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giovedì 24 novembre 2016

In Questo mondo di tassi….in questo mondo di eroi..



Era il 1988 quando Antonello Venditti fece scalpore nella musica italiana con la canzone "In questo mondo di Ladri".... Dopo quasi 30 anni il mercato dei titoli di stato ha vissuto le peggiori 2 settimane degli ultimi 26 anni sia in termini di volatilità sia in termine di perdite assolute. Si stima che a livello globale le perdite siano state vicine ai 2 Trilioni di dollari, ovvero 2000 Miliardi di dollari! 

Gli ultimi 20 giorni sono stati caratterizzati da uno spiccato aumento della volatilità sul mondo tasso. In particolare è stata l’elezione di Donald Trump a scatenare una vera e propria corsa dei rendimenti dei titoli di stato americani che hanno condizionato l’andamento dei tassi a livello mondiale. Dopo la Brexit, da un punto di vista politico ed internazionale appare chiaro che qualcosa sta cambiando e all’orizzonte ci aspettano molte novità nei prossimi mesi/anni.   Rispetto alla campagna elettorale Trump è sembrato da subito più equilibrato e ha parlato subito di alcuni punti chiave che son piaciuti ai mercati azionari:
1) Agevolazioni fiscali e riduzioni delle aliquote fiscali per la classe media americana. Inoltre vuole abbassare le tasse federali sulle imprese dal 35% al 15%, abolire la tassa di successione e fare un condono per un rientro dei capitali dall’estero. 
2) Aumento dei posti di lavoro ( 25 milioni) e aumentare la Crescita del Pil al 3-4% annuo. 
3) Commercio internazionale più protezionistico. 
4) Immigrazione: Costruzione di un muro con il Messico ed espellere 11 milioni di immigrati irregolari.
5) Politica estera: lotta al terrorismo per sconfiggere ISIS e nuovo piano per la sicurezza nazionale portando l’esercito a 540mila unità, 350 navi, 1200 caccia e 36 battaglioni dei marines.

Questa politica economica dovrebbe spingere l’economia e l’inflazione al rialzo e la prima reazione da parte degli investitori è stata da una parte di comprare azionario e dall’altra di vendere titoli di stato. 




Come si può osservare dal grafico sovrastante la reazione dell’indice SP500 è stata impressionante con un rialzo di oltre il 5% nell’ultimo mese. Infatti dopo aver toccato la media mobile a 200 giorni l’indice è rimbalzato superando di slancio i massimi precedenti e portandosi sui nuovi massimi assoluti. Dinamica identica anche per il più famoso indice mondiale Dow Jones Industial Average che si è portato per la prima volta nella storia al di sopra dei 19000 punti e sembra proiettato verso quota 20.000. 
Da inizio 2016 la situazione del mercato azionario mondiale mostra una dispersione di rendimenti molto varia. La palma d’oro spetta sicuramente al mercato brasiliano bovespa che dopo un avvio di anno non particolarmente brillante, ad oggi mette a segno uno stratosferico +43% ( che diventa +71% sommando la rivalutazione del real brasiliano). Molto bene anche l’andamento dell’indice americano Dow Jones che sfiora un rialzo del 10% da inizio 2016 (+12,6% considerando l’apprezzamento del dollaro). Se per il Giappone tutto sommato l’anno non è stato particolarmente entusiasmante ( Tokyo -3,68% che diventa un +5,4% considerato lo Yen) , l’area Euro è sicuramente quella che ha subito le perdite peggiori. L’indice Eurostox sta perdendo circa un 7% da inizio anno ma vi sono notevoli differenze tra paese a paese. La Germania (Dax)  risulta il paese più difensivo con un -0,4% merito del forte movimento del dollaro contro l’euro che permette alle aziende tedesche di esportare molti beni e servizi all’estero. La Francia (Cac40) perde un 2% da inizio anno mentre Madrid ( IBEX) perde circa un 9%. Maglia nera del lotto europeo è l’Italia con un -22,6% a causa del crollo delle banche italiane (con l’indice delle banche italiane che ha perso oltre il 40% da inizio anno). Bene invece Londra che mette a segno un +9% nonostante la Brexit ( -5% considerando il crollo della sterlina).


Sul fronte obbligazionario si è invece scatenata una vera e propria tempesta perfetta. I titoli di stato americani sono saliti ai massimi dell’anno con il decennale americano che ora rende il 2,35%. Il rialzo messo a segno da luglio/agosto è vicino ai 100bps. Notevole anche l’inclinazione della curva americana che ha visto risalire anche i rendimenti sulle scadenze più brevi. Ad esempio i titoli a 2 anni rendono l’1,12%.





