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martedì 7 febbraio 2017

E lo Spread torna a 200 bps


L'inizio di questo 2017 per i mercati obbligazionari non è stato semplice. Negli ultimi giorni a causa delle tensioni politiche nazionali ed internazionali lo spread tra i titoli di stato italiani (BTP) e quelli tedeschi (Bund) ha raggiunto quota 200 bps, un livello  chiave  che non veniva toccato da Gennaio 2014. 


Dai minimi toccati a marzo 2015 quando venne registrato un valore record di appena 89 bps in seguito all'avvio del piano di acquisti di titoli di stato della BCE (Quantitative Easing), lo spread è risalito di oltre 110 bps portandosi a ridosso della soglia critica di 200 bps.  
Osservando il grafico si può chiaramente osservare un cambio di rotta della tendenza dello spread a partire da metà 2016 quando , dopo una fase di trading range tra i 100 e 130 bps, vi fu una prima impennata a seguito della Brexit. L'elezione di Trump, il cambio di rotta della politica monetaria della Fed, e l'aumento dei fronti nazionalisti in Europa, le dimissioni di Renzi e sopratutto la grande incertezza politica italiana sulle prossime elezioni ha riportato la tensione del mercato a livelli che non si vedevano da 3 anni e mezzo.  


Il comparto dei titoli governativi a tasso fisso da inizio 2017 accusa un calo del 2,52% trascinato al ribasso dalla Francia (-3,3%) dall'Italia (-3,32%) e dal Belgio (-3,13%). Unico paese che si è difeso in questa fase è stata la Germania che da classico fly to quality ha registrato un calo meno vistoso (-0,97%) . 
Da segnalare il balzo delle volatilità sia a 20 giorni che annuali ( a 260 giorni). Per l'Italia si parta di una volatilità annua sul comparto del 4,73% e quella a 20 giorni è salita addirittura al 5,23%. 



Interessante analizzare anche la volatilità sul comparto a vari intervalli temporali (20, 100 e 200 giorni) . Dai minimi toccati ad agosto 2016 c'è stata una vera e propria impennata con la volatilità a 100 giorni risalita a 4,86% su livelli che non si toccavano da dicembre 2016. 

Analizzando gli ultimi 6 mesi la situazione appare ancor più seria :


Le perdite sul comparto dal 12 agosto sfiorano il 6% con l'Italia che accusa la peggiore performance tra i paesi europei con un -7,36%. 



Evidente l'aumento dei rendimenti per tutti i paesi da quella data con particolare evidenza per i titoli a scadenza più lunga quali decennali e trentennali in particolare. Il 30 anni tedesco ha accusato un calo del 15,8% in 6 mesi per dare l'idea del movimento in atto. Il 30 anni italiano è salito di 146 bps sfiorando il 3,50% di rendimento a scadenza . In 6 mesi chi avesse comprato questo titolo avrebbe perso 1/4 del proprio capitale...un vero affare come investimento. 


Va segnalato che i titoli a 2 anni italiani hanno subito l'aumento maggiore (+13bps) tra tutti i paesi europei e che ora rendono addirittura di più di quelli portoghesi. 

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane ma di certo la volatilità rimarrà ancora elevata date le numerose incertezze politiche a livello europeo. 


giovedì 18 febbraio 2016

Riviste al ribasso le aspettative di crescita mondiale sia da parte dell'OCSE sia da parte di Moody's



Questa mattina sono state pubblicate le nuove previsioni dell'Ocse sulla crescita economica nel mondo. Puntualmente sono state riviste al ribasso sia a livello mondiale (-0,3%) sia per l'area euro (-0,4%). Molto marcata la revisione al ribasso rispetto a novembre per l'Italia (-0,4%) che nel 2016 dovrebbe salire a questo punto dell'1% e dell' 1.4% nel 2017. In basso la tabella con il nuovo outlook per i vari paesi. Inutile sottolineare la drammatica recessione del Brasile ( che proprio ieri sera è stato downgradato da Standard & poor's a BB da BB+ con outlook negativo) che dovrebbe accusare un calo del 4% nel 2016. 

Anche Moody's in un report pubblicato ieri ha espresso le sue preoccupazioni sulla crescita globale specificando che la crescita dovrebbe assestarsi attorno al 2,6% per il 2016 e al 2,9% per il 2017. In basso la tabella con i vari paesi


Fonte: Moody's  

martedì 16 settembre 2014

La recessione infinita dell'Italia......


Dal passato spesso si capisce il futuro.... guardando questi titoli di giornali degli anni scorsi viene la pelle d'oca. Sono passati 5 anni da quando l'Italia si è avvitata nella peggiore recessione della sua storia e sono 5 anni che politici e non solo ci assicurano che la ripresa è dietro l'angolo. Purtroppo le aspettative per il futuro non sono assolutamente incoraggianti. 
Le previsioni sulla crescita del Pil italiano di qualche mese fa sono da prendere e buttare dalla finestra. 
Il governo, nel Def di aprile, ha stimato un Pil a +0,8% quest'anno e a +1,3% l'anno prossimo, contro il +1% paventato per il 2014 dello scorso settembre. 
Il rapporto dell'Ocse di ieri è stata una vera doccia gelata. 


Dopo la forte recessione del 2012 e del 2013 (il Pil reale è tornato indietro dell'8,5% dai valori di fine 2007), il 2014 vedrà l'ennesimo anno di recessione per l'Italia con una stima di -0,4%. Ancora più violenta la revisione al ribasso per il 2015 che vede il Pil italiano ad un pallido +0,1% dal +1,1% precedente stimato ad Aprile. Anche l'agenzia Standard and Poor's ha tagliato la stima sul Pil italiano nel 2014, portandola a zero dal +0,5% previsto in giugno.

