Visualizzazioni totali

martedì 18 novembre 2014

Allarme bolla speculativa a Wall Street


Un grafico a volte vale più di mille parole.....
Come potete osservare l'indice americano SP500 dal 1980 è passato da 100 punti ai 2051 della chiusura odierna ( nuovo record assoluto). Parliamo di un rialzo vicino al 2000% in meno di 35 anni. La cosa sorprendente di questo rialzo è la performance stellare degli ultimi anni. 
Dai minimi di marzo 2009 l'indice azionario SP500 è salito da 666 punti al valore odierno di 2051 punti di oltre il 300% in meno di 5 anni! Parliamo di un rendimento medio annuo superiore al 60% per il principale listino azionario mondiale per chi avesse avuto il coraggio di investire i propri soldi al culmine della crisi. 
Graficamente risulta evidente con analisi su barre mensili, che  mai nella storia si era raggiunto un simile livello di ipercomprato sul mercato (Linea orizzontale tracciata sul macd mensile) e che appare sempre più vicino il momento di inversione di questo trend fortemente rialzista degli ultimi anni.
Analizzando l'indice su un time frame più breve come nel grafico sottostante tracciato con candele giornaliere appare ancora più evidente il forte ipercomprato raggiunto dall'indice. 




Un valore così elevato del Macd dayly non veniva registrato da maggio 2013, momento che in quel caso ha rappresentato un massimo annuale per oltre 2 mesi. La distanza dei prezzi dalla media mobile a 200 ( passante in area 1930) e l'incredibile violenza rialzista che ha caratterizzato l'indice nell'ultimo mese mi lascia particolarmente perplesso sulla possibile prosecuzione nel breve periodo di questo trend rialzista. Molto probabile una breve e salutare correzione delle quotazioni dopo un rialzo dai minimi del 15 ottobre (1820punti) superiore al 12,5% in poco più di un mese. 

Personalmente assumerei un atteggiamento di estrema prudenza sui mercati azionari dopo un movimento così marcatamente rialzista e proverei qualche short tattico con stop loss sopra i 2061 punti. Oltretutto il finale di seduta odierno non è stato particolarmente brillante e la candela di chiusura odierna potrebbe preannunciare una fase di debolezza nei prossimi giorni sull'indice americano. Se a questo aggiungiamo che la Fed ha completato il proprio piano di espansione monetaria del proprio bilancio e che nel corso del 2015 avvierà un nuovo ciclo di rialzo dei tassi di interessi, non sarei sorpreso da un repentino aumento della volatilità durante il prossimo anno. 


  

martedì 16 settembre 2014

La recessione infinita dell'Italia......


Dal passato spesso si capisce il futuro.... guardando questi titoli di giornali degli anni scorsi viene la pelle d'oca. Sono passati 5 anni da quando l'Italia si è avvitata nella peggiore recessione della sua storia e sono 5 anni che politici e non solo ci assicurano che la ripresa è dietro l'angolo. Purtroppo le aspettative per il futuro non sono assolutamente incoraggianti. 
Le previsioni sulla crescita del Pil italiano di qualche mese fa sono da prendere e buttare dalla finestra. 
Il governo, nel Def di aprile, ha stimato un Pil a +0,8% quest'anno e a +1,3% l'anno prossimo, contro il +1% paventato per il 2014 dello scorso settembre. 
Il rapporto dell'Ocse di ieri è stata una vera doccia gelata. 


Dopo la forte recessione del 2012 e del 2013 (il Pil reale è tornato indietro dell'8,5% dai valori di fine 2007), il 2014 vedrà l'ennesimo anno di recessione per l'Italia con una stima di -0,4%. Ancora più violenta la revisione al ribasso per il 2015 che vede il Pil italiano ad un pallido +0,1% dal +1,1% precedente stimato ad Aprile. Anche l'agenzia Standard and Poor's ha tagliato la stima sul Pil italiano nel 2014, portandola a zero dal +0,5% previsto in giugno.

Come si evince dal grafico sottostante l'Italia è l'unico paese tra i grandi ad accusare una nuova recessione nel 2014 e a stentare nel 2015. 


quest'oggi anche Centro Studi di Confindustria ha tagliato nuovamente le stime del Pil: nel 2014 scenderà dello 0,4% contro il +0,2% calcolato a giugno scorso. Dimezzate le stime per il 2015: il recupero ci sara', ma il Pil crescera' solo dello 0,5% (dal +1% precedentemente stimato).L'inaspettato calo del Pil nel secondo trimestre (-0,2% congiunturale) ha costretto il Csc, negli ultimi Scenari economici, a rivedere al ribasso le stime per quest'anno. Inoltre, nelle nuove previsioni i successivi due trimestri del 2014 registreranno nuovi cali (-0,2% sia nel terzo sia nel quarto).

Nelle nuove stime diffuse oggi, l'inflazione salirà infatti dello 0,3% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015. Le stime di giugno indicavano un aumento dello 0,5% nel 2014 e dello 0,9% nel 2015.


Il debito italiano invece cresce a nuovi record giorno dopo giorno raggiungendo la cifra incredibile di 2169 miliardi di euro. Da notare il balzello negli ultimi 4 anni.... 


In base ai calcoli di confindustria il rapporto debito/pil dovrebbe andare al 137% nel 2014 e al 138% circa nel 2015. 