Il 5X5 forward Swap è risalito ai massimi da Gennaio al 2,58% (quasi 60bps negli ultimi giorni, e 90 bps dai minimi di luglio). Il Breakeven decennale americano è risalito all’1,95% valore massimo dall’autunno 2014.  




Il recupero delle quotazioni del petrolio passato da 26$ di febbraio ai 48$ attuali al barile si è iniziato a trasferirsi sulle aspettative degli operatori sulle dinamiche di inflazione. La riunione dell’Opec del 30 novembre sarà molto importante in tal senso.


Dal 12 agosto a ieri 23 novembre queste sono le variazioni in Basis Point delle varie curve dei tassi: 



Come si può osservare il movimento è stato molto marcato soprattutto per l’Italia che ha visto i btp soffrire in modo significativo con rialzi superiore ai 100bps sia per la parte centrale della curva (7-10Y) sia per la parte extra-long (30y +115bps). 

Cosa significa tutto ciò? Che se avevate comprato un btp a 30 anni per ferragosto a quasi 130 oggi è circa 20% più in basso a circa 104 ( il 14 novembre aveva toccato quota 99)  E poi dicono che è l’azionario il comparto volatile! 



Se osserviamo la pagina degli spread dei titoli di stato dei principali paesi al mondo emergono alcuni punti salienti: I rendimenti dei titoli a 10 anni di quasi tutti i paesi sono tornati in territorio positivo (a parte la svizzera) . La Grecia è stato l’unico paese che in questa fase ha visto diminuire i propri tassi di interesse e il proprio spread nei confronti della Germania (oggi 666bps). Gli spread periferici sono saliti a livelli che non si registravano da 2 anni, in particolare quello tra BTP e Bund risalito a 180 bps a causa delle tensioni pre-referendum del 4 di dicembre. Ai nuovi record storici anche lo spread tra titoli di stato americani e bund tedeschi (209bps a causa del forte movimento sul dollaro e dal mutato approccio alla politica monetaria da parte della FED e della BCE). Da segnalare anche l’aumento degli spread dei paesi core e semi-core,  emblematico in tal senso l’aumento dello spread tra Francia e Germania a quasi 50 bps dai minimi di 20bps di luglio. 


Osservando il grafico del btp decennale si può osservare come negli ultimi mesi il rendimento sia passato da 1,04% al picco del 2,20% di alcuni giorni fa.  In altri termini un eventuale investitore che avesse comprato sui minimi di rendimento il btp decennale starebbe perdendo oltre il 10%.   

Se ne evince da questi movimenti che al crescere dei rendimenti anche gli spread si sono ampliati e probabilmente per vedere dei cali significativi da questi valori dovremo aspettare importanti tornate politiche e numerosi interventi da parte delle banche centrali.


Per quanto riguarda le aspettative di inflazione in Europa post elezioni di Trump si può osservare una decisa risalita delle quotazioni. L’inflation Swap decennale è risalito a 1,31% mentre a luglio eravano scesi sotto l’1%. L’inflation Swap 5x5 usato da tutti gli operatori di mercato come aspettative di inflazione tra 5 anni per 5 anni è risalito all’1,6% dall’1,25% di questa estate. Si tratta dei livelli più elevati da Gennaio 2015.



Per quanto riguarda lo Spread tra btp e bund si può notare come il livello attuale sia il massimo dal 2014 e sia tornato sui livelli pre-crisi 2011 quando sfiorò i 200 bps. I 200 bps rimangono un livello di guardia estremamente significativo che qualora venisse violato a seguito di un risultato avverso del referendum (vittoria del no?) ed accolto negativamente dal mercato potrebbe innescare una serie di stop loss per portarlo in area 250bps. Considerando che la Bce è molto attenta sul tema e che si tiene pronta a scendere in campo con qualsiasi strumento per mantenere la stabilità del sistema ed evitare una crisi sistemica (parole di Constancio) mi sembra difficile che possa essere valicato tale livello. Al contrario è ipotizzabile che il mercato si sia già orientato su un esito negativo del referendum e che, di conseguenza, lo spread possa tornare in area 150bps nelle prossime settimane qualsiasi sia l'esito del referendum. In tal senso basta pensare a cosa è accaduto nei giorni post referendum Brexit con lo spread che era rientrato rapidamente ad un livello normale di 130bps.  Ad ogni modo, dato lo scenario complessivo sui tassi ed il mutato atteggiamento della Fed, la fase di relativa tranquillità che ha vissuto lo spread negli ultimi 2 anni (spread tra 88bps e 150bps) sembra alle spalle e dovremo abituarci probabilmente ad un nuovo regime di volatilità. 