Come si evince dal grafico sottostante l'Italia è l'unico paese tra i grandi ad accusare una nuova recessione nel 2014 e a stentare nel 2015. 


quest'oggi anche Centro Studi di Confindustria ha tagliato nuovamente le stime del Pil: nel 2014 scenderà dello 0,4% contro il +0,2% calcolato a giugno scorso. Dimezzate le stime per il 2015: il recupero ci sara', ma il Pil crescera' solo dello 0,5% (dal +1% precedentemente stimato).L'inaspettato calo del Pil nel secondo trimestre (-0,2% congiunturale) ha costretto il Csc, negli ultimi Scenari economici, a rivedere al ribasso le stime per quest'anno. Inoltre, nelle nuove previsioni i successivi due trimestri del 2014 registreranno nuovi cali (-0,2% sia nel terzo sia nel quarto).

Nelle nuove stime diffuse oggi, l'inflazione salirà infatti dello 0,3% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015. Le stime di giugno indicavano un aumento dello 0,5% nel 2014 e dello 0,9% nel 2015.


Il debito italiano invece cresce a nuovi record giorno dopo giorno raggiungendo la cifra incredibile di 2169 miliardi di euro. Da notare il balzello negli ultimi 4 anni.... 


In base ai calcoli di confindustria il rapporto debito/pil dovrebbe andare al 137% nel 2014 e al 138% circa nel 2015. 

Provando a stimare un valore di debito a fine 2014 simile a quello attuale e un pil in calo dello 0,4% , e con una inflazione 0% a fine anno, in base alle mie informazioni dovremmo chiudere il 2014 al 139,7% come rapporto Debito/Pil.
Per il 2015 a mio avviso la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. 
La correlazione tra produzione industrale e Pil (GDP) appare evidente. 
L'ultimo dato disponibile parla di una contrazione della produzione industriale dell'1,8% nell'ultimo anno cosa che si traduce in un calo vicino allo 0,5% (occhio e croce) di Pil per i prossimi 12 mesi. Sempre se tutto va bene e non consideriamo il periodo di mal tempo che ha inciso notevolmente sull'Estate e sui consumi degli Italiani e senza considerare alcun impatto dalle sanzioni europee varate verso la Russia. 
In altre parole volendo essere più realistici il pil 2014 si chiuderà facilmente con un -0,6% e il 2015 vedrà nuovamente il segno meno davanti con un -0,2%. 



Se analizziamo l'andamento della produzione industriale dei paesi sviluppati dal 2000 a oggi la situazione appare imbarazzante. Escludendo la Grecia che a causa della Troika ha visto sparire il 30% della propria produzione industriale, l'Italia è sotto di quasi il 22% rispetto ai valori di 14 anni fa! La Germania al contrario è cresciuta di quasi il 25% e l'America del 15%. Lascio a voi ogni commento.


La cosa preoccupante di tutto ciò che lo spread è sceso a 135 bps nei confronti del Bund e mai nella storia il costo degli interessi dei titoli di stato dell'Italia è stato così basso (in termini percentuali). Se l'Italia non è riuscita a riprendersi in un contesto idilliaco sui mercati finanziari con borse salite mediamente oltre il 30% dal 2009 ad oggi e con i rendimenti più che dimezzati sul Btp decennale, che cosa accadrà alla prossima tempesta finanziaria o al prossimo ciclo di rialzo dei tassi varato dalla FED? 


Cosa accadrebbe al Pil italiano e al Rapporto Debito/Pil in quel caso ?
Cosa accadrà ai milioni di italiani che già si trovano sulla soglia di povertà e che rischiano di perdere il lavoro??

Il tempo della speranza è passato, bisogna agire. 
1) Il governo Renzi dopo deve assolutamente varare le riforme strutturali di cui il paese ha bisogno. (in primis la riduzione delle tasse sul lavoro, in modo da attrarre nuovamente gli investitori e rendere più equa la tassazione per chi ad oggi va a lavorare solo per pagare le tasse allo stato e a mala pena arriva a fine mese).
2) Maggior efficientamento della struttura organizzativa pubblica (minori sprechi e maggior investimenti). P.s ma poi i comuni, le province, e quella miriade di costi inutili della macchina governativa non dovevano essere aboliti? 
3) Riforma della magistratura. Ridurre da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati sembra una cosa piuttosto veloce da poter approvare e ridurrebbe la durata dei processi di almeno il 10%, con un enorme risparmio di risorse economiche per non parlare della maggior credibilità del sistema giudiziario italiano. 
4) Sgravi fiscali quasi totali per almeno 5 anni a chi crea una nuova azienda o assume dipendenti a tempo indeterminato. L'esigenza di far ripartire l'economia si attua attraverso il nuovo lavoro e non attraverso nuove tasse che stritolano sempre di più gli Italiani come un cappio al collo fino a farli svenire esanimi a terra senza più speranze e senza più futuro. 

Se tutto ciò non accadrà per l'Italia si prospettano 10 anni disastrosi nel prossimo futuro. 






venerdì 21 febbraio 2014

Disuguaglianza economica e disuguaglianza sociale: come la crisi ha reso i poveri più poveri e i ricchi ancora più ricchi.


