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giovedì 25 febbraio 2016

Pericolo Deflazione in Europa in attesa di Draghi


Quest'oggi sono stati rilasciati gli ultimi dati disponibili sull'Inflazione in Europa. Nell'ultimo anno i prezzi sono saliti in europa in media dello 0,3%. Il dato relativo all'ultimo mese è stato a dir poco negativo con un -1,4%. 
Il dato appare alquanto omogeneo in tutta Europa per quanto l'inflazione Core rimanga su livelli leggermente più elevati +1% Y/Y. 
Se osserviamo un grafico mensile  dell'inflazione europea emerge un dato piuttosto sconfortante. Sono passati 3 anni (gennaio 2013) da quando l'inflazione europea era sul target fissato dalla Banca Centrale Europea (2%). Se consideriamo che è passato quasi un anno dall'avvio del programma di acquisto di titoli di stato da parte della BCE (Quantitative Easing) ad un ritmo di 60 MLD di euro al mese, possiamo dire che la credibilità della banca centrale è messa in discussione. 


Sebbene la bassa inflazione e per certi versi la Deflazione possano avere alcuni risvolti positivi per il consumatore (maggior potere di acquisto) complessivamente gli aspetti negativi sono ben superiori. 
La deflazione provoca una compressione del mark-up sul prezzo finale dei beni venduti dalle imprese e di conseguenza provoca meno liquidità e minor profitti per le aziende. Minor profitti provocano inevitabilmente meno produzione complessiva e probabilmente qualche licenziamento per eccesso di capacità produttiva. Questo provoca un aumento inevitabile del tasso di disoccupazione e le persone che rimangono senza lavoro saranno costrette a ridurre le proprie spese, il proprio tenore di vita ed i propri consumi. Ciò provoca un calo della domanda di beni e servizi a livello aggregato e porta ad un nuovo eccesso di produzione che si traduce in una deflazione che si autoalimenta. Deflazione che in questo caso porta anche ad un tracollo della crescita economica e facilmente intuibile ad una Recessione continua finchè il mercato non trova un nuovo punto di equilibrio. La deflazione blocca oltretutto lo spirito imprenditoriale e gli investimenti in quanto il semplice calo dei prezzi delle merci prodotte 2 mesi fa riduce e in molti casi azzera il guadagno sul magazzino dei beni prodotti. 



Ancora più preoccupante è la dinamica dell'Inflation Swap  Forward 5x5 Y. Questo indice esprime le aspettative di inflazione a 5 anni da parte del mercato fra 5 anni. Quest'oggi siamo scesi su nuovi minimi assoluti ( al di sotto dell'1,4%) contro 1,8% registrato a inizio Dicembre 2015. 



A questo punto la Banca Centrale Europea si trova davanti a un nuovo e difficile compito: 1) agire in modo molto massiccio nella prossima riunione del 10 Marzo con questi strumenti in modo da far risalire le aspettative di inflazione nei prossimi anni
- tagliando il tasso sui depositi di 20bps portandolo a -0,50%
- riducendo il tasso ufficiale di riferimento di 10bps e portandolo in territorio negativo a -0,05% ( oggi è a 0,05%) seguendo la banca centrale giapponese che ha portato i tassi a -0,1%
- aumentare la portata del quantitative easing di 20 MLD al mese ( da 60 a 80 mld al mese) 
- aumentare la duration media dei titoli acquistati nell'ambito del quantitative easing. 
- estendere ad altre tipologie di strumenti finanziari gli acquisti ( corporate bond di alto livello di merito creditizio) 

Qualora non agisse in tal senso le aspettative di mercato verrebbero abbassate significativamente e a quel punto anche la credibilità stessa della BCE verrebbe meno e questo porterebbe inevitabilmente a nuove tensioni finanziarie sui mercati azionari e non. 

Oltretutto in alcuni paesi la deflazione è già un problema (ad esempio in Spagna siamo a -0,5% y/y) e questo potrebbe mettere in discussione anche la sostenibilità dei paesi con un elevato debito pubblico. Il debito pubblico italiano ad esempio è a fine 2015 pari a 2169,9 Miliardi di euro ed è pari al 132,8% circa del Pil italiano. Un inflazione stabile al 2- 3% annuo rende molto più sostenibile un debito del genere perchè il Pil nominale si rivaluta.  



martedì 16 settembre 2014

La recessione infinita dell'Italia......


Dal passato spesso si capisce il futuro.... guardando questi titoli di giornali degli anni scorsi viene la pelle d'oca. Sono passati 5 anni da quando l'Italia si è avvitata nella peggiore recessione della sua storia e sono 5 anni che politici e non solo ci assicurano che la ripresa è dietro l'angolo. Purtroppo le aspettative per il futuro non sono assolutamente incoraggianti. 
Le previsioni sulla crescita del Pil italiano di qualche mese fa sono da prendere e buttare dalla finestra. 
Il governo, nel Def di aprile, ha stimato un Pil a +0,8% quest'anno e a +1,3% l'anno prossimo, contro il +1% paventato per il 2014 dello scorso settembre. 
Il rapporto dell'Ocse di ieri è stata una vera doccia gelata. 


