grande crollo del 2000-2003! 



Riducendo l'arco temporale di riferimento agli ultimi 5 anni osservando i movimenti di mercato con candele settimanali si può osservare che ogni volta che sono stati toccati questi valori di Macd il mercato ha subito una piccola correzione ( almeno tra il 5% e il 10%) e stiamo considerando uno dei più forti uptrend della storia dell'Sp500.  


Abbassando il time frame della nostra analisi a candele dayly si può osservare nettamente che il trend di breve e di medio periodo sull'indice americano è chiaramente passato da positivo a negativo ( rottura della media a 20 e a 50 giorni) . L'eventuale cedimento dei 1760 punti potrebbe riportare le quotazioni rapidamente a 1740 punti e successivamente al test della media a 200 giorni attorno ai 1700 punti. Per gli amanti degli oscillatori si può notare una chiara divergenza ribassista sul macd dayly a fine dicembre 2013. Infatti a seguito dei nuovi massimi storici toccati dal mercato il valore registrato dal macd è stato nettamente inferiore a quello toccato sui massimi precedenti di prezzo, cosa che faceva preannunciare qualche presa di beneficio sul mercato. 



E guardando alcuni titoli da un punto di vista fondamentale ( qualche giorno fa) come Facebook, società che valeva oltre 141 miliardi di dollari ( 1/4 di tutta la Borsa di Milano per darvi un parametro di riferimento),  non vi sembra che un P/E di 136,9 volte sia un tantino troppo? A me ricorda tanto la bolla di internet del 2000.... e se tra 5 anni nessuno usasse più Facebook e ci fosse un altro social network in grado di catturare l'attenzione di tutti?? 



P.s E se Wall Street prende il raffreddore che succede all'Europa? 
Negli ultimi 10 giorni è successo questo: 

Spx -4,2%
Ftsemib -3,85%
Eurostoxx 50 -4,86%. 


Occhio ai grafici e alle medie mobili !!! 

mercoledì 23 ottobre 2013

Corsi e ricorsi storici...24 ottobre 1929 ...24 ottobre 2013...

“Le cause del disastro sono tutte nell’orgia speculativa che lo precedette”
 John Kenneth Galbraith – Il grande crollo

Domani è il 24 ottobre 2013 , un giorno come tanti direte voi.... ma per gli appassionati di mercati finanziari non è così. Esattamente 84 anni fa , giovedì 24 ottobre 1929 vi fu una delle peggiori giornate borsistiche della storia di Wall Street e il giorno seguente queste erano le copertine di tutti i giornali. 


Tutti sanno cosa accadde nei mesi e negli anni successivi a quel fatidico giovedì e nessuno si augura che la storia si ripeta, anche perchè l'indice Dow jones perse quasi il 50% nei successivi 2 anni ....


Quello che però nessuno sottolinea è quale fu la straordinaria crescita dei valori azionari della borsa americana negli anni precedenti il grande crollo. Dal 1925, in circa 4 anni e mezzo l'indice Dow jones salì del 158% conseguendo un rendimento medio nel periodo selezionato del 24% annuo! 


Dai minimi di marzo 2009 l'indice sp500 (ormai vero punto di riferimento dell'equity americano e mondiale), in 4 anni e mezzo è salito del 155%  realizzando una performance media annua del 22,47%. Ipotizzando di aver reinvestiti i dividendi nell'indice si raggiunge una rendimento complessivo del 181% e del 25,1%annuo!!


Domani è 24 ottobre 2013 ed è giovedì..... e ieri l'indice Sp500 ha toccato i nuovi massimi storici superando per la prima volta i 1750 punti.

Il vix ( l'indice della paura) dopo aver toccato nuovi minimi torna a crescere oltre quota 13.