Provando a stimare un valore di debito a fine 2014 simile a quello attuale e un pil in calo dello 0,4% , e con una inflazione 0% a fine anno, in base alle mie informazioni dovremmo chiudere il 2014 al 139,7% come rapporto Debito/Pil.
Per il 2015 a mio avviso la situazione rischia di peggiorare ulteriormente. 
La correlazione tra produzione industrale e Pil (GDP) appare evidente. 
L'ultimo dato disponibile parla di una contrazione della produzione industriale dell'1,8% nell'ultimo anno cosa che si traduce in un calo vicino allo 0,5% (occhio e croce) di Pil per i prossimi 12 mesi. Sempre se tutto va bene e non consideriamo il periodo di mal tempo che ha inciso notevolmente sull'Estate e sui consumi degli Italiani e senza considerare alcun impatto dalle sanzioni europee varate verso la Russia. 
In altre parole volendo essere più realistici il pil 2014 si chiuderà facilmente con un -0,6% e il 2015 vedrà nuovamente il segno meno davanti con un -0,2%. 



Se analizziamo l'andamento della produzione industriale dei paesi sviluppati dal 2000 a oggi la situazione appare imbarazzante. Escludendo la Grecia che a causa della Troika ha visto sparire il 30% della propria produzione industriale, l'Italia è sotto di quasi il 22% rispetto ai valori di 14 anni fa! La Germania al contrario è cresciuta di quasi il 25% e l'America del 15%. Lascio a voi ogni commento.


La cosa preoccupante di tutto ciò che lo spread è sceso a 135 bps nei confronti del Bund e mai nella storia il costo degli interessi dei titoli di stato dell'Italia è stato così basso (in termini percentuali). Se l'Italia non è riuscita a riprendersi in un contesto idilliaco sui mercati finanziari con borse salite mediamente oltre il 30% dal 2009 ad oggi e con i rendimenti più che dimezzati sul Btp decennale, che cosa accadrà alla prossima tempesta finanziaria o al prossimo ciclo di rialzo dei tassi varato dalla FED? 


Cosa accadrebbe al Pil italiano e al Rapporto Debito/Pil in quel caso ?
Cosa accadrà ai milioni di italiani che già si trovano sulla soglia di povertà e che rischiano di perdere il lavoro??

Il tempo della speranza è passato, bisogna agire. 
1) Il governo Renzi dopo deve assolutamente varare le riforme strutturali di cui il paese ha bisogno. (in primis la riduzione delle tasse sul lavoro, in modo da attrarre nuovamente gli investitori e rendere più equa la tassazione per chi ad oggi va a lavorare solo per pagare le tasse allo stato e a mala pena arriva a fine mese).
2) Maggior efficientamento della struttura organizzativa pubblica (minori sprechi e maggior investimenti). P.s ma poi i comuni, le province, e quella miriade di costi inutili della macchina governativa non dovevano essere aboliti? 
3) Riforma della magistratura. Ridurre da 45 a 30 i giorni di ferie per i magistrati sembra una cosa piuttosto veloce da poter approvare e ridurrebbe la durata dei processi di almeno il 10%, con un enorme risparmio di risorse economiche per non parlare della maggior credibilità del sistema giudiziario italiano. 
4) Sgravi fiscali quasi totali per almeno 5 anni a chi crea una nuova azienda o assume dipendenti a tempo indeterminato. L'esigenza di far ripartire l'economia si attua attraverso il nuovo lavoro e non attraverso nuove tasse che stritolano sempre di più gli Italiani come un cappio al collo fino a farli svenire esanimi a terra senza più speranze e senza più futuro. 

Se tutto ciò non accadrà per l'Italia si prospettano 10 anni disastrosi nel prossimo futuro. 






venerdì 21 febbraio 2014

Disuguaglianza economica e disuguaglianza sociale: come la crisi ha reso i poveri più poveri e i ricchi ancora più ricchi.


Sono anni ormai che si parla di crisi economica, di crisi finanziarie, di crisi bancarie, di spread, di debito pubblico e di disuguaglianza sociale ma leggendo gli ultimi dati sembra che la crisi abbia solamente ampliato i divari tra le varie classi sociali. 
Osservando in questi giorni cosa accade in Venezuela, cosa accade in Ucraina vien da riflettere su ciò che potrebbe accadere in futuro in Europa, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi perchè secondo un rapporto del World Economic forum il divario tra i cittadini più ricchi e quelli più poveri è il principale fattore di rischio che ha la maggiore probabilità di causare gravi danni al livello globale nel prossimo decennio. 
Secondo un report di JP Morgan nel 1980 l'1% dei contribuenti più ricchi rappresentava il 9% del Pil. Nel 2006 questo 1% rappresentava il 23% del PIL!!!.  
In altre parole significa che il 40% della popolazione più povera ha visto scendere la propria percentuale dal 18% al 14%.

Analizzando un altro documento di Credit Suisse che si sofferma invece sulla ricchezza complessiva e non solo sul reddito prodotto dalle persone più ricche al mondo, viene una sincope: 
circa 28 milioni di persone (lo 0,6% della popolazione mondiale circa) detiene il 39% della ricchezza totale del mondo ( qualcosa come 89,5 Trilioni di dollari) . Un trilione equivale a 1000 Miliardi di dollari . Per la cronaca il debito pubblico italiano è superiore ai 2000 MILIARDI di EURO. 

Alternativamente il dato può anche essere letto così: 
Il 69% più povero della popolazione mondiale (oltre 3,2 Miliardi di persone) detiene il 3,3% dell'intera ricchezza complessiva mondiale. 