Dopo la forte recessione del 2012 e del 2013 (il Pil reale è tornato indietro dell'8,5% dai valori di fine 2007), il 2014 vedrà l'ennesimo anno di recessione per l'Italia con una stima di -0,4%. Ancora più violenta la revisione al ribasso per il 2015 che vede il Pil italiano ad un pallido +0,1% dal +1,1% precedente stimato ad Aprile. Anche l'agenzia Standard and Poor's ha tagliato la stima sul Pil italiano nel 2014, portandola a zero dal +0,5% previsto in giugno.

Come si evince dal grafico sottostante l'Italia è l'unico paese tra i grandi ad accusare una nuova recessione nel 2014 e a stentare nel 2015. 


quest'oggi anche Centro Studi di Confindustria ha tagliato nuovamente le stime del Pil: nel 2014 scenderà dello 0,4% contro il +0,2% calcolato a giugno scorso. Dimezzate le stime per il 2015: il recupero ci sara', ma il Pil crescera' solo dello 0,5% (dal +1% precedentemente stimato).L'inaspettato calo del Pil nel secondo trimestre (-0,2% congiunturale) ha costretto il Csc, negli ultimi Scenari economici, a rivedere al ribasso le stime per quest'anno. Inoltre, nelle nuove previsioni i successivi due trimestri del 2014 registreranno nuovi cali (-0,2% sia nel terzo sia nel quarto).

Nelle nuove stime diffuse oggi, l'inflazione salirà infatti dello 0,3% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015. Le stime di giugno indicavano un aumento dello 0,5% nel 2014 e dello 0,9% nel 2015.


Il debito italiano invece cresce a nuovi record giorno dopo giorno raggiungendo la cifra incredibile di 2169 miliardi di euro. Da notare il balzello negli ultimi 4 anni.... 


In base ai calcoli di confindustria il rapporto debito/pil dovrebbe andare al 137% nel 2014 e al 138% circa nel 2015. 

Provando a stimare un valore di debito a fine 2014 simile a quello attuale e un pil in calo dello 0,4% , e con una inflazione 0% a fine anno, in base alle mie informazioni dovremmo chiudere il 2014 al 139,7% come rapporto Debito/Pil.
Per il 2015 a mio avviso la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. 
La correlazione tra produzione industrale e Pil (GDP) appare evidente. 
L'ultimo dato disponibile parla di una contrazione della produzione industriale dell'1,8% nell'ultimo anno cosa che si traduce in un calo vicino allo 0,5% (occhio e croce) di Pil per i prossimi 12 mesi. Sempre se tutto va bene e non consideriamo il periodo di mal tempo che ha inciso notevolmente sull'Estate e sui consumi degli Italiani e senza considerare alcun impatto dalle sanzioni europee varate verso la Russia. 
In altre parole volendo essere più realistici il pil 2014 si chiuderà facilmente con un -0,6% e il 2015 vedrà nuovamente il segno meno davanti con un -0,2%. 



Se analizziamo l'andamento della produzione industriale dei paesi sviluppati dal 2000 a oggi la situazione appare imbarazzante. Escludendo la Grecia che a causa della Troika ha visto sparire il 30% della propria produzione industriale, l'Italia è sotto di quasi il 22% rispetto ai valori di 14 anni fa! La Germania al contrario è cresciuta di quasi il 25% e l'America del 15%. Lascio a voi ogni commento.


La cosa preoccupante di tutto ciò che lo spread è sceso a 135 bps nei confronti del Bund e mai nella storia il costo degli interessi dei titoli di stato dell'Italia è stato così basso (in termini percentuali). Se l'Italia non è riuscita a riprendersi in un contesto idilliaco sui mercati finanziari con borse salite mediamente oltre il 30% dal 2009 ad oggi e con i rendimenti più che dimezzati sul Btp decennale, che cosa accadrà alla prossima tempesta finanziaria o al prossimo ciclo di rialzo dei tassi varato dalla FED? 


Cosa accadrebbe al Pil italiano e al Rapporto Debito/Pil in quel caso ?
Cosa accadrà ai milioni di italiani che già si trovano sulla soglia di povertà e che rischiano di perdere il lavoro??