In tutto ciò quest'oggi l'indice FtseMib ha chiuso la peggior seduta da agosto 2013 con un calo del 2,4% e sotto la soglia psicologica dei 19000 punti.Graficamente si può osservare come l'indice si sia scontrato contro la resistenza chiave di 19500 punti e sembrerebbe proiettato quanto meno sulla media mobile a 20 periodi in area 18500 punti con possibili estensioni fino a 18000 punti fino alla media mobile a 50 giorni. Da segnalare anche l'imminente taglio ribassista del macd dayly che di certo non è un bel segnale.



martedì 8 maggio 2012

Milano torna sotto i 14000 punti, ma il peggio forse deve ancora venire


Sono bastate poche ore per riportare il panico sui mercati finanziari. Ore lunghe, lunghissime in cui gli indici europei sono tornati a scendere violentemente dopo le nuove preoccupazioni provenienti dalla Grecia e la situazione giorno dopo giorno appare in deciso peggioramento. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 2,37% a quota 13936 punti tornando, dopo il recupero di ieri, sotto la soglia psicologica dei 14000 punti. 
Da un punto di vista grafico il trend ribassista sia di breve che di lungo periodo prosegue con tutta la sua violenza e la permanenza al di sotto della media mobile a 25 periodi conferma in pieno la dinamica ribassista dei prezzi. Il rimbalzo di ieri si è arrestato proprio sotto la resistenza precedente passante in area 14330 punti e nella seduta odierna i prezzi hanno accusato nuovi cali dovuti ad un netto aumento della volatilità azionaria. A questo punto l'eventuale cedimento del supporto dei 13800 punti dovrebbe riportare rapidamente il listino italiano sui 13610 punti dove transita l'ultimo importantissimo supporto di lungo periodo. Al di sotto di tale livello la volatilità salirà a dismisura e potrebbe innescare nuovi cali con target a 13300 punti e successivamente anche a 13100 punti ( minimi toccati a settembre 2011). Sotto tali valori si ritrovano dei valori toccati solo a marzo 2009 al culmine del panico sui mercati finanziari internazionali. In tal senso i target ribassisti potrebbero trovarsi in area 12900 punti, 12600 e 12332 punti (minimo assoluto toccato il 9 marzo 2009). 
Al contrario in caso di recupero il listino italiano dovrebbe riportarsi dapprima sui 14000 punti ed eventualmente a 14100 punti. Tuttavia soltanto il superamento dei 14330 punti aiuterebbe il Ftse Mib a riprendere una tendenza più neutrale dopo i recenti crolli. 


Per quanto riguarda lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni la situazione appare nuovamente preoccupante. Quest'oggi lo spread è salito in chiusura a 391 punti dopo aver toccato nel corso della seduta i 375 punti. Osservando il grafico sottostante sembra che la tendenza degli ultimi mesi sia alquanto rialzista e l'eventuale superamento dei 415 punti base dovrebbe essere interpretato come un segnale decisamente preoccupante. 



Per quanto riguarda gli altri listini internazionali le cose non vanno molto meglio, in particolare per la grecia (tormentata da crolli spaventosi negli ultimi giorni) che è tornata sui minimi degli ultimi 20 anni. 
( Fonte : intermarket and more) 


Ma il grafico più preoccupante è quello sottostante relativo all'indice Dow Jones:


Come si può osservare nei giorni scorsi i prezzi si son scontrati contro la resistenza posta in area 13300 punti e nel giro di poche sedute son tornati rapidamente a scendere rompendo la trendline rialzista in corso. Gli oscillatori sottostanti ( Stocastico e Macd) all'andamento del grafico dei prezzi mostrano dei chiari segnali ribassisti su candele giornaliere che lasciano intuire futuri ribassi con primi target in area 12750 punti. Qualora venisse violata la soglia dei 12700 punti il listino americano potrebbe accusare un flash crash come quello di maggio 2010 tornato rapidamente in area 12300 punti dove dovrebbero tornare almeno per il momento gli acquisti. 

Ancor più pericoloso è il grafico settimanale relativo all'indice S&P 500. 
Come potete osservare ho tracciato delle trendline rialziste usando lo strumento (Fibonacci Fan) sull'indice americano. Nelle ultime settimane il mercato azionario dopo aver toccato dei massimi in area 1420 punti ha innescato una serie di ribassi alquanto preoccupanti che hanno cambiato la dinamica da rialzista a neutrale. Nella scorsa settimana sembra essersi prodotto un pull-back da manuale sulla precedente trend-line rialzista che lascia intuire un bear market per i prossimi mesi. Inoltre il taglio ribassista verificatosi sull'oscillatore macd rafforza questa ipotesi e l'eventuale abbandono del supporto dei 1340 punti dovrebbe innescare nuovi cali con successivi target a 1300 punti e successivamente a 1240 e 1200 punti. Se tale scenario venisse confermato non è da escludere un possibile ritorno anche a 1160-1150 punti dove transita l'importantissima media mobile a 200 periodi. 