La disuguaglianza mondiale è quindi enormemente cresciuta in questi anni di crisi finanziaria in quanto nel 2010 la ricchezza dei più ricchi valeva 1077 volte quella dei più poveri mentre nel 2013 siamo saliti a 1315 volte. 

Per la cronaca va sottolineato un aspetto riguardo alle politiche monetarie adottate dalla Fed, dalla BCE che hanno si tranquillizzato i mercati e le borse ma non hanno sortito nessun effetto sull'economia reale e sopratutto sul 99% della popolazione.  
I recenti rialzi di borsa (dai minimi del 2009 sp500 è quasi triplicato di valore) e gli incredibili guadagni realizzati su titoli obbligazionari,spread,materie prime e tassi di cambio, sono finiti quasi esclusivamente nelle mani di quell'1% della popolazione mondiale. 
Infatti il 93% dei guadagni derivanti dall'inversione di tendenza in atto nell'economia americana sono finiti nella mani dell'1% più ricco, che negli ultimi anni hanno visto crescere i propri redditi in media dell'11,2% mentre quelli del rimanente 99% della popolazione sono scesi dello 0,4%. ( Studio dell'università di Berkeley di Emmanuel Saez e Thomas Piketty.) 


E In Italia come va? 
Tra il 2011 e il 2012 i milionari in Italia sono cresciuti di altre 127.000 unità mentre tra il 2007 e il 2012 la ricchezza delle famiglie italiane si è erosa del 9%. 
Tra il 2005 e il 2013 il numero di poveri in italia è raddoppiato. Secondo l'istat il 15,8% delle persone vive in condizioni di povertà relativa e l'8% in condizioni di povertà assoluta. Il 42,5% delle famiglie non è in grado di far fronte a una spesa improvvisa e il 29,9% delle persone residenti in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale. 

A questo punto mi sembra chiaro e lampante che sia urgente una riforma a livello mondiale sulla tassazione delle rendite finanziarie (anche al 30%), una riforma a livello dei salari minimi ( per dare maggiore equità sociale) e di quelli massimi (ci sono alcuni manager delle principali banche mondiali che dopo aver quasi fatto fallire quelle banche nella crisi del 2008-2009 portano a casa decine e decine di milioni di dollari all'anno in stock options come ricompensa per aver utilizzato i soldi degli altri per rischiarli sul mercato...). 

Cosa scrivono in questi giorni i vari analisti per le valutazioni delle varie aziende in america: i profitti hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni, in alcuni casi da decenni. Questo è frutto in particolare della riduzione dei salari e delle prestazioni sociali offerti ai lavoratori.  Peccato che nell'economia mondiale non ci siano più persone lungimiranti come Henry Ford che passò alla storia per la decisione di raddoppiare il salario ai propri dipendenti per permettere loro di acquistare l'auto da loro prodotta. 
Magari Marchionne ci farà un pensierino? Ridurrà il proprio salario? Aumenterà quello dei propri dipendenti???? 
Al giorno d'oggi chi lavora riesce a mala pena a fare la spesa e a pagare l'affitto di casa. Come si può pensare al futuro, al creare una famiglia in queste condizioni??

La cosa più opportuna è ridare lavoro, dignità e sopratutto maggiore uguaglianza economica alle categorie che sono state letteralmente spolpate da questa crisi in particolare i giovani. 

Incrociamo le dita perchè la nave sta affondando! e se non siete quell'1% della popolazione, iniziate a preoccuparvi e far valere i vostri diritti. 




lunedì 27 gennaio 2014

La storia si ripete?


Questa immagine risale a qualche giorno fa' ma ora inizia a far riflettere. Negli ultimi giorni l'indice Americano Sp500 è sceso di quasi 70 punti dai massimi da 1850 punti ai 1781 punti della chiusura odierna. Facciamo una breve analisi dell'indice americano partendo dai grafici di lunghissimo periodo.
Usando candele mensili appare più evidente la fase di incredibile ipercomprato che caratterizza il mercato americano. Un inclinazione simile si era verificata solo tra il 1995 e il 2000 quando l'Sp500 riuscì a triplicare il suo valore salendo da 500 punti a oltre 1500 punti in meno di 5 anni. ( Un rialzo simile si verificò negli anni precedenti alla crisi del 29 sul Dow Jones) . Dai minimi del 2009 l'indice americano è passato da 666 punti ai massimi storici di 1850 punti registrati poche settimane fa. Osservando il macd mensile si può osservare che un valore simile fu registrato nei mesi precedenti al grande crollo del 2000-2003! 



Riducendo l'arco temporale di riferimento agli ultimi 5 anni osservando i movimenti di mercato con candele settimanali si può osservare che ogni volta che sono stati toccati questi valori di Macd il mercato ha subito una piccola correzione ( almeno tra il 5% e il 10%) e stiamo considerando uno dei più forti uptrend della storia dell'Sp500.  


Abbassando il time frame della nostra analisi a candele dayly si può osservare nettamente che il trend di breve e di medio periodo sull'indice americano è chiaramente passato da positivo a negativo ( rottura della media a 20 e a 50 giorni) . L'eventuale cedimento dei 1760 punti potrebbe riportare le quotazioni rapidamente a 1740 punti e successivamente al test della media a 200 giorni attorno ai 1700 punti. Per gli amanti degli oscillatori si può notare una chiara divergenza ribassista sul macd dayly a fine dicembre 2013. Infatti a seguito dei nuovi massimi storici toccati dal mercato il valore registrato dal macd è stato nettamente inferiore a quello toccato sui massimi precedenti di prezzo, cosa che faceva preannunciare qualche presa di beneficio sul mercato. 