Per concludere, prima di Natale dovremo seguire con molta attenzione questi eventi…perché il 2016 non è ancora finito e tante cose possono accadere: 
1) 30 Novembre   ( Riunione Opec) 
2) 4 Dicembre (Referendum Costituzionale Italiano) 
3) 4 Dicembre ( Elezioni presidenziali austriache)
4) 5-8 Dicembre ( Corte suprema Britannica si riunisce per valutare art.50 su Brexit)
5) 8 Dicembre ( Meeting BCE in cui potrebbe esserci estensione del quantitative easing) 
6) 14 Dicembre ( Meeting Fed in cui la Yellen dovrebbe alzare i tassi di 25 bps) 

venerdì 20 maggio 2011

I Piigs affossano l'euro e le borse europee: Milano -1,5%

Chiusura in deciso ribasso per tutte le borse europee quest'oggi che hanno accusato cali superiori all'1%. A dine seduta il Ftse Mib ha chiuso a 21236 punti in calo dell'1,50%.  Ad affondare le borse ci ha pensato la società di rating Fitch che ha tagliato il rating della Grecia a ''B+'' a causa delle grandi sfide che attendono il paese nella correzione dei suoi conti pubblici. 
''Il taglio del rating riflette il periodo di difficoltà della Grecia per l'implementazione di radicali riforme fiscali strutturali, necessarie per assicurare la solvenza del paese e solide fondamenta per la ripresa economica''. ''Il rating 'B+' include le attese di Fitch di nuovi finanziamenti a favore della Grecia da parte dell'Unione europea e dall'Fmi, e il fatto che il debito sovrano greco non sarà soggetto di una "ristrutturazione soft" o una "riprogrammazione" che farebbero scattare il rating default da parte di Fitch''.
La società di Rating aggiunge che le prospettive future rimangono negative. 

A livello internazionale la situazione sta diventando piuttosto calda: infatti secondo fonti Svizzere, la Norvegia fermerà ogni ulteriore aiuto finanziario per Atene. La ragione e' che la Grecia non sta assolvendo le sue obbligazioni", ha detto il ministro degli esteri norvegese Jonas Gahr Store al Parlamento. 

Queste notizie hanno provocato notevoli scossoni anche al tasso di cambio euro dollaro che è crollato a quota 1,4185.


A questo punto, la situazione dei Piigs e, sopratutto della Grecia è  letteralmente fuori controllo. Ecco i valori odierni registrati da bloomberg:

Il rendimento dei titoli a 10 anni della Grecia oggi ha raggiunto il 16,57%.
Il rendimento dei titoli a 5 anni della Grecia oggi ha raggiunto il 17,18%.
Il rendimento dei titoli a 2 anni della Grecia oggi ha raggiunto il 25,47%.
Il grafico sottostante mostra lo spread tra titoli di stato della Grecia a 10 anni e titoli tedeschi a 10 anni. 
Come si può osservare nell'ultimo mese si è verificata una salita estremamente preoccupante che ha portato lo spread al nuovo record odierno del 13,51%.




La situazione per gli altri Piigs non è delle migliori e questa è la triste classifica dei rendimenti dei titoli di stato europei più a rischio: 

Il rendimento dei titoli a 10 anni della Grecia oggi ha raggiunto il 16,57%
Il rendimento dei titoli a 10 anni dell'Irlanda oggi ha raggiunto il 10,54%.
Il rendimento dei titoli a 10 anni del Portogallo oggi ha raggiunto il 9,38%
ll rendimento dei titoli a 10 anni della Spagna oggi ha raggiunto il 5,48%
ll rendimento dei titoli a 10 anni dell'Italia oggi ha raggiunto il 4,77%
ll rendimento dei titoli a 10 anni del Belgio oggi ha raggiunto il 4,22%


Il grafico sottostante mostra lo spread tra titoli di stato italiani a 10 anni e titoli tedeschi a 10 anni. Quest'oggi è salito a 1,71%, pari a 171 punti base, il livello più alto degli ultimi tre mesi. 