Il tempo della speranza è passato, bisogna agire. 
1) Il governo Renzi dopo deve assolutamente varare le riforme strutturali di cui il paese ha bisogno. (in primis la riduzione delle tasse sul lavoro, in modo da attrarre nuovamente gli investitori e rendere più equa la tassazione per chi ad oggi va a lavorare solo per pagare le tasse allo stato e a mala pena arriva a fine mese).
2) Maggior efficientamento della struttura organizzativa pubblica (minori sprechi e maggior investimenti). P.s ma poi i comuni, le province, e quella miriade di costi inutili della macchina governativa non dovevano essere aboliti? 
3) Riforma della magistratura. Ridurre da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati sembra una cosa piuttosto veloce da poter approvare e ridurrebbe la durata dei processi di almeno il 10%, con un enorme risparmio di risorse economiche per non parlare della maggior credibilità del sistema giudiziario italiano. 
4) Sgravi fiscali quasi totali per almeno 5 anni a chi crea una nuova azienda o assume dipendenti a tempo indeterminato. L'esigenza di far ripartire l'economia si attua attraverso il nuovo lavoro e non attraverso nuove tasse che stritolano sempre di più gli Italiani come un cappio al collo fino a farli svenire esanimi a terra senza più speranze e senza più futuro. 

Se tutto ciò non accadrà per l'Italia si prospettano 10 anni disastrosi nel prossimo futuro. 






martedì 14 gennaio 2014

Il Debito Pubblico Italiano segna un nuovo record storico:2104 MLD €


Ormai non fa quasi più notizia ma il debito pubblico italiano ha raggiunto a novembre 2013 un nuovo record storico: 2104,069 Miliardi di euro. 
Come potete osservare dalla tabella sovrastante la crescita del livello complessivo di debito appare sempre più consistente con un incremento di 116 Miliardi di euro dal valore di dicembre 2012, ovvero la bellezza del 5,8% di incremento nei primi 11 mesi del 2013.  
Allungando l'arco temporale di questa analisi dal momento più critico vissuto a Dicembre 2011, quando subentrò il governo tecnico Monti al dimissionario Berlusconi, ad oggi, si può notare che il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 207 miliardi di euro, ovvero del 10,9% in 2 anni!!! 
Parte di questo nuovo debito è spiegato dal sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro: 
la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (EFSF) è stata pari a 6,7 miliardi; i versamenti della terza e quarta tranche della sottoscrizione del capitale dell’European Stability Mechanism (ESM) , effettuati nei mesi di aprile e ottobre, sono stati complessivamente pari a 5,7 miliardi.
Dal 2010 il contributo italiano al sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro è stato pari a 55,1 miliardi, di cui 33,6 miliardi riguardanti la quota dell’Italia dei prestiti dell’EFSF, 11,5 riguardanti la sottoscrizione del capitale dell’ESM e 10,0 miliardi relativi ai prestiti bilaterali in favore della Grecia (la cui erogazione è terminata alla fine del 2011). Detto in altre parole, l'Italia per salvare l'Europa e anche se stessa dalle enormi tensioni finanziarie degli anni scorsi ha versato complessivamente all'Europa un importo pari al 3% del proprio Pil del 2013.  

Nonostante le grandi manovre di austerity, di nuove tasse che hanno portato quasi al collasso la produzione industriale italiana e al crollo dei consumi interni nonchè del potere d'acquisto dei consumatori italiani, nei primi 11 mesi dell’anno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi).

Il governo continua a spendere soldi e a perder tempo da anni, senza riallocare le risorse economiche in modo produttivo ed efficiente disincentivando le imprese ad investire in Italia,  continuando semplicemente ad aumentare le tasse per poter pagare il crescente debito pubblico. Le riforme appaiono sempre più urgenti e mi auguro che verranno effettuati cambiamenti concreti altrimenti  alle nuove generazioni non rimarrà altro che una vita di stenti. (Ai livelli attuali di debito pubblico un italiano nasce con debito procapite di oltre 35mila euro).

In base ai miei calcoli il rapporto debito/pil italiano a fine 2013 dovrebbe attestarsi attorno al 134-134,5% e a fine 2014 al 135,5-136%

E allora se da un punto di vista fondamentale i conti pubblici italiani sono peggiorati vi starete domandando come mai il rendimento dei titoli italiani a 10 anni è tornato al 3,88%? 


1) Politiche monetarie ultra-espansive adottate dalle principali banche centrali mondiali con tassi di interessi rasenti allo 0% che hanno creato una enorme quantità di liquidità (Fed, BCE, Boj) .
2) Forte sostegno da parte di Mario Draghi all'interno della BCE sulla stabilità del sistema europa e dell'Euro.
3) Massicci acquisti da parte degli investitori stranieri,in un contesto sempre più difficile alla ricerca di rendimenti adeguati al rischio. In tal senso basta osservare i fortissimi volumi di acquisto su bond periferici ( Italia e Spagna ) da parte di investitori Giapponesi. 