Sono anni ormai che si parla di crisi economica, di crisi finanziarie, di crisi bancarie, di spread, di debito pubblico e di disuguaglianza sociale ma leggendo gli ultimi dati sembra che la crisi abbia solamente ampliato i divari tra le varie classi sociali. 
Osservando in questi giorni cosa accade in Venezuela, cosa accade in Ucraina vien da riflettere su ciò che potrebbe accadere in futuro in Europa, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi perchè secondo un rapporto del World Economic forum il divario tra i cittadini più ricchi e quelli più poveri è il principale fattore di rischio che ha la maggiore probabilità di causare gravi danni al livello globale nel prossimo decennio. 
Secondo un report di JP Morgan nel 1980 l'1% dei contribuenti più ricchi rappresentava il 9% del Pil. Nel 2006 questo 1% rappresentava il 23% del PIL!!!.  
In altre parole significa che il 40% della popolazione più povera ha visto scendere la propria percentuale dal 18% al 14%.

Analizzando un altro documento di Credit Suisse che si sofferma invece sulla ricchezza complessiva e non solo sul reddito prodotto dalle persone più ricche al mondo, viene una sincope: 
circa 28 milioni di persone (lo 0,6% della popolazione mondiale circa) detiene il 39% della ricchezza totale del mondo ( qualcosa come 89,5 Trilioni di dollari) . Un trilione equivale a 1000 Miliardi di dollari . Per la cronaca il debito pubblico italiano è superiore ai 2000 MILIARDI di EURO. 

Alternativamente il dato può anche essere letto così: 
Il 69% più povero della popolazione mondiale (oltre 3,2 Miliardi di persone) detiene il 3,3% dell'intera ricchezza complessiva mondiale. 

La disuguaglianza mondiale è quindi enormemente cresciuta in questi anni di crisi finanziaria in quanto nel 2010 la ricchezza dei più ricchi valeva 1077 volte quella dei più poveri mentre nel 2013 siamo saliti a 1315 volte. 

Per la cronaca va sottolineato un aspetto riguardo alle politiche monetarie adottate dalla Fed, dalla BCE che hanno si tranquillizzato i mercati e le borse ma non hanno sortito nessun effetto sull'economia reale e sopratutto sul 99% della popolazione.  
I recenti rialzi di borsa (dai minimi del 2009 sp500 è quasi triplicato di valore) e gli incredibili guadagni realizzati su titoli obbligazionari,spread,materie prime e tassi di cambio, sono finiti quasi esclusivamente nelle mani di quell'1% della popolazione mondiale. 
Infatti il 93% dei guadagni derivanti dall'inversione di tendenza in atto nell'economia americana sono finiti nella mani dell'1% più ricco, che negli ultimi anni hanno visto crescere i propri redditi in media dell'11,2% mentre quelli del rimanente 99% della popolazione sono scesi dello 0,4%. ( Studio dell'università di Berkeley di Emmanuel Saez e Thomas Piketty.) 


E In Italia come va? 
Tra il 2011 e il 2012 i milionari in Italia sono cresciuti di altre 127.000 unità mentre tra il 2007 e il 2012 la ricchezza delle famiglie italiane si è erosa del 9%. 
Tra il 2005 e il 2013 il numero di poveri in italia è raddoppiato. Secondo l'istat il 15,8% delle persone vive in condizioni di povertà relativa e l'8% in condizioni di povertà assoluta. Il 42,5% delle famiglie non è in grado di far fronte a una spesa improvvisa e il 29,9% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. 

A questo punto mi sembra chiaro e lampante che sia urgente una riforma a livello mondiale sulla tassazione delle rendite finanziarie (anche al 30%), una riforma a livello dei salari minimi ( per dare maggiore equità sociale) e di quelli massimi (ci sono alcuni manager delle principali banche mondiali che dopo aver quasi fatto fallire quelle banche nella crisi del 2008-2009 portano a casa decine e decine di milioni di dollari all'anno in stock options come ricompensa per aver utilizzato i soldi degli altri per rischiarli sul mercato...). 

Cosa scrivono in questi giorni i vari analisti per le valutazioni delle varie aziende in america: i profitti hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, in alcuni casi da decenni. Questo è frutto in particolare della riduzione dei salari e delle prestazioni sociali offerti ai lavoratori.  Peccato che nell'economia mondiale non ci siano più persone lungimiranti come Henry Ford che passò alla storia per la decisione di raddoppiare il salario ai propri dipendenti per permettere loro di acquistare l'auto da loro prodotta. 
Magari Marchionne ci farà un pensierino? Ridurrà il proprio salario? Aumenterà quello dei propri dipendenti???? 
Al giorno d'oggi chi lavora riesce a mala pena a fare la spesa e a pagare l'affitto di casa. Come si può pensare al futuro, al creare una famiglia in queste condizioni??

La cosa più opportuna è ridare lavoro, dignità e sopratutto maggiore uguaglianza economica alle categorie che sono state letteralmente spolpate da questa crisi in particolare i giovani. 

Incrociamo le dita perchè la nave sta affondando! e se non siete quell'1% della popolazione, iniziate a preoccuparvi e far valere i vostri diritti. 




martedì 26 novembre 2013

Ripresa nel 2014? Forse, ma non chiamiamola ripresa....


Sono passati ben 5 anni da quando la crisi ha colpito l'Italia e  guardando il grafico sovrastante ( fonte:  http://www.soldionline.it/infografiche/andamento-del-pil-trimestrale-italiano-dal-2007) si può notare come l'effettivo calo del prodotto interno italiano dal 2007 è nell'ordine del 9,1%!!
In base agli ultimi dati disponibili il 2014 dovrebbe essere finalmente il primo anno in cui vedremo il segno + davanti al dato sul Pil. Il governo nell'ultimo DEF stima una crescita del PIL italiano per il 2014 dell'1%. 
Una decina di giorni fa il Fondo Monetario Internazionale (IMF) ha stimato che nel 2013 il Pil dell'Italia dovrebbe scendere dell'1,8% ( mesi fa stimava solo 1%...) e nel 2014 dovrebbe tornare a salire dello 0,7% contro una crescita dell'area euro dell'1% e del mondo del 3,6%. 