Qualora questo scenario si dovesse verificare il listino americano potrebbe accusare quindi una perdita di circa il 20% nei prossimi 5-6 mesi. Se dovesse succedere questo, i listini europei potrebbero perdere dal 25% al 40% e non sarei sorpreso di trovare il listino italiano Ftse Mib attorno ai 10.000 punti a fine dicembre 2012. Mi auguro che ciò non si verifichi altrimenti sarà il disastro per l'economia italiana e per noi italiani e che la BCE decida finalmente di intervenire ( abbassando i tassi di interesse allo 0%) per salvare l'euro, l'europa e sopratutto i cittadini europei (sopratutto di Grecia, Spagna,Irlanda, Portogallo e Italia) dalla fame.   

venerdì 13 aprile 2012

Nuovo tonfo per milano: Ftse Mib crolla del 3,5%


Ennesimo crollo quest'oggi per la borsa di Milano. Dopo i deboli recuperi di mercoledì e giovedì, l'indice Ftse Mib è nuovamente crollato accusando a fine seduta un tonfo del 3,43% a quota 14359 punti. 
A scatenare le vendite sui mercati azionari sono state una serie di notizie negative ma in particolare quella relativa alla produzione industriale.
Infatti, la produzione industriale italiana a febbraio è crollata del 6,8% su base annua, si tratta del peggior dato dal novembre 2009. 
Su base mensile, il calo è stato dello 0,7%. Si tratta della seconda flessione consecutiva dopo il -2,6% di gennaio. La performance dell'industria italiana è risultata tra le peggiori di tutta europa, facendo peggio anche della Spagna che ha messo a segno un -0,5% nell'ultimo mese. 

Estremamente allarmante la produzione del settore auto che è scivolata dell'11,2%, portando la flessione dei primi due mesi del 2012 a -23,5%. 
Da alcuni mesi continuo a invocare un taglio delle accise sul costo del carburante in Italia ma evidentemente al governo non preoccupa l'attuale affossamento del settore dei trasporti, dei consumi e dell'industria automobilistica. 
Tali valori confermano sempre di più la grande recessione in atto in Italia negli ultimi mesi a causa delle manovre di austerity prodotte nei mesi scorsi e dell'acuirsi della crisi finanziaria ed economica in tutta Europa. 
Il famigerato Spread con i titoli tedeschi è salito quest'oggi a 379 punti base, valore piuttosto elevato e preoccupante con il rendimento dei btp decennali salito al 5,52%. 
In deciso rialzo anche il rendimento dei titoli a 5 anni (4,76%) e a 2 anni ( al 3,33%) .

A spaventare i mercati obbligazionari è però adesso la Spagna che sta ripercorrendo il sentiero infausto già intrapreso dalla Grecia lo scorso anno: disoccupazione alle stelle, crisi del sistema bancario e finanziario,etc etc. 
Lo spread tra titoli spagnoli e titoli tedeschi è salito a 424 punti base mentre i valori dei Cds si sono riportati su valori estremamente rischiosi.....

Ma ancor più allarmante è il seguente grafico che mostra la richiesta alla BCE  sempre crescente di denaro da parte delle banche italiane e spagnole. A voi ogni conclusione. 



Nei prossimi giorni cercherò di fare delle analisi grafiche sul listino italiano ma   posso già anticiparvi che la situazione è piuttosto compromessa. 



martedì 6 marzo 2012

Milano Affonda : Ftse Mib - 3,4%


Chiusura in deciso ribasso per la borsa italiana quest'oggi. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 3,39% a quota 16218 punti. A pesare sul listino sono stati i titoli bancari protagonisti in negativo per l'ennesima volta: Monte dei Paschi ha ceduto il 6,44%, Bpm il 5,92%, Mediobanca il 5,63%, Unicredit il 5,18%. Male anche Intesa SanPaolo, che ha perso il 4,93% e anche Fiat (-6%) che è stata la peggiore degli industriali.. L'accordo sul debito Premafin ha abbattuto le quotazioni di Fonsai (-9,7%) mentre solo Lottomatica (-0,15%) ha limitato i danni. 
A scatenare le vendite quest'oggi sono stati 3 eventi:
1) la Cina sta rallentando la propria crescita (+7,5% di Pil, valore estremamente elevato ma meno delle attese degli investitori e inferiore alla crescita degli ultimi anni) 
2) La crescente tensione sulla vicenda Grecia: il prossimo giovedì 8 marzo  i creditori privati di Atene dovranno pronunciarsi sul piano di swap bond da 200 miliardi.  La paura che non venga raggiunta una soglia soddisfacente di consensi (almeno il 66%) ha innescato le vendite. Va sottolineato che il rendimento dei titoli della Grecia a 1 anno ha toccato la stratosferica cifra del 1000%. 