P.s Buon 2014!, un anno che regalerà molte sorprese, sopratutto in termini di nuove tasse... 







venerdì 1 marzo 2013

I dati macro ci dicono che l'Italia forse è destinata al default



I primi due mesi di questo 2013 sono passati piuttosto velocemente sui mercati finanziari senza gravi ripercussioni sui mercati fino alla scorsa settimana. L'esito incerto delle elezioni politiche Italiane ha riportato la tensione sui mercati azionari ed obbligazionari europei senza tuttavia influire in maniera significativa sugli altri mercati azionari globali più decorrelati  (Usa, Giappone, Bric).
Al di la della completa incertezza politica del nostro paese che potrebbe costarci molti punti di spread e di mancata crescita di Pil per la mancata approvazione di alcune riforme strutturali necessarie per la ripresa economica dell'Italia, gli ultimi dati macro sono a dir poco negativi.

Partiamo dai dati ufficiali: 
Nel 2012 il Pil Italiano è sceso del 2,4% . 
Il Pil Nominale Italiano a fine 2012 è quindi pari a 1.565,916 Miliardi di euro.
Il Debito Pubblico Italiano a fine 2012 è invece pari a 1.988,363 Miliardi di euro.

Il Rapporto Debito/Pil a fine 2012 è quindi pari al 127%. 

Nell'ultimo anno il debito italiano è cresciuto di oltre 90 Miliardi di euro pari al 4,75%, i consumi hanno segnato un calo del 3,9% su anno, con la spesa delle famiglie a -4,3%; gli investimenti fissi lordi crollano dell'8%. Unica componente in aumento l'export con +2,3%, mentre l'import scende del 7,7% mentre la pressione fiscale ha raggiunto un nuovo record storico del 44%.


Sul fronte lavorativo le cose non vanno meglio. Il tasso di disoccupazione è salito all'11,70% ma il dato realmente terrificante è quello riferito al tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto un nuovo record al 38,7% con punte superiori al 50% dei giovani ragazzi del sud italia. 
In tutto ciò il numero degli inattivi risulta pari al 36,1%.

L'indice PMI manifatturiero italiano a febbraio è risultato pari a 45,80 contro delle attese pari a 47,60.  (Un valore di questo indicatore inferiore a 50 indica una fase di recessione dell'economia, valori vicino ai 45 di grave recessione...) 

Cosa ci aspetta per il 2013? 

Le previsioni più ottimistiche parlano di un calo del Pil vicino all'1% ma a mio avviso andremo facilmente in una forchetta tra il -1,4% e il -2% a causa della congiuntura economica mondiale meno favorevole e delle continue politiche di austerity che porteranno all'aumento della pressione fiscale sulle famiglie italiane (aumento dell'1% dell'Iva tra qualche mese) e dall'introduzione di nuove imposte che verranno approvate nel corso del 2013. 

A trainare al ribasso le mie stime sul Pil basta guardare ai dati catastrofici del mercato automobilistico: 
a febbraio le immatricolazioni sono state pari a 108.419 unità , con un calo del 17,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, caratterizzato a sua volta già da una pesante contrazione (-18,6%). Si tratta del peggior febbraio dal 1979 e della diciannovesima flessione a doppia cifra da gennaio 2011.
Il primo bimestre del 2013, si chiude  con una perdita complessiva del 17,3%, pari a 222.406 vetture consegnate, con cali che rappresentano circa il doppio della media europea. In altre parole il mercato automobilistico è tornato indietro di quasi 35 anni!! 

Provando a fare delle stime realistiche sul debito pubblico a fine 2013 (che a mio avviso potrebbe aggirarsi attorno ai 2040 Miliardi di euro) , il rapporto debito/Pil per il 2013 potrebbe superare il 131%, valore difficilmente sostenibile nel lungo periodo a causa della crescente spesa per gli interessi che per il solo 2013 dovrebbe superare i 90 Miliardi di euro. 

In questo scenario la situazione potrebbe facilmente surriscaldarsi anche a causa della completa instabilità politica del prossimo governo cosa che potrebbe riportare un deciso ritorno della volatità sui mercati che già hanno dato alcuni segnali importanti in questa settimana....



Il grafico su base settimanale dell'indice di milano ha dato in settimana due chiari segnali negativi. In primis la rottura ribassista della media mobile a 25 settimane e in secondo luogo l'incrocio ribassista dell'oscillatore Macd. 
L'ultima volta che si era verificato un segnale simile è stato a fine marzo 2012. Nei mesi successivi l'indice italiano passò dai 16000 punti ai 12200 punti toccati nella scorsa estate.... Se queste sono le premesse per il mercato azionario italiano i prossimi 2-3 mesi saranno tutt'altro che positivi. 