La settimana scorsa l'Ocse è stato ancora più conservativo stimando una crescita per il Pil Italiano dello 0,6% per il 2014 confermando invece i target sull'Europa e sulla crescita globale previsti dal IMF. 


A mio avviso c'è il concreto rischio che per un motivo o per un altro a fine 2014 ci troveremo a parlare di una crescita davvero ridicola (+0,2/ +0,4%) se il tessuto industriale italiano continuerà a sciogliersi come neve al sole e a lasciare a casa migliaia di lavoratori che a sua volta saranno costretti a ridurre i propri consumi. Per non parlare della crescente pressione fiscale (record in tutta europa) che costringe gli italiani a ridurre le proprie spese per far fronte agli impegni tributari (imu,tares, aumento delle accise sui carburanti, etc, etc,). Volendo trascurare il problema inflazione (negli ultimi mesi si sta avviando una pericolosa disinflazione in europa, sopratutto nei paesi periferici che potrebbe sfociare in deflazione... e tutti sanno cosa è successo al Giappone in seguito....) sarei estremamente sorpreso di una crescita del PIL 2014 per l'Italia superiore allo 0,5%. 
Ad ogni modo parlare di uno zero virgola dopo un tracollo del 9,1% negli ultimi 6 anni non è ripresa, è soltanto una frenata durante il peggior crollo economico dell'Italia da quando esistono le statistiche. Sarebbe necessario far circolare i miliardi di euro presi in prestito dalle banche tramite LTRO regalati dalla Bce a un tasso irrisorio (0,25%) per far ripartire realmente l'economia. Continuare con queste politiche di austerity non serve a nulla se non a peggiorare la congiuntura economica e il governo dovrebbe avere il coraggio di compiere scelte importanti per la vera ripresa economica, a partire dalla riallocazione delle risorse economiche dalle pensione d'oro verso i giovani laureati in cerca di occupazione passando sopratutto per quelle famose riforme strutturali che il paese attende da oltre 20 anni. 
Ci sono stati governi di destra e di sinistra al potere, governi tecnici, governi para-tecnici, sembra ogni volta tutto cambi ma in fondo non cambia nulla...compreso il nostro amaro futuro. 

martedì 24 luglio 2012

Il Ftse Mib segna nuovi minimi storici mentre la tensione vola alle stelle


Difficile commentare quello che sta accadendo sui mercati finanziari in questi giorni senza farsi trasportare dall'emotività ma proviamo ad analizzare la situazione attuale in modo imparziale. 
Da un punto di vista macroeconomico la situazione europea appare in deciso peggioramento e l'andamento degli indici Pmi odierni di Francia (43.1) e Germania (44.1) confermano ancora una volta il rallentamento dell'economia europea. La recessione che sta colpendo duramente la Grecia (Samaras ha parlato di un -7% per il Pil di Atene per il 2012) non è un evento isolato (anche la Spagna e l'Italia subiranno un violento calo del Pil quest'anno) e con molta probabilità interesserà anche gli Stati Uniti d'America, il Giappone e gran parte delle economie avanzate. Al contrario i paesi emergenti (Bric) dovrebbero continuare ad osservare ritmi di cresciuta piuttosto importanti (dal 3% al 7%) ma inferiori rispetto a quanto previsto qualche mese fa. 
Sul fronte internazionale la situazione è tesissima e le istituzioni politiche ed economiche sembrano gettare benzina sul fuoco con le loro dichiarazioni di questi giorni......
La Spagna è al centro del ciclone con i rendimenti dei titoli spagnoli che ormai sono fuori controllo. Lo spread tra titoli di stato spagnoli e titoli di stato tedeschi ha raggiunto i 640 punti base. In particolare va segnalato che la curva dei rendimenti dei titoli di stato spagnoli risulta quest'oggi quasi invertita. I titoli a 5 anni infatti rendono il 7,59% mentre i titoli a 10 anni rendono il 7,62%. 


Contemporaneamente i titoli a 2 anni rendono il 6,64%... Poche settimane fa questi titoli rendevano attorno al 4%. 


Questi rendimenti esprimono un concreto rischio di default sul debito iberico nei prossimi anni se non verrà effettuata qualche operazione straordinaria di salvataggio da parte dell'Europa. 

Quest'oggi è infatti emerso che dopo le comunità autonome di Valencia e Murcia anche la Catalogna si trova in difficoltà finanziarie (c'è un buco di 42 miliardi di euro che nessuna banca può finanziare). Qui sotto (Fonte Sole 24 ore) potrete notare i debiti pubblici delle varie regioni spagnole (complessivamente si parla di quasi 120 miliardi di euro).  




A risentire della Crisi Spagnola è stata quest'oggi sopratutto l'Italia che vanta uno dei debiti pubblici più alti al mondo e un rapporto debito/pil assolutamente preoccupante (oltre il 123% in base agli ultimi dati ufficiali ma vicino al 128% in base ai miei calcoli) . 
A fine giornata lo spread tra Btp e Bund tedeschi è salito sopra i 530 punti base ( valori che sono molto vicini a quelli toccati a novembre 2011, quando si insediò il governo Monti) con il rendimento dei titoli italiani a 10 anni che è salito al 6,59%. 