3) Le preoccupazioni sulle crescenti tensioni geopolitiche tra Israele e Iran, sul controverso programma nucleare di Teheran. 

Graficamente parlando la situazione sembra tornare piuttosto preoccupante per il listino italiano. La chiusura sui minimi di seduta è sicuramente un segnale della forza del trend ribassista innescatosi da qualche giorno sulla mancata rottura rialzista dei 17000 punti. L'oscillatore MACD inoltre segnala la possibilità di un nuovo trend ribassista che potrebbe durare per qualche giorno/settimana.


L'eventuale rottura del supporto chiave passante in area 16200-16150 punti potrebbe innescare nuovi ribassi con target a 16050-16000 punti e successivamente a 15800 e 15600 punti. Al contrario la tenuta di questi valori potrebbe innescare un pronto recupero azionario con target a 16340 punti e successivamente a 16450 punti. Tuttavia il trend primario rialzista di lungo periodo sarà confermato soltanto con una chiusura al di sopra dei 17000 punti. 



giovedì 5 gennaio 2012

Unicredit precipita del 30% in due giorni e Milano ci lascia le penne


Giornate drammatiche per tutti gli azionisti di Unicredit quelle di ieri e di oggi. Dopo il -14% di ieri il titolo Unicredit ha accusato un calo del 17,2% a quota 4,48 euro a seguito della comunicazione delle caratteristiche dell’aumento di capitale da 7,5 miliardi di euro che partirà il prossimo lunedì. Le azioni di nuova emissione saranno offerte al prezzo di sottoscrizione di 1,943 euro per azione, nel rapporto di 2 azioni ordinarie di nuova emissione ogni 1 azione ordinaria e/o di risparmio posseduta.
Parte del calo è dunque da attribuire a questa operazione ma a spaventare i mercati sono state le parole dei vertici di Unicredit: lo stesso istituto finanziario mette in guardia gli investitori dal rischio di default dell'euro e contestuale ritorno alle monete nazionali, scenario, questo, che potrebbe ulteriormente penalizzare l'andamento dei bilanci della società...


Allargando l'orizzonte temporale di analisi di questo titolo agli ultimi 5 anni la situazione appare a dir poco disarmante:
Dai massimi del 2007 quando le azioni della principale banca italiana quotavano quasi 70 euro (valore post-raggruppamento di qualche giorno fa) il titolo è sceso a 4,48 euro accusando un calo superiore al 93% !!! A questo punto ogni commento è superfluo e nemmeno l'analisi tecnica può aiutarci a delineare le possibili evoluzioni del titolo nei prossimi giorni. 
Anche il resto del comparto bancario italiano ha accusato violenti cali: 
Bpm (-10,74%), Banco Popolare (-10,27%), Ubi (-8,90%), Mps(-8,55%), Intesa Sanpaolo (-7,33%), Mediobanca (-6,29%) e Bper(-5,98%) Mediolanum (-6,64%).
Ovviamente il Ftse Mib appesantito dal crollo dei titoli bancari è stato tra i peggiori listini europei accusando a fine seduta un calo del 3,65% a quota 14767 punti.  




Probabile per domani mattina qualche rimbalzo tecnico in area 14900 punti ed eventualmente fino a 15000 punti. Difficilmente vedremo il listino italiano tornare sopra la resistenza chiave dei 15200 punti dove dovrebbero tornare insistenti le ondate ribassiste. 
Al contrario l'eventuale rottura dei 14700 punti dovrebbe innescare ulteriori ribassi con target primari a 14500 punti e successivamente a 14300 punti.




lunedì 12 dicembre 2011

Il Bot Day è un successo ma le borse crollano ancora una volta.