P.s. A partire da oggi entra in vigore la Tobin Tax ( qui il dettaglio della normativa)  sul mercato azionario italiano. Cosa cambia? La speculazione intraday sarà esente da questa tassa mentre i poveri cassettisti italiani oltre a perdere in media i loro pochi risparmi dovranno pagare anche lo 0,12% sul controvalore investito.  
W l'Italia. 






lunedì 13 agosto 2012

Arriva Ferragosto ma anche sui mercati la temperatura potrebbe salire...


Sono passati svariati giorni dal mio ultimo post e tornato dalle vacanze estive non posso non augurarvi un buon ferragosto con i vostri amici e parenti con una bellissima foto di un tramonto pugliese. 
Detto questo cerchiamo di analizzare la possibile evoluzione dello scenario macro-economico nelle prossime settimane. 
1) A livello mondiale il rallentamento economico appare sempre più evidente e la crisi economica sembra dilagare a macchia d'olio in tutti i paesi sviluppati ( europa in testa) mentre risulta confermato il marcato rallentamento economico per i Bric.
2) Per quanto riguarda l'Italia gli ultimi dati macro sono piuttosto negativi. 
Il debito pubblico italiano a giugno 2012 ha raggiunto un nuovo record storico a quota 1.972,940 miliardi di euro con un rapporto tra debito e Pil che è così salito al 124%.


Come si può osservare in questa tabella, da fine 2011 il debito pubblico italiano è cresciuto di quasi 75 miliardi di euro, pari ad una variazione del 3,95% rispetto a dicembre 2011.


In base ai miei calcoli, ipotizzando un calo del pil nominale del 2% a fine 2012 e che il debito pubblico italiano a fine 2012 sia pari a quello di giugno (1972,9 Miliardi di euro) , ci troveremmo a fine anno con un rapporto debito/pil pari al 127,4% e del 128,2% per il 2013 (per il quale ho stimato invece un calo del pil nominale dell'1% rispetto al 2012). 

Come si può osservare negli ultimi anni il debito italiano è cresciuto in maniera esponenziale e la situazione anche con il governo tecnico attuale sembra fuori controllo. 
Il dato finale è spaventoso. Negli ultimi 12 anni e mezzo il debito pubblico italiano è passato da 1272,5 miliardi di euro di fine millennio ai 1972 attuali, registrato in pratica una crescita vicina al 52%.



A questi dati macro va segnalato che la quota di debito pubblico detenuta da  non residenti è scesa al 31,7%, dal 45% toccata nel 2011. ( Si parla di un deflusso costante di denaro che solo ad aprile è stata pari a 61 miliardi di euro). 

3) In questi giorni il mercato è stato piuttosto tranquillo, anche perchè quasi tutti i vertici internazionali mondiali sono in ferie e non ci sono state dichiarazioni particolari. Tuttavia sul sole 24 ore di oggi viene riportata questa notizia non proprio rassicurante: 

"Nuova doccia fredda sui sogni di integrazione eueopea e, prima ancora, sulle chance che si attivino quanto prima meccanismi in grado di mettere al riparo Spagna e Italia dalle conseguenze della crisi finanziaria. Infatti, a causa di una nuova causa pendente la decisione della Corte costituzionale tedesca sulla legittimità del fondo salva-Stati Esm e del fiscal compact potrebbe slittare «molto oltre» il 12 settembre prossimo, data entro cui era originariamente attesa. Lo scrive il sito del quotidiano economico tedesco Handelsblatt."

4) Da un punto di vista grafico la situazione appare vicina ad un punto di svolta per l'indice milanese Ftse Mib. 

Osservando il grafico con candele giornaliere risulta evidente l'attuale fase di consolidamento delle quotazioni attorno all'area 14400-14800 punti. L'andamento delle ultime sedute sembrerebbe una tipica figura di inversione ribassista del mercato (evening star) . In tal senso l'eventuale rottura del supporto chiave dei 14400 punti potrebbe innescare nuove prese di beneficio con successivi target a 14200 e successivamente a 14000 punti. 
Nuova positività invece al di sopra dei 14600 con successivi target a 14800 e poi 15000 punti. (Tale  scenario appare a mio avviso meno probabile)


Allargando il grafico su una scala temporale più estesa risulta evidente che il downtrend di lungo periodo non è mai stato intaccato negli ultimi mesi. Infatti i prezzi si sono sempre mantenuti al di sotto della media mobile a 255 giorni ( circa i giorni di borsa aperti in un anno) e l'attuale recupero sembrerebbe soltanto un rimbalzo momentaneo del mercato. 