Da segnalare anche l'aumento di capitale da 5 Miliardi di euro deciso su Intesa San Paolo proprio oggi. Infatti secondo quanto comunicato dal Consiglio di Gestione di Intesa SanPaolo, verranno emesse 3.651.949.408 azioni ordinarie di nuova emissione, del valore nominale di 0,52 euro ciascuna, aventi le stesse caratteristiche di quelle in circolazione e godimento regolare, da offrire in opzione ai soci titolari di azioni ordinarie e a quelli titolari/portatori di azioni di risparmio della società , al prezzo di 1,369 euro per azione, di cui 0,849 euro a titolo di sovrapprezzo, nel rapporto di n. 2 azioni di nuova emissione ogni n. 7 azioni ordinarie e/o di risparmio possedute, per un controvalore massimo nominale complessivo pari a 1.899.013.692,16 euro e per un controvalore massimo complessivo, inclusivo del sovrapprezzo, pari a 4.999.518.739,55 euro. 

mercoledì 11 maggio 2011

L'euro continua a crollare e trascina al ribasso anche Wall Street

Continua inesorabile la discesa dell'euro a causa delle tensioni sui debiti pubblici dei Piigs. Nel giro di pochi giorni il cross euro-dollaro è sceso da 1,49 a 1,4187 in questo momento. Le preoccupazioni sulla tenuta dell'area euro ora iniziano a spaventare anche Wall Street che stasera ha chiuso con gli indici in deciso calo: 
Sp500 -1,11%
Dow Jones - 1,02%
Nasdaq -0,76%

Analizzando l'indice Sp500 sembra che si stia delineando una sorta di doppio massimo decrescente su candele orarie che potrebbe innescare un pericoloso downtrend nelle prossime sedute. 
La rottura della trendline rialzista ( quella segnata in rosso) di questa sera è un chiaro segnale di allerta e l'eventuale rottura dei 1330-1328 punti potrebbe innescare nuove vendite con target intermedio a 1310 punti e successivamente a 1290. 
(
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sabato 7 maggio 2011

La Grecia fuori dall'euro?? Vertice d'emergenza a lussemburgo per evitare il peggio

Secondo il settimanale tedesco Der spiegel la Grecia starebbe pensando di uscire dall'area euro e di reintrodurre la dracma. Le smentite da parte di Atene e degli altri paesi Europei sono arrivate immediatamente ma la verità è che questo rumors è stato preso sul serio dai mercati. Nel giro di due giorni il cross euro dollaro è sceso da 1,492 a 1,43. La violenza e la velocità del crollo della nostra valuta non è assolutamente un buon segnale e credo che la prossima settimana possa tornare in area 1,40. 

Nel supervertice sulla crisi della Grecia che si è tenuto ieri a Lussemburgo, fino a tarda notte, hanno partecipato il ministro dell'Economia italiana Tremonti, al fianco dei colleghi di Francia, Germania e Spagna, del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, degli alti esponenti della Commissione europea, della Bce e naturalmente della Grecia. 
In questo incontro sono state poste fortissime pressioni sulla Grecia  ma non si è parlato , per ora, di ristrutturazione soft del debito pubblico greco. Per ristrutturazione soft si intende un allungamento delle scadenze di cinque anni con partecipazione volontaria dei privati.
L'ipotesi principale ventilata ieri sera è stata un sistema di controllo esterno delle privatizzazioni ma sinceramente ho molti dubbi sulla reale efficacia di questo piano. 
A questo punto il mercato credo dia per scontato l'incremento dei prestiti Ue-Fmi ( fin'ora sono stati prestati già 110 Miliardi di euro ) nei prossimi mesi per altri 40-50 Miliardi di euro. Infatti alla Grecia servono almeno 42,5 Miliardi di euro per rifinanziare i collocamenti a medio-lungo termine in scadenza a partire dal primo trimestre del 2012. 
Sinceramente credo che un'eventuale uscita dall'euro da parte della Grecia ora non sia più attuabile ne ipotizzabile in quanto significherebbe un'immediata svalutazione del 30-40% della nuova dracma greca e un aumento del debito pubblico al 180-200% del Pil. In altre parole sarebbe la fine dell'economia greca e si verrebbero a creare tensioni politiche e sociali che potrebbero sfociare anche in guerra civile. 
Nonostante l'intervento dell'Europa credo che i veri problemi strutturali della Grecia da risolvere siano altri : 
-avanzo primario 
-equilibrio delle partite correnti
-riforme strutturali
-riduzione massiccia degli oneri sul debito ( i tassi di interessi a 2 anni sono al 26%, un valore assolutamente insostenibile , nemmeno per nazioni che crescono ad un ritmo del 10% l'anno. La grecia invece si trova ancora in recessione)
-ritorno delle aste sul mercato ( la Bce e l'Fmi non possono sostenere in eterno le aste greche) 
-deficit ( nel 2010 il deficit/pil greco è stato del 10,5% )
-debito ( nel 2010 il rapporto debito/pil è stato del 142,8%
- crescita economica ( negli ultimi 3 anni il Pil Greco è sempre stato negativo).