A questo punto credo che nei prossimi giorni la BCE dovrebbe intervenire a sostegno dei titoli governativi italiani e spagnoli, almeno sulla parte di medio- breve (titoli fino al 2015-2016) per evitare il disastro. Vedremo quali mosse saranno messe in campo (acquisto diretto dei titoli sul mercato secondario, scudo anti-spread, nuovo ltro, taglio dei tassi) ma una cosa è sicura: è tempo di agire altrimenti il mercato potrebbe collassare e superare il punto di non ritorno (se già non è stato superato per il caso spagnolo) prima di settembre. 

Per quanto riguarda l'indice Ftse Mib della borsa di Milano va segnalato che quest'oggi sono stati segnati dei nuovi minimi intraday assoluti a quota 12276 punti prima di un leggero recupero nella fase finale della seduta. L'indice milanese ha infatti raggiunto e superato i minimi toccati nel lontano marzo 2009 quando tutti i mercati erano in una situazione di panico. Osservando il grafico sottostante si può osservare che la rottura della trendline rialzista di breve periodo tre giorni fa ha innescato un violento sell-off che ha fatto perdere quasi il 10% al listino italiano in sole 3 sedute. A questo punto data l'elevata volatilità è difficile fare delle previsioni anche perchè sotto i livelli attuali non c'è più alcun supporto ne' statico ne' dinamico. 
Provando ad ipotizzare dei possibili livelli tecnici di supporto credo che i prossimi target ribassisti potrebbero essere in area 12000 punti ed eventualmente a 11500-11600 punti per le prossime sedute. 
Tuttavia data l'elevato livello di ipervenduto raggiunto non escluderei delle possibili rapide ricoperture con target rialzisti fino a 12800 punti.
In tal senso proverei con molta cautela e con stop loss vicini, qualche acquisto in tarda mattinata su qualche titolo bancario (tipo Unicredit o Intesa) particolarmente colpiti dalle vendite negli ultimi giorni. 




mercoledì 15 febbraio 2012

L’Italia è in recessione mentre la Grecia è vicina al collasso.


Gli ultimi dati macroeconomici parlano chiaro: il Pil dell'Eurozona nel quarto trimestre del 2011 è sceso dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, mentre ha registrato un incremento dello 0,7% rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso.
In altre parole il 2011 è stato un anno di debole crescita economica in Europa ed il rallentamento registrato durante l’ultimo trimestre è stato piuttosto significativo. Osservando i singoli paesi si può osservare che ci sono enormi differenze tra paesi come Francia e Germania che hanno visto il loro Pil registrare lievi crescite e paesi come Grecia ed Italia che si trovano in recessione. A mio avviso il primo trimestre del 2012 potrebbe essere altrettanto negativo e la vera ripresa economica potrebbe iniziare tra la fine del 4 trimestre del 2012 e l'inizio del 2013. 
Grecia:
L'economia greca ha subito una contrazione del Pil pari al 7% tendenziale nel quarto trimestre. Si tratta di un dato ancora peggiore delle ultime stime, che prevedevano una contrazione del 6% legata all'impatto dei tagli alle retribuzioni e degli aumenti delle tasse chiesti da Ue e Fmi. A seguito dell’ulteriore piano di austerity votato qualche giorno fa l’economia Greca rischia di avvitarsi sempre di più in un vortice di debiti e di recessione.
Le tensioni politiche di questi giorni, in merito allo slittamento del pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro da consegnare ad Atene, contribuiscono alle tensioni sui mercati finanziari, in particolare per quanto riguarda la borsa greca ( ATHEN INDEX COMPOS -5,1% quest'oggi a quota 776 punti). 



Italia:
Il prodotto interno lordo dell'Italia è sceso dello 0,7% su base trimestrale e dello 0,5% su base annua. Il dato è risultato peggiore delle previsioni, in quanto gli analisti si aspettavano una flessione dello 0,4% su base trimestrale. Si tratta del secondo trimestre negativo per l'economia italiana (-0,2% in quello precedente), cosa che da un punto di vista economico fa parlare di Recessione Tecnica per l'Italia. L'ultima volta in cui l'Italia ha versato in condizioni di recessione è stato nel 2009, quando il prodotto interno lordo è crollato -5,1%.

Se a questi numeri aggiungiamo che le famiglie italiane hanno perso circa un 4% (è una mia stima ottimistica) del loro potere di acquisto a causa dell'inflazione (2,5% circa) e dell'aumento della pressione fiscale possiamo concludere che il 2011 è stato un anno molto negativo per l'economia italiana e il 2012 rischia di essere altrettanto negativo.  
Il paragone con l'andamento dei Pil francese e tedesco, mette evidenza ancora una volta le condizioni negative in cui versa il paese. 
Francia
Infatti il Pil Francese, con il  che è salito dello 0,2% su base trimestrale (dato preliminare del quarto trimestre del 2011), contro il -0,2% atteso. Su base annua, la crescita è stata +1,4%. 
Germania
Meglio delle stime è stato anche il Pil tedesco, in calo -0,2% su base trimestrale, che parlavano di una contrazione pari a -0,3%. Inoltre, l'ufficio di statistica tedesco ha rivisto al rialzo la crescita tedesca della Germania del terzo trimestre a +0,6% da +0,5% comunicato inizialmente.

Personalmente credo che l'Europa sia sempre più divisa sia da un punto di vista politico che da un punto di vista economico. Le disparità si stanno allargando sempre di più e le condizioni economiche in cui versano i cittadini europei sono estremamente diverse a seconda del paese di residenza, basti pensare alle drammatiche condizioni in cui sono costretti i cittadini greci a causa del piano di Austerity. 