Infine guardiamo anche il Vix americano (detto anche l'indice della paura): 


Quest'oggi il Vix ha chiuso a quota 13,86 punti, valore che storicamente parlando è estremamente basso. Osservando il grafico si può notare che ogni volta che è stato toccato un valore inferiore a 15 il Vix è tornato a salire violentemente, trascinando al ribasso i vari mercati azionari americani e di conseguenza quelli europei. Va segnalato inoltre che anche lo stocastico dayly ha raggiunto dei valori di ipervenduto molto interessanti sui quali potrebbe essere conveniente provare qualche acquisto di volatilità o contemporaneamente qualche short sull'azionario. 





martedì 17 luglio 2012

La crisi italiana si aggrava! Debito e Spread alle stelle


Sono passati alcuni giorni dal mio ultimo articolo ma la situazione macroeconomica italiana ed internazionale sembra tutt'altro che migliorata.
Il debito pubblico italiano negli ultimi mesi ha continuato a crescere a livelli drammaticamente elevati raggiungendo quota 1966 Miliardi di euro a maggio 2012 (l'equivalente di 32771 euro per ogni italiano). Domanda polemica: ma il governo Monti non doveva tagliare le spese e ridurre il debito pubblico?? 
Come potete osservare nella tabella sottostante da inizio 2012 il debito pubblico italiano è cresciuto di ben 68,3 miliardi di euro ( cioè una variazione del +3,6% rispetto a dicembre 2011). 


Debito Publico Italiano
2012 Variazione mensile
Gennaio 1.935.829 37.883
Febbraio 1.928.200 -7.629
Marzo 1.946.083 17.883
Aprile 1.949.243 3.160
Maggio 1.966.303 17.060
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
Novembre
Dicembre
Variazione 2012 3,60% 68.357


Quest'oggi il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso le nuove proiezioni di crescita in questa tabella, mettendo in risalto un netto rallentamento della Crescita economica a livello mondiale. Come si può osservare l'Area euro chiuderà il 2012 con un calo dello 0,3% del Pil. In particolare saranno l'Italia e la Spagna a subire maggiormente la crisi economica e la recessione, rispettivamente con un -1,5% di Pil per la Spagna e -1,9% di Pil per l'Italia.  



Ipotizzando una caduta (ottimistica) del Pil italiano a fine 2012 del 2% ( in linea con le attuali stime del FMI) ci troveremmo a fine 2012 ( in base ai miei calcoli) con un rapporto debito/Pil del 127% ben superiore a quanto stimato dal rapporto del FMI (125,8% per il 2012 e 126,4% per il 2013). 

Provando a fare delle valutazioni leggermente più pessimistiche, nell'ordine di un calo del Pil a fine 2012 del 3% e dell'1% a fine 2013 (a mio avviso del tutto compatibile con l'attuale crollo dei consumi degli italiani e della fiducia delle famiglie italiane) ci troveremmo con un rapporto debito/Pil del 128,3% a fine 2012 e del 129,6% a fine 2013. 
Tali valori esprimono la reale situazione economica italiana e spiegano perchè i mercati internazionali stiano colpendo i titoli di stato italiani e spagnoli negli ultimi mesi. 
Quest'oggi il rendimento dei titoli decennali italiani è tornato al 6,045% valore lontano dai massimi toccati a novembre scorso ma pur sempre troppo elevato per essere sostenibile nel lungo periodo.




Contemporaneamente lo spread tra titoli italiani e titoli tedeschi a 10 anni è invece tornato su valori estremamente elevati. Dopo aver toccato i 550 punti nell'autunno scorso adesso siamo tornati in area 480/490 punti, valori tutt'altro che rassicuranti. 



Quello che però è a mio avviso la situazione più preoccupante/ paradossale , a seconda dei punti di vista è l'andamento dei rendimenti dei titoli dei paesi "core" a breve termine. In particolare nel grafico sottostante si può osservare che ai livelli attuali i titoli tedeschi a 2 anni offrono dei tassi di interesse nominali negativi, pari a -0,047%. Si avete capito bene, interessi negativi, chi compra titoli tedeschi a 2 anni oggi sa che a scadenza riceverà meno del capitale investito (a meno di situazioni anomale). 
Una situazione analoga vale per i titoli di stato finlandesi, austriaci, francesi e  belgi (con rendimenti che sfiorano lo 0%). I rendimenti dei titoli di stato italiani, spagnoli, portoghesi etc etc con le stesse scadenze sono invece ben superiori al 3%.....



Va sottolineato che stiamo parlando di tassi di interessi nominali e non reali, perchè in quel caso dovremmo sottrarre il tasso di inflazione a questi rendimenti. In quel caso avremmo un rendimento reale dei titoli tedeschi a 2 anni attorno al -2% annualizzato).