Per l'europa la situazione non è molto migliore. La possibilità di un effetto domino sugli altri paesi in difficoltà è piuttosto elevata, sopratutto per Irlanda e Portogallo che già si trovano sul baratro. Qualora vi sia una ristrutturazione soft del debito pubblico greco prima del 30 giugno 2013, quando scadrà il programma di aiuti Ue-Fmi, ho paura che si possa innescare un rischio contagio estremamente grave in tutta europa. Questo perchè ogni paese ha delle notevoli esposizioni verso la Grecia. In questo post troverete le esposizioni delle società italiane ( la grecia spaventa e le borse crollano). 
Inoltre nel caso Grecia si cela un aspetto nascosto molto, molto importante. La credibilità dell'Euro e sopratutto la credibilità dei piani di salvataggi in caso di crisi. 
Se la Ue, dopo aver garantito ai mercati l'assenza di una qualsiasi forma di ristrutturazione del debito greco prima del 1/07/2013, decidesse di rimangiarsi la parola danneggerebbe per sempre la propria credibilità e reputazione nei confronti del mercato sulla capacità di saper risolvere le crisi finanziarie. 
Quello che mi chiedo è come è stato possibile arrivare a questo punto quando già un anno fa in questo post (si apre la settimana decisiva per la grecia) parlavo di "punto di non ritorno oltrepassato" per quanto riguarda la Grecia e iniziavo a preoccuparmi del Portogallo. 
Vi lascio con la tabella aggiornata dei Cds a 5 anni.  Ogni commento a riguardo è superfluo. 



giovedì 5 maggio 2011

Il Petrolio crolla sotto i 100 dollari , Euro dollaro a 1,45 !



Sono passate poche ore dall'articolo precedente ma la situazione delle materie prime sembra aggravarsi di minuto in minuto. 
In questo momento il petrolio scende del 10% a quota 98,63 dollari al barile, stamattina era scambiato a 110 dollari al barile. Sinceramente è la prima volta che mi capita di assistere a crolli del genere e sono senza parole... 
L'argento è in calo in questo momento dell'11% a quota 35. ( In questa settimana è sceso del 28%).


A mio avviso la situazione è fuori controllo e credo che ci sia qualche anomalia dietro questi cali a doppia cifra o qualche grande banca che ha girato tutte le proprie posizioni in un singolo giorno. Ci sono solo 2 parole per spiegare questi crolli: Panic selling
In netto calo anche il cambio euro dollaro sceso sotto quota 1,45 mentre stamattina quotava 1,49. 


martedì 26 aprile 2011

I debiti aumentano ma Wall Street festeggia

Gli ultimi dati macroeconomici parlano chiaro. La situazione dei debiti pubblici dell'area euro è ufficialmente allo sbando:
Italia: L'Italia, nel 2010, ha fatto registrare un rapporto Deficit/Pil al 4,6% e un debito al 119% del Pil. I dati se si confrontano con quelli del 2009 sono piuttosto negativi : Deficit/pil 2009 al 5,4% e debito pari al 116,1 % del Pil. 
In lieve calo la spesa pubblica, che nel 2010 si attesta al 50,5% del Pil, rispetto al 51,8% dell'anno precedente. In leggero ribasso anche le entrate al 46% del Pil rispetto al 46,5% del 2009.
La poco invidiabile classifica dei debiti pubblici dell'area euro è dominata dalla Grecia salita al 142,8% del proprio Pil, mentre l'Italia conquista un onorevole secondo posto con il 119%....A seguire ci sono il Belgio (96,8%), l'Irlanda (96,2%), il Portogallo (93%), la Germania (83,2%), la Francia (81,7%), l'Ungheria (80,2%), il Regno Unito (80%), l'Austria (72,3%), Malta (68%), Paesi Bassi (62,7%), Cipro (60,8%) e Spagna (60,1%). 
A proposito della Grecia l'Eurostat ha comunicato oggi che il deficit/pil greco nel 2010 si e' attestato al 10,5%, oltre le stime del governo di Atene, fissate al 9,4%. Anche il debito, supera le stime governative..... ( casualmente le stime ad Atene sono sempre sbagliate per difetto)
Nel 2009, la Grecia, prosegue Eurostat, ha fatto registrare un deficit/pil al 15,4% e un debito al 127,1%.
Contemporaneamente i rendimenti dei titoli greci hanno registrano nuovi record: i bond a 10 anni hanno toccato il 15% di rendimento mentre il titolo con scadenza a 2 anni ha raggiunto il 24%.
Ovviamente i Cds a 5 anni dei Piigs hanno subito una nuova impennata ed in particolare quelli della grecia:
Grecia  1474 ( nuovo record storico)
Portogallo 668
Irlanda 663
Spagna 250
Italia 155


Nel complesso nel 2010 il deficit/pil nell'Eurozona nel 2010 è calato dal 6,3% al 6%, mentre è aumentato il debito/Pil dal 79,3% all'85,1%. Analogo andamento nella Ue: il deficit scende da 6,8% a 6,4%, il debito aumenta da 74,4% a 80%. Dell'Irlanda il deficit più alto (32,4%).