Per risolvere la situazione attuale credo sia necessario un grande impegno politico da parte dei principali leader europei  in tal senso l'incontro tra il premier Mario Monti e la cancelliera tedesca Angela Merkel di venerdì potrebbe essere determinante per decidere le sorti della Grecia) e un grande impegno finanziario da parte della Bce. In tal senso credo che l'europa possa giocare ancora due carte per salvare la Grecia e per salvare l'euro dal collasso:
1) Attuare una manovra espansiva attraverso il taglio dei tassi di interesse allo 0% ( così come è stato fatto dalla Fed in precedenza) 
2) Attuare un prestito per il rilancio dell'Economia Greca magari stile LTRO ( prestiti all'0,5-1% per 3 anni per finanziare nuovi progetti industriali, nuove attività produttive, nuovi investimenti nel settore delle costruzioni a livello pubblico in grado di riattivare il ciclo economico attualmente avvitato tra disoccupazione, pressione fiscale e recessione).
Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni in tal senso...

giovedì 26 gennaio 2012

Allarme Piigs!!!


Tranquilli non li abbiamo dimenticati... i Piigs sono sempre qui tra noi, e forse messi anche peggio rispetto all'ultima volta. Basta guardare i livelli dei CDS sottostanti:


Come si può osservare i CDS della Grecia a 5 anni quotano alla stratosferica cifra di 5255 punti, quelli del Portogallo ben 1551 punti, quelli dell'Irlanda a 624 punti, Italia a 418 e Spagna a 359 punti. Attenzione anche ai CDS dell'Ungheria che hanno raggiunto i 576 punti. 
A destare le preoccupazioni maggiori sono i rendimenti dei titoli di stato della Grecia e del Portogallo:

Il rendimento dei titoli a 1 anno della Grecia hanno raggiunto il 437%! Come già scritto negli articoli precedenti, a meno di provvedimenti straordinari dell'ultimo minuto la Grecia farà default entro il 20 marzo 2012. 


Quello che però inizia a spaventare è l'effetto contagio agli altri paesi periferici d'Europa. In particolare mi riferisco al Portogallo, che ha visto crescere al 14,8% il rendimento dei titoli decennali. Anche in questo caso la situazione è diventata insostenibile e credo che nel giro di 1 anno il Portogallo sarà costretto a dichiarare default. 


E non dimentichiamoci dell'Italia: Sebbene la situazione sia nettamente migliorata sulle scadenze a breve termine, su quelle a lungo permangono ancora notevoli difficoltà. Quest'oggi infatti il rendimento dei titoli decennali permane sopra il 6% ( 6,052%) valore tutt'altro che rassicurante per il lungo periodo. Oltretutto osservando con attenzione il trend di questa curva a partire da settembre si può osservare una chiara intonazione rialzista. A mio avviso soltanto il ritorno al di sotto del 5,5% potrà essere considerato come un chiaro segnale distensivo per lo scenario macroeconomico italiano.  
Per la cronaca domani ci sarà uno sciopero generale totale in italia ( mezzi pubblici, treni, etc) dopo il dramma dei giorni scorsi dello sciopero dei tir che sta paralizzando la produzione, i rifornimenti di benzina e i consumi alimentari degli italiani. Siamo proprio sicuri che il peggio sia alle nostre spalle? 



sabato 14 gennaio 2012

Allarme Rosso: S&P taglia il rating di mezza europa


In questo strano Venerdì 13 dopo una giornata altalenante i listini europei hanno accusato discrete perdite a causa delle indiscrezioni relative ad un possibile downgrade collettivo dei vari paesi europei. In serata è arrivato inesorabile il giudizio definitivo dell'agenzia di Rating Standard and Poor's:
Italia: ha perso il rating A e la bocciatura è stata di ben due gradini, fino a BBB+, queste le dichiarazioni ufficiali:
"Il taglio riflette quella che consideriamo una crescente vulnerabilità dell'Italia ai rischi di finanziamento esterni e le negative implicazioni che ciò può avere per la crescita economica e quindi per le finanze pubbliche". Il contesto politico italiano è "migliorato" sotto il governo Monti e le riforme allo studio possono "migliorare la competitivita' italiana". Tuttavia, "ci aspettiamo che ci sia un'opposizione alle attuali ambiziose riforme del governo e questo aumenta l'incertezza sull'outlook di crescita e quindi sui conti pubblici".
A mio avviso questo downgrade risulta completamente infondato visto il piano di austerity e di riforme adottate dal governo Monti. I rischi nel breve periodo (come dimostra l'andamento delle ultime aste) è sicuramente diminuito nelle ultime settimane mentre per il medio periodo rimangono rischi piuttosto elevati.Tuttavia non reputo appropriato un Rating BBB+ per l'Italia alle condizioni attuali (personalmente avrei tagliato il rating italiano di un solo gradino). 
Francia: il rating della Francia è stato tagliato da  AAA ad AA+  
Austria: il rating dell'Austria è stato tagliato da  AAA ad AA+ 
Spagna: Il rating della Spagna è stato abbassato da AA- ad A
Portogallo: il giudizio è stato ridotto da BBB- a BB, ovvero a livello di junk ( spazzatura) 

Europa: in generale, la bocciatura è stata di due notch, ovvero di due gradini, per le valutazioni di Italia, Spagna, Portogallo e Cipro. Il downgrade è stato di un solo gradino per Francia, Austria, Malta, Slovacchia e Slovenia.
A salvarsi, e a mantenere la tripla AAA, sono state Germania, Finlandia, Olanda e Lussemburgo. Ma i rating di tutti i 14 paesi europei analizzati ( 14 su 15), riporta Bloomberg, sono stati messi sotto osservazione con "negative watch", tutti tranne la Germania. Questo significa che c'è una possibilità su tre di un ulteriore downgrade nel 2012 o nel 2013.