Cercando di analizzare questi valori possiamo darne una doppia interpretazione: 
1) il mercato è impazzito e gli investitori preferiscono investire i propri capitali in paesi core a rendimenti negativi piuttosto che investire in paesi periferici ( con rendimenti alti ma rischiosi). In questo caso tutti gli investimenti in titoli di stato francesi, tedeschi, austriaci e finlandesi sarebbero una sorta di grande bolla speculativa destinata a scoppiare a breve e contemporaneamente tutti i titoli dei paesi periferici potrebbero essere una buona opportunità di investimento. 
2) il secondo scenario è invece diametralmente opposto: il mercato ha capito che l'eurozona e l'euro non hanno più di due anni di vita e che i titoli dei paesi core si rivaluteranno quando torneranno in valuta locale e questo compenserebbe i tassi di interessi negativi. 
Ad esempio ipotizzando uno smembramento dell'area euro ed un ritorno alle valute nazionali i titoli tedeschi subirebbero una rivalutazione ( dell'ordine del 10-15%) data dall'apprezzamento del nuovo marco tedesco rispetto all'euro. 
Solo in questo contesto è spiegabile un tasso di rendimento negativo sui vari titoli governativi dei paesi dell'europa centrale. 

Vedremo cosa accadrà ma una cosa è certa: negli ultimi mesi la recessione  sta colpendo sia in italia che negli altri paesi periferici e credo che sia indispensabile per i vari governi effettuare delle scelte politiche volte alla crescita e alla riduzione della disoccupazione (in particolare della disoccupazione giovanile). A mio avviso anche la BCE nelle prossime settimane potrebbe decidere di abbassare ulteriormente il tasso di interesse ufficiale (ad ora allo 0,75%) e/o adottare delle nuove politiche di intervento sul mercato primario/secondario per i titoli di stato dei paesi periferici. Alternativamente la BCE potrebbe anche decidere di varare un nuovo LTRO magari a 5 anni per il sostegno del sistema bancario europeo ( ad oggi in netta difficoltà nonostante i vari interventi del passato) ma credo che sia fondamentale far tornare la fiducia negli investitori internazionali e nelle famiglie che vedono il loro futuro molto incerto. 

In questo contesto piuttosto caldo credo che i prossimi 20 giorni di contrattazione saranno piuttosto turbolenti per i mercati finanziari. 




giovedì 15 marzo 2012

Milano sfiora i 17000 punti ma il Debito Pubblico segna un nuovo record


Chiusura in rialzo a fine giornata per la borsa di Milano. Dopo una giornata ricca di volatilità e di numerosi cambi di tendenza nel finale le quotazioni si sono mosse decisamente al rialzo portando l'indice Ftse Mib a quota 16993 punti in rialzo dello 0,85%. 
Come si può osservare nel grafico sottostante, l'indice italiano si è riportato a ridosso dei massimi della settimana. L'eventuale rottura dei 17050 punti potrebbe innescare nuovi rialzi con target a 17200 punti e successivamente a 17500 punti. Al contrario eventuali prese di beneficio potrebbero riportare l'indice dapprima sui 16800 punti ed eventualmente a 16600 punti. Tuttavia la chiusura sui massimi di seduta lascia intravedere una decisa forza del trend rialzista in atto e la possibile prosecuzione di tale rally azionario. 

In tal senso la rottura intraday dei 1400 punti dell'indice SP500 e dei 13200 punti dell'indice Dow Jones confermano la volontà rialzista dei principali mercati azionari nell'ultimo periodo. Tuttavia va sottolineato che alcuni indicatori iniziano a segnalare situazioni di ipercomprato sugli indici americani (l'indice SP500 è salito di oltre il 30% negli ultimi 5 mesi) e che quando ci sarà un cambio di tendenza potrebbero esserci violenti crolli. Inoltre, se l'indice Dow Jones dovesse chiudere anche oggi in territorio positivo sarebbe la settima seduta consecutiva al rialzo. 

Sul fronte macroeconomico i mercati sembrano aver ignorato i pessimi dati sul debito pubblico italiano relativi a gennaio 2012. La banca d'Italia ha infatti comunicato che è stato registrato un nuovo record per il debito pubblico  che a gennaio ha toccato la soglia di 1.935,829 miliardi di euro, in rialzo di 37,9 miliardi rispetto ai 1.897,946 miliardi registrati a dicembre 2011.
L'istituto ha precisato che l'incremento del debito riflette principalmente l'accumulo delle disponibilità del Tesoro presso la Banca d'Italia (32,6 miliardi), che sono aumentate come avviene regolarmente in questo periodo dell'anno.Sempre a gennaio, riferisce Bankitalia, il fabbisogno dello stato si è attestato a 4,0 miliardi, superiore di 1,5 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2011; ciò è attribuibile principalmente all'incremento della spesa per interessi e al pagamento della quota di competenza dell'Italia dei prestiti erogati dall'Efsf parzialmente controbilanciato dall'incremento delle entrate fiscali e dalla flessione della spesa primaria.
Tale valore a mio avviso è decisamente preoccupante e in base ai miei calcoli il rapporto Debito/Pil a questo punto dovrebbe avvicinarsi al 123,5%! 


lunedì 18 luglio 2011

Ancora un bagno di sangue per il Ftse Mib: -3,06%


Ancora una volta la settimana si apre nel peggiore dei modi per i risparmiatori italiani. A fine seduta il Ftse Mib ha accusato un calo del 3,06% a quota 17885 punti. Molto colpito tutto il settore bancario e assicurativo con molti titoli che sono stati sospesi nel corso della seduta (Unicredit, Intesa San Paolo). 