In una intervista  Jose Manuel Gonzalez-Paramo, membro spagnolo del direttivo della Bce ha detto: 
«Un'eventuale ristrutturazione (attraverso il taglio del valore nominale dei titoli greci ndr.) avrebbe effetti sistemici dalle conseguenze difficilmente calcolabili» ha detto Paramo parlando a un convegno a Cordoba. Il banchiere centrale è convinto che tale eventualità avrebbe «un impatto addirittura più pesante del collasso della Lehman Brothers perché colpirebbe duramente i bilanci degli stati, mettendo in discussione la loro stessa solvibilità. Letale poi sarebbe sarebbe il colpo alla credibilità del sistema creditizio».



Se l'Europa trema l'America non può dirsi certamente serena. La situazione macroeconomica americana rimane estremamente debole e gli ultimi dati sul settore immobiliare lo dimostrano: L'indice Case Shiller è sceso del 3,3% dai livelli di febbraio 2010. Tale indice
esamina le variazioni nel valore (prezzo di vendita) del mercato immobiliare in 20 regioni degli Stati Uniti nello scorso anno.
Illustra quindi la forza del mercato immobiliare americano, che favorisce l'analisi dell'economia nel suo insieme.


Il grafico sottostante preso dal blog  Calculated Risk è molto chiaro e mostra il nuovo indebolimento del mercato americano. 
Se questa la chiamate ripresa economica.....


Al contrario Wall Street festeggia queste notizie portandosi sui nuovi massimi dell'anno: 

Dow jones +0,7% a 12570 punti
Sp500  + 0,8% a 1346 punti 
Nasdaq +0,8% 2848 punti



A milano la situazione rimane invece piuttosto complicata; nonostante il rally di Parmalat (+11% post opa di Lactalis , vedi articolo opa su parmalat a 2,60-euro ad azione) e la corsa di Fiat (+3,5%), l'indice quest'oggi ha chiuso in rialzo dello 0,56% a quota 21932 punti. 
Il mercato rimane compresso in una zona piuttosto ristretta e solo la rottura dei 22000 punti potrebbe innescare nuovi acquisti con target 22200-22300 punti.  Ancora deboli invece i titoli bancari : unicredit ( -0,2%) e intesa (-0,3% )
Vedremo come andrà a finire. 
Come ultima notizia vi segnalo il tasso di cambio euro dollaro arrivato a quota 1,465 ai massimi degli ultimi 16 mesi e il tasso euribor a 3 mesi salito all'1,38% ( mutui più cari per tutti....) . 


giovedì 10 giugno 2010

Milano torna a ruggire: Ftse Mib + 2,5%

Chiusura in netto rialzo per la borsa di Milano quest'oggi. Ecco le variazioni dei principali indici:






NomeUltimo ValoreVar %
FTSE Italia All-Share19.989,27+2,40
FTSE MIB19.391,09+2,53
FTSE Italia Mid Cap22.734,97+1,96
FTSE Italia Small Cap21.263,43+1,49
FTSE Italia Micro Cap21.472,30+0,88
FTSE Italia STAR10.469,19+2,15


La seduta era iniziata molto male con perdite attorno all'1%, ma poi grazie al balzo di Wall Street le quotazioni sono salite con molta violenza nell'ultima parte della giornata. Graficamente parlando la situazione è in netto miglioramento dai giorni scorsi ma per ora è ancora presto per parlare di inversione almeno sull'indice di borsa Milanese. Vedremo a fine giornata se il Dow Jones avrà la forza di chiudere su questi livelli o se scatteranno le vendite sul finale di seduta come nei giorni scorsi. Da segnalare a parte il netto recupero dell'euro nei confronti del dollaro (1,2092) e il miglioramento del rating dell'Estonia a seguito della notizia di ieri dell'imminente ingresso nell'area Euro. 

Per quanto riguarda il nostro indice per domani sarà importante monitorare le resistenze passanti a 19400 e 19500 punti con target finale di 19700 in caso di rialzi. Al contrario in caso di ribassi vedremo un ritorno al supporto passante a  19200 punti e successivamente a 19000 punti. 


mercoledì 9 giugno 2010

Bernanke aiuta le borse....