E guardando alcuni titoli da un punto di vista fondamentale ( qualche giorno fa) come Facebook, società che valeva oltre 141 miliardi di dollari ( 1/4 di tutta la Borsa di Milano per darvi un parametro di riferimento),  non vi sembra che un P/E di 136,9 volte sia un tantino troppo? A me ricorda tanto la bolla di internet del 2000.... e se tra 5 anni nessuno usasse più Facebook e ci fosse un altro social network in grado di catturare l'attenzione di tutti?? 



P.s E se Wall Street prende il raffreddore che succede all'Europa? 
Negli ultimi 10 giorni è successo questo: 

Spx -4,2%
Ftsemib -3,85%
Eurostoxx 50 -4,86%. 


Occhio ai grafici e alle medie mobili !!! 

martedì 14 gennaio 2014

Il Debito Pubblico Italiano segna un nuovo record storico:2104 MLD €


Ormai non fa quasi più notizia ma il debito pubblico italiano ha raggiunto a novembre 2013 un nuovo record storico: 2104,069 Miliardi di euro. 
Come potete osservare dalla tabella sovrastante la crescita del livello complessivo di debito appare sempre più consistente con un incremento di 116 Miliardi di euro dal valore di dicembre 2012, ovvero la bellezza del 5,8% di incremento nei primi 11 mesi del 2013.  
Allungando l'arco temporale di questa analisi dal momento più critico vissuto a Dicembre 2011, quando subentrò il governo tecnico Monti al dimissionario Berlusconi, ad oggi, si può notare che il debito pubblico italiano è cresciuto di oltre 207 miliardi di euro, ovvero del 10,9% in 2 anni!!! 
Parte di questo nuovo debito è spiegato dal sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro: 
la quota di competenza dell’Italia dei prestiti erogati dall’European Financial Stability Facility (EFSF) è stata pari a 6,7 miliardi; i versamenti della terza e quarta tranche della sottoscrizione del capitale dell’European Stability Mechanism (ESM) , effettuati nei mesi di aprile e ottobre, sono stati complessivamente pari a 5,7 miliardi.
Dal 2010 il contributo italiano al sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro è stato pari a 55,1 miliardi, di cui 33,6 miliardi riguardanti la quota dell’Italia dei prestiti dell’EFSF, 11,5 riguardanti la sottoscrizione del capitale dell’ESM e 10,0 miliardi relativi ai prestiti bilaterali in favore della Grecia (la cui erogazione è terminata alla fine del 2011). Detto in altre parole, l'Italia per salvare l'Europa e anche se stessa dalle enormi tensioni finanziarie degli anni scorsi ha versato complessivamente all'Europa un importo pari al 3% del proprio Pil del 2013.  

Nonostante le grandi manovre di austerity, di nuove tasse che hanno portato quasi al collasso la produzione industriale italiana e al crollo dei consumi interni nonchè del potere d'acquisto dei consumatori italiani, nei primi 11 mesi dell’anno le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 339,1 miliardi (di cui 31,2 nel mese di novembre), in lieve calo rispetto a quelle dello stesso periodo del 2012 (340,7 miliardi).

Il governo continua a spendere soldi e a perder tempo da anni, senza riallocare le risorse economiche in modo produttivo ed efficiente disincentivando le imprese ad investire in Italia,  continuando semplicemente ad aumentare le tasse per poter pagare il crescente debito pubblico. Le riforme appaiono sempre più urgenti e mi auguro che verranno effettuati cambiamenti concreti altrimenti  alle nuove generazioni non rimarrà altro che una vita di stenti. (Ai livelli attuali di debito pubblico un italiano nasce con debito procapite di oltre 35mila euro).

In base ai miei calcoli il rapporto debito/pil italiano a fine 2013 dovrebbe attestarsi attorno al 134-134,5% e a fine 2014 al 135,5-136%

E allora se da un punto di vista fondamentale i conti pubblici italiani sono peggiorati vi starete domandando come mai il rendimento dei titoli italiani a 10 anni è tornato al 3,88%? 


1) Politiche monetarie ultra-espansive adottate dalle principali banche centrali mondiali con tassi di interessi rasenti allo 0% che hanno creato una enorme quantità di liquidità (Fed, BCE, Boj) .
2) Forte sostegno da parte di Mario Draghi all'interno della BCE sulla stabilità del sistema europa e dell'Euro.
3) Massicci acquisti da parte degli investitori stranieri,in un contesto sempre più difficile alla ricerca di rendimenti adeguati al rischio. In tal senso basta osservare i fortissimi volumi di acquisto su bond periferici ( Italia e Spagna ) da parte di investitori Giapponesi. 


P.s Buon 2014!, un anno che regalerà molte sorprese, sopratutto in termini di nuove tasse... 







mercoledì 4 dicembre 2013

La fine del risparmio e dell'auto in italia...