Già in mattinata questo comunicato era stato poco rassicurante: 

"Borsa Italiana ha comunicato che la negoziazione su alcuni strumenti quotati sui mercati ETF, SeDeX e MOT resterà sospesa per il resto della seduta odierna.Tali strumenti sono sospesi già dalle prime ore della mattina". 

Il mercato è preda in questo momento di ondate speculative e di panico diffuso, dovuto in particolare all'ampliamento dello spread tra Btp e Bund ( salito in questo momento a 330 punti). 

Graficamente la situazione appare compromessa su tutti i time frame considerati, e sembra che il mercato possa ancora continuare a scendere nelle prossime sedute verso i 17500 punti e successivamente verso i 17300 e 17000 punti.Tuttavia, l'elevato livello di ipervenduto raggiunto, potrebbe innescare in ogni momento un importante recupero delle quotazioni.

Da un punto di vista macro, ho realizzato delle tabelle sull'andamento del debito pubblico italiano dal 2000 ad oggi, dando maggior spazio ai dati del 2010 e del 2011. 

Debito Publico Italiano

Valore in €
Variazione annua
Variazione % annua
2000
1.300.341
26.967

2001
1.358.333
57.992
4,46%
2002
1.368.512
10.179
0,75%
2003
1.393.495
24.983
1,83%
2004
1.444.604
51.109
3,67%
2005
1.512.779
68.175
4,72%
2006
1.582.009
69.230
4,58%
2007
1.598.971
16.962
1,07%
2008
1.663.452
64.481
4,03%
2009
1.761.229
97.777
5,88%
2010
1.843.227
81.998
4,66%
mag-11
1.897.472
54.245
2,94%
Variazione 2000-2011

624.098

Variazione % 2000-2011

45,92%



Dal 2000 a maggio 2011 il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 624 Miliardi di euro , pari al 45,92%  .


Pil
Deficit/pil
Debito/pil
2000
1.191.057
2,26%
109,18%
2001
1.248.648
4,64%
108,78%
2002
1.295.226
0,79%
105,66%
2003
1.335.354
1,87%
104,35%
2004
1.391.530
3,67%
103,81%
2005
1.429.479
4,77%
105,83%
2006
1.485.377
4,66%
106,51%
2007
1.546.177
1,10%
103,41%
2008
1.567.851
4,11%
106,10%
2009
1.520.870
6,43%
115,80%
2010
1.548.816
5,29%
119,01%
2011 (stima)
1.566.000
3,46%
121,17%

Nella seconda tabella si può notare che il deficit/Pil è stato sempre positivo in questi ultimi anni e il rapporto debito/pil è salito dal 103,8% del 2004 al 121,1% nel 2011 (valore da me stimato con una crescita del pil dell'1,1% a  fine anno).  



Debito Publico Italiano

2010
Variazione mensile
Gennaio
1.788.196
26.967
Febbraio
1.795.132
6.936
Marzo
1.797.808
2.676
Aprile
1.812.864
15.056
Maggio
1.827.181
14.317
Giugno
1.822.050
-5.131
Luglio
1.838.296
16.246
Agosto
1.843.006
4.710
Settembre
1.844.817
1.811
Ottobre
1.867.398
22.581
Novembre
1.869.924
2.526
Dicembre
1.843.227
-26.697
Variazione 2010

81.998

Guardando in dettaglio l'evoluzione del debito pubblico nel 2010 si può osservare una crescita in tutti i mesi dell'anno tranne in giugno e dicembre (momenti dell'anno in cui bisognava riportare i conti pubblici momentaneamente in ordine). 
Tuttavia nel mese successivo a questi aggiustamenti ( luglio 2010 ) e (gennaio 2011) si è verificata una vera impennata del debito pubblico italiano. Infatti a luglio 2010 il debito è salito di ben 16,2 miliardi e a gennaio 2011 di ben 36,7 miliardi di euro. 

Per la cronaca il debito pubblico a maggio 2011 ha raggiunto il suo nuovo record storico a quota 1897,472 Miliardi di euro. 


Debito Publico Italiano

2011
Variazione mensile
Gennaio
1.879.955
36.728
Febbraio
1.875.972
-3.983
Marzo
1.868.060
-7.912
Aprile
1.890.516
22.456
Maggio
1.897.472
6.956
Giugno


Luglio


Agosto


Settembre


Ottobre


Novembre


Dicembre


Variazione 2011

54.245