Giornata all'insegna della volatilità anche oggi per i mercati azionari. Dopo un'apertura in rialzo di oltre un punto percentuale la borsa di Milano era tornata attorno alla parità verso metà seduta. Successivamente l'indice Ftse Mib ha trovato la forza di riportarsi in territorio positivo e complice l'apertura positiva di Wall Street è riuscita a chiudere sui massimi di seduta,  in rialzo del 2% a quota 18912 punti. 


Il presidente della FED Bernanke ha dato il via agli acquisti sugli indici americani dopo le sue dichiarazioni incoraggianti sulla situazione economica americana:
Secondo i dati a disposizione della Fed la crescita americana si attesterà tra il 3,5% e il 4% nel prossimo anno. Inoltre ha specificato che questa crescita sarà possibile grazie alla domanda privata, che pian piano sostituirà lo stimolo fiscale che ha permesso la ripresa dai minimi della crisi del 2008. 
Il presidente della Fed ha anche detto che la crisi europea avrà un impatto limitato sull'America, anche se a mio avviso si sbaglia. 
A seguito di queste dichiarazioni il mercato ha accelerato e al momento l'indice Dow Jones è in crescita del 1,15% a quota 10055 punti. In un primo momento sembrava che l'indice non riuscisse a sfondare quota 10000 punti, ma poi vi è riuscito. Aspettiamo comunque la chiusura serale per delineare un quadro tecnico più approfondito. 
Vorrei sottolineare il netto recupero dell'euro nei confronti del dollaro (1,2059) e il recupero del Petrolio ( 74,77, +3,7% da ieri). 
I mercati invece hanno chiuso occhi e orecchie davanti alla news apparsa sui monitor 30 minuti fa' su Reuters:
A DOMANDA SE SIA CONCEPIBILE UN CAMBIAMENTO DI RATING ANCHE PER USA, RISPOSTA E' SI'
Al momento reputo poco probabile un cambiamento del Rating Americano, ma se ciò avvenisse credo che ci sarebbero nuovi e violenti crolli sui mercati finanziari.... Strano che nessuno abbia pensato di alleggerire le posizioni su questa evenienza.Vedremo...

A Wall Street prove di rimbalzo

Giornata di recupero per la borsa americana quella di oggi. La seduta odierna è stata caratterizzata da numerosi zig-zag e spesso e volentieri l'indice è andato in negativo. Nel finale di seduta però c'è stato un pronto recupero e le quotazioni del Dow Jones sono salite a 9939 punti (+1,26%). Il trend generale rimane ribassista ma possiamo notare una certa tenuta del supporto passante in area 9760-9800 punti. La chiusura vicino ai massimi di seduta è un buon segnale e potrebbe preannunciare una inversione del trend di breve periodo. Anche la volatilità è calata nel finale di seduta ( VIx a 33,70, -7% da ieri). 


Graficamente parlando sembra essersi formato un Hammer ( tipica figura di inversione di trend ). Se consideriamo anche l'elevato livello di ipervenduto raggiunto è lecito attendersi una continuazione di questo impulso rialzista. Il punto di svolta sarà la resistenza posta in area 9960-10000. Vedremo domani se il listino americano troverà la forza di superare questo livello. 
L'euro al momento è in recupero a quota 1,1969 mentre i CDS dell'Italia sono scesi a 236 punti. Per domattina mi attendo un'apertura in buon rialzo per le borse europee, vedremo se il rimbalzo andrà in porto. 

lunedì 7 giugno 2010

Ciao ciao 10000 punti!

Qualche giorno fa la magica soglia dei 10000 punti è stata infranta dal Dow Jones. Quest'oggi il principale listino americano ha provato a riportarsi al di sopra di questo importantissimo livello, ma non c'è riuscito.  Nel finale di seduta poi sono scattate numerose vendite che hanno portato l'indice ai nuovi minimi dell'anno a quota 9816 punti (-1,16% nella seduta odierna). Credo che non rivedremo i 10000 punti per un po' di tempo....
La chiusura sui minimi di giornata conferma il trend ribassista in corso e il nuovo aumento del Vix ( 36,67, +3,4% da venerdì) lascia poche speranze per i prossimi giorni. Tuttavia c'è da segnalare l'elevato livello di ipervenduto raggiunto, che potrebbe permettere un rimbalzo tecnico di una certa importanza a partire dalla giornata di domani. Le incognite rimangono tantissime, e sarà fondamentale un monitoraggio costante per chi volesse fare trading in queste ore. 
Per domani sarà estremamente importante la tenuta dei 9800 punti altrimenti prevedo un rapido ritorno verso il supporto dei 9700 punti ed eventualmente a 9600. In caso di rimbalzo tecnico le prime resistenze passano a 9860 punti e successivamente a 9900. In caso di ulteriori allunghi potremmo assistere ad un ritorno in area 9980-10000, scenario poco probabile dopo la chiusura sui minimi di oggi. 
Si indebolisce anche l'euro nel finale di seduta che scende a 1,1919.  
Domani l'apertura dei mercati europei dovrebbe essere piuttosto negativa, vedremo. 
Buona notte a tutti i miei lettori! 