Caro risparmiatore italiano anche se tu non lo sai i tuoi risparmi sono sempre più a rischio! Perchè? Semplice oltre ai soliti problemi dell'affidabilità e della solidità delle banche italiane (su cui preferisco stendere un velo pietoso anche perchè senza LTRO di Draghi non so quante banche sarebbero rimaste in piedi) esiste una piccola patrimoniale in arrivo dal 1 gennaio 2014 di cui si parla ancora molto poco. 
Come riporta questo articolo del sole 24 ore  dal 1 gennaio 2014 ( salvo cambiamenti alla camera dei deputati dell'ultima ora) l'imposta di bollo sugli strumenti finanziari passerà dall'attuale 0,15% allo 0,20%. Come sapete questa imposta è nata sotto il governo Monti che nel 2012 visto la situazione di crisi aveva introdotto una aliquota dello 0,10% poi aumentata nel 2013 allo 0,15% ed ora arriverà allo 0,20% con un bel prelievo fisso (minimo) di 34,20 euro a conto corrente. Cosa significa tutto cio? 
Se ad esempio avete 10.000 euro sul conto correte a fine anno pagherete ben 34,20 euro allo stato e probabilmente visto gli attuali tassi di interessi sulla liquidità ( 0- 0,1%) vi ritroverete a fine anno con meno soldi di quelli lasciati a fine 2012 solo per tenerli in banca. In altre parole state pagando la banca e lo stato per tenere i vostri soldi. 

E se consideriamo le spese di tenuta conto, le spese per la carta di credito, le spese per l'utilizzo del bancomat a quanto arriviamo? Facendo una stima sommaria sottodimensionata parliamo di almeno altri 50 euro all'anno. A conti fatti se avete una cifra attorno ai 10.000 euro tenendo i soldi in banca perdete quasi l'1% del vostro capitale all'anno, senza considerare l'effetto inflazione che erode il vostro potere di acquisto. E per chi ha meno di 10.000 euro sul conto correte va ancora peggio in termini percentuali....

Facciamo una altra ipotesi.Volete investire i vostri 10.000 euro in un BTP a 10 anni (che ad oggi rende il 4,15%). Ipotizzando che il vostro investimento vada a buon fine da qui a fine 2013 con un rendimento dell'operazione del 4,15% dovrete pagare lo 0,20% per comprare i BTP (commissioni medie di un conto corrente online) e un altro 0,20% per venderlo. In questo caso il rendimento dell'operazione scende dal 4,15% al 3,75%. Su questo 3,75% però dovete pagare il 20% di imposta sul capital gain e quindi il vostro rendimento netto scende al 3,10%.  Aggiungeteci le spese citate nel primo esempio stimate nell'1% e arriviamo ad un fantastico 2,10% con tutti i rischi del caso. Cosa significa tutto ciò? L'investitore retail italiano è morto, non ha più alcun senso fare piccoli investimenti considerando la volatilità a cui è esposto e che gran parte dei guadagni vanno alle banche e allo stato. Fate voi le opportune valutazioni.....


Fin qui abbiamo parlato di banche ma ora parliamo dei nuovi 4 scatti sulle accise sui carburanti previsti nei prossimi 4 anni. Si parla di una vera stangata da 30 centesimi in più a litro per gli automobilisti che nei prossimi anni spenderanno qualcosa come 730 euro di più all'anno . 


L'impatto sull'economia reale di questa manovra sarà terribile, aumento dell'inflazione del carrello della spesa dell'italiano medio e di tutte le merci che viaggiano su gomma con ulteriore riduzione del potere d'acquisto delle famiglie italiane e un incremento della popolazione vicina alla soglia di povertà. 
E non parliamo del settore automobilistico che rischia un tracollo epocale. Anni fa l'auto veniva utilizzata anche per svago e per divertimento, il mercato contava vendite di milioni di autovetture all'anno e negli ultimi anni tra la crisi economica mondiale e l'aumento spropositato delle accise sui carburanti si è tornati di colpo alla produzione degli anni 70. A questo punto credo che si voglia distruggere completamente il tessuto produttivo italiano su tutti i fronti e devo ricredermi sulle stime di Pil dell'Italia per il 2014 di qualche giorno fa' abbassandole ad un pallido (+0,1%/+0,2%) sempre se non ci saranno ulteriori novità fiscali....

martedì 26 novembre 2013

Ripresa nel 2014? Forse, ma non chiamiamola ripresa....


Sono passati ben 5 anni da quando la crisi ha colpito l'Italia e  guardando il grafico sovrastante ( fonte:  http://www.soldionline.it/infografiche/andamento-del-pil-trimestrale-italiano-dal-2007) si può notare come l'effettivo calo del prodotto interno italiano dal 2007 è nell'ordine del 9,1%!!
In base agli ultimi dati disponibili il 2014 dovrebbe essere finalmente il primo anno in cui vedremo il segno + davanti al dato sul Pil. Il governo nell'ultimo DEF stima una crescita del PIL italiano per il 2014 dell'1%. 
Una decina di giorni fa il Fondo Monetario Internazionale (IMF) ha stimato che nel 2013 il Pil dell'Italia dovrebbe scendere dell'1,8% ( mesi fa stimava solo 1%...) e nel 2014 dovrebbe tornare a salire dello 0,7% contro una crescita dell'area euro dell'1% e del mondo del 3,6%. 


La settimana scorsa l'Ocse è stato ancora più conservativo stimando una crescita per il Pil Italiano dello 0,6% per il 2014 confermando invece i target sull'Europa e sulla crescita globale previsti dal IMF. 