Ennesima giornata da dimenticare per Piazza Affari. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 3,79% chiudendo a quota 14896 punti. 
E pensare che questa mattina il Bot Day è stato un "vero successo" rispetto agli ultimi collocamenti disastrosi: 
Il Tesoro italiano, infatti, ha emesso oggi titoli di stato a dodici mesi, con scadenza il 14 dicembre del 2012, ad un tasso medio del 5,95%, più basso rispetto al 6,09% dell'asta precedente del 10 novembre scorso. 
Complessivamente, a fronte dei 7 miliardi di euro collocati, la richiesta è stata di 13,4 miliardi. In altre parole il bid to cover è stato pari a 1,9 volte, valore decisamente più elevato rispetto a quanto registrano nella scorsa emissione. 
Inoltre in un report diffuso oggi la Banca dei regolamenti internazionali ha indicato che l'Italia è in grado di pagare tassi elevati sul debito pubblico anche per diversi anni.
Tutto ciò non è bastato per arginare l'ondata di vendite che ha riportato le quotazioni sui livelli di chiusura di giovedì scorso.

La chiusura sui minimi di seduta unita, alla permanenza delle quotazioni al di sotto della trend line ribassista di lungo periodo, che avevo segnalato nel post precedente, rappresenta un segnale piuttosto allarmante per le prossime sedute. 
Come si può osservare dal grafico sottostante il Ftse Mib appare congestionato all'interno di due livelli. Da una parte la resistenza chiave posta attorno ai 16100 punti, dall'altra l'importante supporto dei 14750-14800 punti. L'eventuale rottura di questo importante supporto potrebbe innescare nuovi e violenti ribassi con target intermedi a 14400 punti e successivamente anche a 14200 e 14000 punti.  



Infine va segnalato il nuovo rialzo dello spread con i bund tedeschi a dieci anni  a quota 454 punti base. Contemporaneamente sono saliti anche i rendimenti dei titoli italiani a 2 anni (5,84%) a 5 anni (6,75%) e a 10 anni (6,56%).

giovedì 8 dicembre 2011

Milano crolla del 4,3% nonostante il taglio dei tassi della BCE


Giornata da dimenticare per la borsa di Milano quella di oggi. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 4,29% chiudendo a quota 14979 punti. Incredibile quanto accaduto nelle ultime 2 ore di contrattazione: l'indice è crollato del 4% passando dai 15700 ai 14900 punti in meno di due ore (una delle discese più violente in così poco tempo a cui ho assistito in questi anni) a seguito delle  dichiarazione espresse dalla Bce. 
Il Presidente Mario Draghi dopo aver annunciato un nuovo taglio del tasso di interesse dello 0,25% (riportando di fatto il tasso d'interesse all'1%, il minimo storico della BCE) ha chiarito una volta per tutte che la Bce non comprerà altri bond dei paesi sovrani in difficolta' sul mercato secondario dei titoli di stato. 
Il Presidente della Bce ha inoltre spiegato che non verrà effettuato un prestito agli stati in difficoltà attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Draghi infatti ha chiarito che prestare denaro all'FMI per comprare bond europei non e' compatibile con il trattato europeo. 
Come se non bastasse la Bce ha motivato il taglio dei tassi d'interesse con un netto calo delle aspettative di crescita economica per il 2012. 
In base alle ultime indicazioni il Pil europeo potrebbe contrarsi dello 0,4% l'anno prossimo riportando lo spettro recessione in tutta Europa, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi (Grecia e Italia in particolare).
Personalmente non sarei sorpreso da un crollo del Pil Italiano nel 2012 tra il 3% e il 5% a causa dell'aggravarsi della crisi e dalla manovra economica che limiterà notevolmente i consumi degli italiani. 
Da un punto di vista macroeconomico va segnalato il nuovo rialzo dello Spread tra titoli italiani e tedeschi a 10 anni che si è riportato a 444 punti base (+14% da ieri). 


Come si può facilmente osservare tali dichiarazioni hanno riportato il panico sui  Mercati finanziari e la rottura del supporto chiave dei 15400 punti ha innescato ulteriori ribassi anche per questioni tecniche. A questo punto la situazione torna di difficile interpretazione anche sul medio periodo e il vertice europeo di questo weekend deciderà molto probabilmente non solo l'evoluzione grafica del nostro listino ma anche il futuro dell'Europa.