Nel dubbio si scende ancora...

Giornata di grande incertezza per tutti i listini europei quest'oggi. Dopo un'apertura in netto calo ( Milano era arrivata a perdere il 2%), la situazione in mattinata era nettamente migliorata e ad un certo punto mezza europa era girata in positivo. Milano vantava un progresso dello 0,70% ma dopo l'avvio di Wall Street è tornata in territorio negativo. Nel finale di seduta l'indice ha recuperato qualcosa ma ha chiuso in calo dello 0,55% a quota 18631 punti.  La volatilità è stata padrona oggi e nel giro di pochi minuti molti titoli hanno avuto oscillazioni superiori al 1-2%. Il Vix è salito a quota 36,35 ed è molto difficile  fare una previsione a breve periodo sull'andamento delle quotazioni. 
Per domani i livelli da monitorare sul nostro indice saranno: Le resistenze poste in area 18700 e 18900 punti in caso di rialzo. Mentre in caso di ribasso sarà fondamentale la tenuta dei 18500 punti e successivamente i 18340 punti. L'eventuale rottura di quest'ultimo livello potrebbe portare le quotazioni verso i 18000 punti, ma credo sia poco probabile questo scenario, almeno per domani.

L'indice americano Dow Jones ha provato a recuperare la soglia psicologica dei 10000 punti ma per ora è stato respinto ed è tornato in territorio negativo. Il listino resta molto nervoso ed è lecito aspettarsi sia un rimbalzo di un certo peso, sia un nuovo crollo dopo quello di venerdì scorso. Da segnalare l'ennesimo calo dell'euro a quota 1,1952 ma in mattinata era scivolato sotto quota 1,19.

sabato 5 giugno 2010

Un finale da paura a Wall Street

Giornata da dimenticare per la borsa americana di Wall Street. Il Dow jones nella seduta di venerdì ha perso il 3,15% chiudendo vicino ai minimi di giornata a quota 9931 punti. Come sottolineato negli articoli precedenti non c'è stata nessuna notizia positiva quest'oggi e le quotazioni sono andate al tappeto. Da segnalare l'estrema debolezza in tutta la seduta, non c'è mai stato un timido tentativo di rimbalzo tecnico. La chiusura giornaliera sui minimi di giornata così come la rottura dei 10000 punti sono dei segnali piuttosto importanti di un downtrend in corso molto violento. 
A questo punto il famoso crollo del 6 maggio ( paura a wall street ) non è stato casuale. Non si è trattato di un errore come tutti hanno detto ma di un segnale rivolto a tutti gli operatori, che lo scenario stava cambiando, che le quotazioni sarebbero scese nei mesi successivi. Leggendo un libro ( la Grande Crisi), in cui  venivano raccontate le giornate di passione del crollo del 1929, ho trovato delle analogie nell'andamento delle quotazioni,  piuttosto importanti con quel crollo violento del 6 maggio. Per altri raffronti con il 1929, vi consiglio di leggere questo articolo ( due crisi a confronto ).

Tecnicamente credo sia possibile un ritorno attorno a quota 9800 punti durante la prossima settimana e successivamente anche a 9500 punti. La tensione sui mercati è tornata altissima e l'indice VIX, che in gergo borsistico viene detto l'indice della paura, ieri è salito del 20% a quota 35,99. Raccomando per l'ennesima volta, tanta prudenza per le operazioni long di lungo periodo.
Come se non bastasse, i CDS di molti paesi europei sono andati alle stelle:
Le variazioni percentuali sono relative solamente alla giornata di venerdì. Sono variazioni altissime ma è tutto vero.  

Ungheria 400 (+29%)  
Austria  107 (+38%) 
Slovenia 98 (+22%)
Romania 373 (+21%)
Grecia 764
Portogallo 358
Ucraina 630
Italia 290  

In questo scenario da incubo, l'euro è sprofondato sotto quota 1,20, ai minimi degli ultimi 4 anni, a quota 1,1966. La speculazione internazionale sta spingendo verso la parità tra euro e dollaro e credo che il supporto passante in area 1,15-1,16 sia fondamentale per le prossime settimane.