Difficile commentare questa valanga di giudizi ma sicuramente mi sembra piuttosto strano che l'agenzia di rating abbia tagliato i rating di mezza europa in una singola serata facendo crollare il tasso di cambio euro dollaro sotto quota 1,27. A voler pensare male si potrebbe ipotizzare che sia in atto un attacco speculativo contro l'euro da parte di qualche fondo estero che porterà nel tempo allo sfaldamento dell'eurozona e ad un crollo dell'economia reale Europea. 


Per ultima va analizzata la Grecia che vive ore drammatiche: 

L’Institute of international finance (Iif), che rappresenta le banche e i creditori privati della Grecia, ha annunciato in una nota la sospensione delle trattative sulla ristrutturazione del debito pubblico. «Sfortunatamente, nonostante gli sforzi della leadership greca – si legge – la proposta elaborata dal comitato di creditori e investitori privati, una riduzione nominale senza precedenti del 50% dei bond sovrani greci da loro detenuti, non ha prodotto una risposta costruttiva coerente da entrambe le parti». In queste circostanze, prosegue l’Iif, «le discussioni con la Grecia sono interrotte per una riflessione»

Il Grafico sottostante parla da solo:


Si leggete bene: il rendimento dei titoli di stato a 1 anno della Grecia hanno raggiunto la stratosferica cifra del 396% (massimo odierno 408%). Sono valori fuori da ogni logica e il mercato sconta un imminente fallimento delle finanze elleniche probabilmente già prima di inizio marzo.... 

Se queste sono le premesse la prossima settimana per i mercati finanziari si preannuncia piuttosto preoccupante.....

giovedì 29 dicembre 2011

Finite le aste di titoli di stato italiani per il 2011 ma lo spread torna a salire


Nonostante il buon esito delle aste di titoli di stato italiani di ieri e di oggi la tensione sui mercati rimane piuttosto elevata. Stamane lo Spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni si è riportato oltre i 520 punti base, toccando in questo momento i 523 punti base.
A spaventare i mercati è la mancanza di fiducia tra le banche che in questi giorni sta scatenando una vera crisi di liquidità sul mercato interbancario probabilmente anche per le scadenze di fine anno e per la crescente avversione al rischio ad assumersi il rischio di controparte durante le festività. 
Ieri infatti è stato segnato un nuovo record dei depositi overnight ( remunerati allo 0,25% dalla BCE) delle banche dell'eurozona presso la Bce:  452 miliardi di euro, un livello mai raggiunto dall'introduzione dell'euro e che supera il valore record del giorno precedente di 411,8 miliardi e il massimo storico precedente di 384 miliardi toccato nel giugno 2010 in piena crisi del debito della Grecia. 

Per quanto riguarda le ultime aste di titoli di stato italiani a mio avviso il giudizio è alquanto positivo per le aste a breve termine mentre è appena sotto le attese quello relativo alle aste di lungo periodo. 

In particolare l'asta dei Bot semestrali di ieri è andata piuttosto bene. Sono stati collocati tutti i 9 Miliardi di euro a fronte di una richiesta di 15,22 Miliardi di euro (con un bid to cover del 1,69) ad un tasso del 3,25% dal 6,50% precedente. Buono anche l'esito dell'asta dei CTZ a 2 anni i cui rendimenti sono scesi al 4,85%, contro il 7,814% dell'ultima asta, con un bid to cover a 2,23%. 

Nonostante le preoccupazioni degli investitori l'Italia stamane ha ha emesso 2,538 miliardi di euro di BTP con scadenza nel novembre 2014 al 5,62% dal 7,89% dell'emissione precedente, con un rapporto bid-to cover a quota 1,36.

Sono stati collocati anche 1,176 miliardi di euro di BTP decennali con scadenza nel settembre 2021, al 6,70% con un bid to cover pari a 1,58.
Infine sono stati emessi 2,5 miliardi di euro di BTP con scadenza a marzo 2022 al 6,98%, in calo rispetto al 7,56% della asta precedente e 803 milioni di euro di CCTE con scadenza aprile 2018 a un tasso al 7,42%.

Con le aste di questa mattina l'Italia ha concluso il proprio programma di emissioni di titoli di stato per il 2011. 

Analizzando nel dettaglio le curve dei rendimenti dei titoli di stato italiani si può osservare che i rendimenti dei titoli di stato a breve-medio termine ( fino a 2 anni)  sono tornati a livelli accettabili mentre i titoli a lunga scadenza continuano ad offrire rendimenti e di conseguenza anche rischi piuttosto elevati. 
In tal senso va sottolineato che il 2012 sarà un anno cruciale per l'Italia in quanto dovrà emettere qualcosa come 450 Miliardi di euro (pari a 1/5  del totale del proprio debito pubblico) quindi valuterei con estrema attenzione investimenti a lungo termine (al momento non farei investimenti superiori ai 18 mesi) anche perchè l'evoluzione dello scenario macroeconomico internazionale sembra piuttosto negativo per i prossimi 2 anni. 