A mio avviso c'è il concreto rischio che per un motivo o per un altro a fine 2014 ci troveremo a parlare di una crescita davvero ridicola (+0,2/ +0,4%) se il tessuto industriale italiano continuerà a sciogliersi come neve al sole e a lasciare a casa migliaia di lavoratori che a sua volta saranno costretti a ridurre i propri consumi. Per non parlare della crescente pressione fiscale (record in tutta europa) che costringe gli italiani a ridurre le proprie spese per far fronte agli impegni tributari (imu,tares, aumento delle accise sui carburanti, etc, etc,). Volendo trascurare il problema inflazione (negli ultimi mesi si sta avviando una pericolosa disinflazione in europa, sopratutto nei paesi periferici che potrebbe sfociare in deflazione... e tutti sanno cosa è successo al Giappone in seguito....) sarei estremamente sorpreso di una crescita del PIL 2014 per l'Italia superiore allo 0,5%. 
Ad ogni modo parlare di uno zero virgola dopo un tracollo del 9,1% negli ultimi 6 anni non è ripresa, è soltanto una frenata durante il peggior crollo economico dell'Italia da quando esistono le statistiche. Sarebbe necessario far circolare i miliardi di euro presi in prestito dalle banche tramite LTRO regalati dalla Bce a un tasso irrisorio (0,25%) per far ripartire realmente l'economia. Continuare con queste politiche di austerity non serve a nulla se non a peggiorare la congiuntura economica e il governo dovrebbe avere il coraggio di compiere scelte importanti per la vera ripresa economica, a partire dalla riallocazione delle risorse economiche dalle pensione d'oro verso i giovani laureati in cerca di occupazione passando sopratutto per quelle famose riforme strutturali che il paese attende da oltre 20 anni. 
Ci sono stati governi di destra e di sinistra al potere, governi tecnici, governi para-tecnici, sembra ogni volta tutto cambi ma in fondo non cambia nulla...compreso il nostro amaro futuro. 

mercoledì 23 ottobre 2013

Corsi e ricorsi storici...24 ottobre 1929 ...24 ottobre 2013...

“Le cause del disastro sono tutte nell’orgia speculativa che lo precedette”
 John Kenneth Galbraith – Il grande crollo

Domani è il 24 ottobre 2013 , un giorno come tanti direte voi.... ma per gli appassionati di mercati finanziari non è così. Esattamente 84 anni fa , giovedì 24 ottobre 1929 vi fu una delle peggiori giornate borsistiche della storia di Wall Street e il giorno seguente queste erano le copertine di tutti i giornali. 


Tutti sanno cosa accadde nei mesi e negli anni successivi a quel fatidico giovedì e nessuno si augura che la storia si ripeta, anche perchè l'indice Dow jones perse quasi il 50% nei successivi 2 anni ....


Quello che però nessuno sottolinea è quale fu la straordinaria crescita dei valori azionari della borsa americana negli anni precedenti il grande crollo. Dal 1925, in circa 4 anni e mezzo l'indice Dow jones salì del 158% conseguendo un rendimento medio nel periodo selezionato del 24% annuo! 


Dai minimi di marzo 2009 l'indice sp500 (ormai vero punto di riferimento dell'equity americano e mondiale), in 4 anni e mezzo è salito del 155%  realizzando una performance media annua del 22,47%. Ipotizzando di aver reinvestiti i dividendi nell'indice si raggiunge una rendimento complessivo del 181% e del 25,1%annuo!!


Domani è 24 ottobre 2013 ed è giovedì..... e ieri l'indice Sp500 ha toccato i nuovi massimi storici superando per la prima volta i 1750 punti.

Il vix ( l'indice della paura) dopo aver toccato nuovi minimi torna a crescere oltre quota 13.

In tutto ciò quest'oggi l'indice FtseMib ha chiuso la peggior seduta da agosto 2013 con un calo del 2,4% e sotto la soglia psicologica dei 19000 punti.Graficamente si può osservare come l'indice si sia scontrato contro la resistenza chiave di 19500 punti e sembrerebbe proiettato quanto meno sulla media mobile a 20 periodi in area 18500 punti con possibili estensioni fino a 18000 punti fino alla media mobile a 50 giorni. Da segnalare anche l'imminente taglio ribassista del macd dayly che di certo non è un bel segnale.



giovedì 4 luglio 2013

Indipendence day : il punto della situazione sui mercati


Domani è 4 luglio e in America si festeggia come al solito l'Indipendence Day. A mercati chiusi cerchiamo di fare il punto della situazione sui mercati dopo il primo semestre 2013.

Dopo una prima fase dell'anno molto positiva per tutte le varie asset class  che avevano registrato ottime performance (equity, bond, titoli governativi, high yield) è arrivata una brusca correzione nel mese di maggio che ha colpito indistintamente tutto il mercato.
Il classico detto di borsa " sell in may and go away" anche per quest'anno è stato rispettato ma ha colpito in tempistiche e modalità piuttosto differenti:



A partire da inizio maggio i titoli governativi americani a 10 anni hanno iniziato ad accusare un calo piuttosto significativo che nel corso del mese ha assunto proporzioni importanti anche a causa delle dichiarazioni più conservative della Fed ( riduzione del quantitative easing a fine 2013 quando la disoccupazione americana scenderà sotto la soglia chiave del 7%). Dai  massimi di fine aprile il calo del t-bond 10y è stato superiore al 6% e ha scatenato tutte le vendite su tutto il mondo tasso a livello internazionale. 


Anche il mitico bund decennale tedesco (da tutti considerati un porto sicuro) ha accusato il colpo con una perdita vicina al 5% dai massimi registrati a fine aprile. 


In questo contesto il nostro caro future sul btp decennale è passato da 117,50 di fine aprile ai 109,75 della chiusura di oggi. 


Per quanto riguarda il principale listino azionario mondiale ( sp500) si può notare che il 22 maggio 2013 dopo aver toccato nuovi massimi storici a 1687 punti era fuoriuscito dalle bande di bollinger dando avvio a una piccola fase correttiva che lo ha riportato fino ai 1560 punti nel giro di un mese a cui è seguito un recupero che lo ha portato fino ai 1615 punti di questa sera. 


Ben peggio ha fatto il listino italiano Ftsemib che dopo aver segnato un doppio massimo decrescente annuale è passato dai 17000 punti ai 15000 punti di qualche giorno fa. L'eventuale rottura del canale ribassista segnalato dalla seconda linea rossa (area 14900-15000) sarebbe estremamente negativo e in tal caso cercherei di mantenere una posizione piuttosto prudente sul mercato italiano. 

Per quanto riguarda la seconda metà dell'anno mi aspetto una fase ancora incerta per i mesi estivi caratterizzati come al solito da bassi volumi e volatilità piuttosto elevata (non mancano di certo le news in tal senso: crisi di governo in portogallo, crisi in egitto e rally del petrolio, grecia in bilico tra nuovi aiuti dall'europa e pressioni della troika, mancanza di manovre significative per la crescita del governo italiano, incertezze sulle manovre delle banche centrali ( fed e bce in primis ma anche boj), incertezza sulla ripresa economica in europa (dati macro ancora molto negativi con il pil italiano che se tutto va bene farà -2% a fine 2013,  etc etc).


Vi lascio infine con il grafico dayly dello stoxx.. come potete notare la rottura della media 200 giornaliera (linea blu) ha invertito, per ora, la tendenza di lungo periodo che ora è dunque al ribasso. 

Dopo un pullback da manuale sulla media l'indice ha aperto quest'oggi direttamente in gap down.... 
Vedremo cosa accadrà ma se queste sono le premesse, l'estate ( nonostante le temperature piuttosto miti ) sarà piuttosto calda sui mercati finanziari.....




venerdì 1 marzo 2013

I dati macro ci dicono che l'Italia forse è destinata al default



I primi due mesi di questo 2013 sono passati piuttosto velocemente sui mercati finanziari senza gravi ripercussioni sui mercati fino alla scorsa settimana. L'esito incerto delle elezioni politiche Italiane ha riportato la tensione sui mercati azionari ed obbligazionari europei senza tuttavia influire in maniera significativa sugli altri mercati azionari globali più decorrelati  (Usa, Giappone, Bric).
Al di la della completa incertezza politica del nostro paese che potrebbe costarci molti punti di spread e di mancata crescita di Pil per la mancata approvazione di alcune riforme strutturali necessarie per la ripresa economica dell'Italia, gli ultimi dati macro sono a dir poco negativi.

Partiamo dai dati ufficiali: 
Nel 2012 il Pil Italiano è sceso del 2,4% . 
Il Pil Nominale Italiano a fine 2012 è quindi pari a 1.565,916 Miliardi di euro.
Il Debito Pubblico Italiano a fine 2012 è invece pari a 1.988,363 Miliardi di euro.

Il Rapporto Debito/Pil a fine 2012 è quindi pari al 127%. 

Nell'ultimo anno il debito italiano è cresciuto di oltre 90 Miliardi di euro pari al 4,75%, i consumi hanno segnato un calo del 3,9% su anno, con la spesa delle famiglie a -4,3%; gli investimenti fissi lordi crollano dell'8%. Unica componente in aumento l'export con +2,3%, mentre l'import scende del 7,7% mentre la pressione fiscale ha raggiunto un nuovo record storico del 44%.


Sul fronte lavorativo le cose non vanno meglio. Il tasso di disoccupazione è salito all'11,70% ma il dato realmente terrificante è quello riferito al tasso di disoccupazione giovanile che ha raggiunto un nuovo record al 38,7% con punte superiori al 50% dei giovani ragazzi del sud italia. 
In tutto ciò il numero degli inattivi risulta pari al 36,1%.

L'indice PMI manifatturiero italiano a febbraio è risultato pari a 45,80 contro delle attese pari a 47,60.  (Un valore di questo indicatore inferiore a 50 indica una fase di recessione dell'economia, valori vicino ai 45 di grave recessione...) 

Cosa ci aspetta per il 2013? 

Le previsioni più ottimistiche parlano di un calo del Pil vicino all'1% ma a mio avviso andremo facilmente in una forchetta tra il -1,4% e il -2% a causa della congiuntura economica mondiale meno favorevole e delle continue politiche di austerity che porteranno all'aumento della pressione fiscale sulle famiglie italiane (aumento dell'1% dell'Iva tra qualche mese) e dall'introduzione di nuove imposte che verranno approvate nel corso del 2013. 

A trainare al ribasso le mie stime sul Pil basta guardare ai dati catastrofici del mercato automobilistico: 
a febbraio le immatricolazioni sono state pari a 108.419 unità , con un calo del 17,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, caratterizzato a sua volta già da una pesante contrazione (-18,6%). Si tratta del peggior febbraio dal 1979 e della diciannovesima flessione a doppia cifra da gennaio 2011.
Il primo bimestre del 2013, si chiude  con una perdita complessiva del 17,3%, pari a 222.406 vetture consegnate, con cali che rappresentano circa il doppio della media europea. In altre parole il mercato automobilistico è tornato indietro di quasi 35 anni!! 