giovedì 8 dicembre 2011

Milano crolla del 4,3% nonostante il taglio dei tassi della BCE


Giornata da dimenticare per la borsa di Milano quella di oggi. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 4,29% chiudendo a quota 14979 punti. Incredibile quanto accaduto nelle ultime 2 ore di contrattazione: l'indice è crollato del 4% passando dai 15700 ai 14900 punti in meno di due ore (una delle discese più violente in così poco tempo a cui ho assistito in questi anni) a seguito delle  dichiarazione espresse dalla Bce. 
Il Presidente Mario Draghi dopo aver annunciato un nuovo taglio del tasso di interesse dello 0,25% (riportando di fatto il tasso d'interesse all'1%, il minimo storico della BCE) ha chiarito una volta per tutte che la Bce non comprerà altri bond dei paesi sovrani in difficolta' sul mercato secondario dei titoli di stato. 
Il Presidente della Bce ha inoltre spiegato che non verrà effettuato un prestito agli stati in difficoltà attraverso il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Draghi infatti ha chiarito che prestare denaro all'FMI per comprare bond europei non e' compatibile con il trattato europeo. 
Come se non bastasse la Bce ha motivato il taglio dei tassi d'interesse con un netto calo delle aspettative di crescita economica per il 2012. 
In base alle ultime indicazioni il Pil europeo potrebbe contrarsi dello 0,4% l'anno prossimo riportando lo spettro recessione in tutta Europa, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi (Grecia e Italia in particolare).
Personalmente non sarei sorpreso da un crollo del Pil Italiano nel 2012 tra il 3% e il 5% a causa dell'aggravarsi della crisi e dalla manovra economica che limiterà notevolmente i consumi degli italiani. 
Da un punto di vista macroeconomico va segnalato il nuovo rialzo dello Spread tra titoli italiani e tedeschi a 10 anni che si è riportato a 444 punti base (+14% da ieri). 


Come si può facilmente osservare tali dichiarazioni hanno riportato il panico sui  Mercati finanziari e la rottura del supporto chiave dei 15400 punti ha innescato ulteriori ribassi anche per questioni tecniche. A questo punto la situazione torna di difficile interpretazione anche sul medio periodo e il vertice europeo di questo weekend deciderà molto probabilmente non solo l'evoluzione grafica del nostro listino ma anche il futuro dell'Europa. 


martedì 29 novembre 2011

Dopo un + 5% in due giorni il sentiment sui mercati è meno negativo


Sono bastate 48 ore per riportare un po' di speranza nei cuori degli investitori italiani ed internazionali. Nel giro di due sedute il Ftse Mib ha recuperato quasi il 5% portandosi nuovamente a quota 14627 punti mentre lo spread con il bund a 10 anni è sceso a 490 punti base. 
Come potete osservare nell'immagine sovrastante esistono delle fasi emotive  che si ripetono ogni volta che si verifica una crisi economica e finanziaria. 
Ogni volta tutti gli individui rimangono vittima della paura, del panico, della disperazione e dell'avvilimento (spesso anche gli investitori più esperti)  mentre quel 2-3% di persone ottimiste (o razionali e che non si fanno prendere dall'emotività del momento) , pazze o incredibilmente fortunate riescono a sfruttare quello che viene definito come Point of Maximum Financial Opportunity, realizzando nei mesi successivi incredibili profitti. 
Probabilmente è ancora presto per poter dire che il peggio della crisi finanziaria è alle spalle ma indubbiamente negli ultimi due giorni è successo qualcosa di importante che mi lascia indubbiamente più ottimista rispetto ai giorni scorsi sia da un punto di vista macroeconomico che da un punto di vista grafico. 


Quest'oggi il Tesoro ha emesso tre tipologie di Bond: quelli a tre anni sono stati emessi per un valore di €3,5 miliardi, mentre quelli con scadenza nel 2022 e nel 2020 rispettivamente per 2,5 miliardi e 1,5 miliardi di euro. i rendimenti dei bond con scadenza nel 2022, ovvero a dieci anni, si sono attestati su un nuovo record dall'introduzione dell'euro, al 7,56%, in crescita dal 6,06% precedente l titolo a tre anni, con scadenza nel 2014, è stato venduto al tasso del 7,89%, massimo dal 1997 e in rialzo rispetto al 4,93% precedente.
Riguardo al rapporto tra domanda e offerta, il bid to cover per i bond a tre anni, ovvero con scadenza nel 2014, è stato pari a 1,5 volte, in rialzo rispetto a 1,35 dell'ultima asta, mentre il bid to cover per i titoli a scadenza nel 2022 è stato pari a 1,34, in crescita rispetto a 1,27 dell'ultima asta
In altre parole, il Tesoro italiano ha assistito a una buona domanda dei titoli di stato, fattore che ha immediatamente alimentato il recupero della borsa di Milano che durante la mattina accusava un calo superiore all'1%. 


Graficamente la situazione per l'indice di Milano appare in deciso miglioramento rispetto alla scorsa settimana e la chiusura vicino ai massimi di seduta odierna segnalano una certa forza nel nuovo trend partito dai 13600 punti di venerdì pomeriggio scorso. Tuttavia finchè l'indice non riuscirà a violare l'importante resistenza dei 14800 punti sarà difficile parlare di trend rialzista di medio-lungo periodo. Qualora il Ftse Mib dovesse riuscire a superare tale livello dovrebbe portarsi rapidamente in area 15000 punti e successivamente a 15200 punti. Al contrario qualora il listino dovesse essere respinto dalla resistenza dei 14750-14800 potrebbe tornare a scendere dapprima in area 14500 punti e successivamente in area 14300 e 14000 punti. 

Lo scenario rialzista potrebbe essere supportato anche dalla notizia di questa sera dell'Ansa: 


Via libera alla sesta tranche di aiuti alla Grecia, 8 miliardi di euro vitali per le casse dello Stato in crisi: e' quanto fa sapere il ministro belga delle Finanze, Didier Reynders, sul suo account Twitter. L'accordo sulla sesta tranche e' stato possibile dopo che il nuovo governo greco ha inviato a Bruxelles una lettera che garantisce gli impegni presi da Atene con la Ue, formata dai due maggiori partiti al governo.