Provando a fare delle stime realistiche sul debito pubblico a fine 2013 (che a mio avviso potrebbe aggirarsi attorno ai 2040 Miliardi di euro) , il rapporto debito/Pil per il 2013 potrebbe superare il 131%, valore difficilmente sostenibile nel lungo periodo a causa della crescente spesa per gli interessi che per il solo 2013 dovrebbe superare i 90 Miliardi di euro. 

In questo scenario la situazione potrebbe facilmente surriscaldarsi anche a causa della completa instabilità politica del prossimo governo cosa che potrebbe riportare un deciso ritorno della volatità sui mercati che già hanno dato alcuni segnali importanti in questa settimana....



Il grafico su base settimanale dell'indice di milano ha dato in settimana due chiari segnali negativi. In primis la rottura ribassista della media mobile a 25 settimane e in secondo luogo l'incrocio ribassista dell'oscillatore Macd. 
L'ultima volta che si era verificato un segnale simile è stato a fine marzo 2012. Nei mesi successivi l'indice italiano passò dai 16000 punti ai 12200 punti toccati nella scorsa estate.... Se queste sono le premesse per il mercato azionario italiano i prossimi 2-3 mesi saranno tutt'altro che positivi. 

P.s. A partire da oggi entra in vigore la Tobin Tax ( qui il dettaglio della normativa)  sul mercato azionario italiano. Cosa cambia? La speculazione intraday sarà esente da questa tassa mentre i poveri cassettisti italiani oltre a perdere in media i loro pochi risparmi dovranno pagare anche lo 0,12% sul controvalore investito.  
W l'Italia. 






martedì 22 gennaio 2013

La crisi è finita o almeno i mercati stanno scontando questo


Sono passate alcune settimane dal mio ultimo post e il mercato è drasticamente cambiato nell'ultimo periodo. Cerchiamo di fare il punto della situazione dopo le ultime evoluzioni dei vari mercati internazionali. 

1) La crisi europea sembra volgere al termine, i mercati stanno scontando la fine del contagio dei paesi dell'area euro periferici e i rendimenti dei titoli di stato a 10 anni sono scesi violentemente su valori più accettabili e sostenibili rispetto a quelli di un anno fa'.


Le variazioni dell'ultimo anno parlano chiaro con un vero e proprio crollo dei tassi di interessi della Grecia ( da oltre il 30% al 10,45% odierno) del Portogallo ( dal 14% al 6,095 odierno) e dell'Italia ( dal 6,25% al 4,23% di oggi). Miglioramenti significativi anche per Francia, Germania e Spagna ( che potrebbe essere la vera sorpresa del 2013 ) .

A dir poco sorprendente la performance messa a segno dal btp decennale italiano da quanto si è insediato il governo Monti è passato dal 75 al 4,22% odierno. ( In altre parole un investitore che avesse comprato i btp nei giorni di tensione di novembre 2011 avrebbe realizzato un guadagno vicino al 30%...) 

2) Osservando il grafico sottostante del rendimento del btp decennale appare evidente che siamo tornati su dei livelli che non si vedevano da ottobre 2011 e la tendenza sembra proiettare tale rendimento attorno al 3,80%-4% di rendimento (valore strutturale di lungo periodo e a mio avviso sostenibile per l'attuale situazione economica dell'Italia). 



3) Per quanto riguarda gli indici azionari la situazione è stata a dir poco positiva nell'ultimo trimestre del 2012 e anche in questa prima parte del 2013. 


L'indice azionario americano Sp500 dopo aver violato al rialzo i precedenti massimi del 2011 sembra essere proiettato verso i 1500 punti e successivamente sui suoi massimi assoluti storici in area 1560 punti. Nonostante vi sia un elevata fase di ipercomprato il mercato rimane tonico e non ci sono segnali preoccupanti di ritorno di volatilità sui mercati anzi....
Osservando il grafico del Vix ( l'indice della paura) si può notare che alcuni giorni fa è stata violata al ribasso un importantissimo supporto statico ( in area 13,3 punti), rotto il quale si è assistito a un drastico calo della volatilità sui mercati. E al calo della volatilità si sa è associato un rialzo dei prezzi azioanari. 


Allungando l'orizzonte temporale di riferimento si può osservare che il Vix è tornato ai livelli del 2007, cioè in una fase naturale del ciclo economico e dei mercati finanziari. Forse siamo davvero in una nuova era di volatilità ( che a questo punto potrebbe tornare verso un livello strutturalmente naturale tra i 10 e i 12 punti ) simile a quella presente nel grafico sottostante dal 2005 in poi. Questo segnale è a mio avviso la vera svolta degli ultimi mesi e mi lascia molto più fiducioso per il 2013. 



Per quanto riguarda l'indice Italiano Ftse Mib va segnalato la formazione di un testa spalle di lungo periodo che avrà il suo punto di svolta attorno ai 18000 punti. L'eventuale rottura di questo valore potrebbe innescare una violenta accelerazione con successivi target in area 20000 e finale attorno ai 22000 punti. 


Osservando i grafici non si può non essere ottimisti sul 2013 e pensare che la crisi economica stia per finire. In genere i mercati anticipano la fine della crisi di circa 9 mesi e se i minimi sono stati toccati a metà del 2012 probabilmente inizieremo ad osservare dei dati macro in miglioramento già a partire dal 2 trimestre del 2013. 

Al momento tuttavia i numeri della disoccupazione in europa sono ancora tutti negativi ma si spera valga il detto dall'abisso non si può che risalire....